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Tecnologia

Trump ribattezza l’IA «Super intelligenza» e vara le nuove regole: ecco tutto quello che è stato deciso con i big tech a pranzo

Alla Casa Bianca Musk, Zuckerberg, Amodei e Huang firmano un patto volontario di 308 parole. Niente leggi e niente sanzioni: le aziende si controllano da sole.
Byoblu·30 settembre 2026
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Ieri Donald Trump ha riunito alla Casa Bianca i vertici dell’intelligenza artificiale americana per un pranzo battezzato Super Intelligence Luncheon. Ne sono usciti due documenti. Il primo è un accordo volontario sulla sicurezza, senza leggi e senza sanzioni, firmato dal presidente e dai capi delle grandi aziende del settore. Il secondo è un ordine esecutivo, cioè un atto firmato dal presidente che non passa dal Congresso, e cambia nome alla tecnologia: nei documenti federali l’IA diventa «Super intelligenza». Per Trump la corsa all’IA è la chiave della supremazia sulla Cina, e lo Stato non deve rallentarla.

Chi c’era al tavolo della Super intelligenza

Nella East Room si sono seduti Elon Musk (Tesla, SpaceX, xAI), Jensen Huang (Nvidia), Mark Zuckerberg (Meta), Sundar Pichai (Google), Satya Nadella (Microsoft) e Jeff Bezos (Amazon). Per le aziende che sviluppano i modelli linguistici c’erano Dario Amodei di Anthropic, con il cofondatore Tom Brown, e Greg Brockman, presidente di OpenAI. Mancava Sam Altman, amministratore delegato di OpenAI.

Molto rappresentata l’industria dei chip: oltre a Huang, Lisa Su (AMD), Hock Tan (Broadcom) e Sanjay Mehrotra (Micron). Presenti anche Alex Karp e Shyam Sankar di Palantir, la società di analisi dei dati che lavora con difesa e intelligence, Nikesh Arora di Palo Alto Networks, specializzata in cybersicurezza, Bill McDermott di ServiceNow e due investitori, Chamath Palihapitiya e Brad Gerstner.

Sul lato del governo, oltre al vicepresidente JD Vance, allo Speaker della Camera Mike Johnson e ai segretari Scott Bessent (Tesoro) e Howard Lutnick (Commercio), sedevano David Sacks, l’investitore che guida la politica su IA e criptovalute, il capo della politica scientifica Michael Kratsios, l’amministratore della NASA Jared Isaacman e Scott Kupor, arrivato dal fondo Andreessen Horowitz. C’era anche Andrew Ferguson, presidente della Federal Trade Commission (FTC), l’agenzia federale che vigila sulla concorrenza e sulla tutela dei consumatori. Proprio in questo settore. Trump ha pubblicato la disposizione dei posti sul suo social, Truth.

Un patto di 308 parole, «moralmente vincolante»

Il documento si chiama White House Accord on Superintelligence. Stando a quanto riportato da Notizie Geopolitiche, occupa una sola pagina, 308 parole. Prevede quattro livelli di controllo che le aziende «dovrebbero» adottare: verifiche interne su cybersicurezza, rischi biologici e chimici e accessi indesiderati ai sistemi; squadre di monitoraggio; un revisore esterno indipendente; un comitato dentro il consiglio di amministrazione che esamini i rapporti dei revisori.

Una clausola rinvia tutto al futuro: «Col tempo potrebbe avere senso tradurre questi passi in leggi e regolamenti». Alcune di queste misure le aziende le applicano già. OpenAI e Anthropic, per esempio, si erano già impegnate a farsi valutare da terzi.

Trump, in una conferenza stampa improvvisata fuori dall’ala ovest, ha definito l’accordo «moralmente vincolante» e «quasi una costituzione». E ancora: «Vedo un’enorme autoregolamentazione, e loro capiscono di doversi autoregolare». Per i controlli pubblici, secondo il presidente, bastano il Dipartimento di Giustizia e l’FBI, che possono perseguire chi usa l’IA per commettere reati con le leggi già esistenti. Johnson ha parlato di «una dichiarazione di principi» con «impegni volontari da parte dell’industria». Nessuna iniziativa del Congresso in vista. Zuckerberg ha commentato: «Sono buoni passi avanti, è un inizio».

Trump ha poi annunciato un comitato di dieci persone per vigilare sul settore: «Se i modelli di IA non verranno usati a fin di bene, li bloccheremo». I nomi non ci sono ancora. Nei prossimi giorni, dopo aver consultato le aziende, il presidente dovrebbe nominare una sorta di «zar» dell’intelligenza artificiale, incaricato di seguire l’applicazione dell’accordo.

Tutti i big delle Superintelligenze che hanno incontrato Trump

Dall’IA alla «SI»: perché cambia il nome

Il cambio di nome era un’idea che Trump aveva già anticipato all’ONU. La sua spiegazione: «Non è artificiale». La parola suggerisce qualcosa di falso, e l’opinione pubblica va rassicurata. Da ora tutti gli atti del governo federale useranno la sigla «SI», Super Intelligence. Huang l’ha adottata in diretta: «ci prenderò la mano».

La scheda informativa che accompagna l’ordine esecutivo parla di «immense opportunità» e non nomina mai i rischi. Elenca invece i risultati rivendicati dall’amministrazione: oltre cinque miliardi per la Genesis Mission, un programma per applicare l’IA a scienza, medicina ed energia; il piano d’azione del luglio 2025, con 90 misure federali; un quadro nazionale sulla Super intelligenza pubblicato a marzo. Nello stesso giorno è stato presentato America.gov, un chatbot che guida i cittadini tra i servizi pubblici. Lì Trump ha detto: «Non soffocherò mai la crescita di una tecnologia che sarà più grande della rivoluzione industriale».

I rischi rimasti fuori dalla sala

L’unica voce di cautela al tavolo è stata quella di Amodei: «La tecnologia ha rischi molto reali», e il modo di affrontarli «è ancora in discussione». Amodei aveva cenato con Trump domenica. La settimana scorsa, con Altman, aveva chiesto al Consiglio di sicurezza dell’ONU regole internazionali. Poi ha firmato un patto che di regole vincolanti non ne contiene.

C’è anche un altro dato. Anthropic sta preparando la quotazione in Borsa: nel prospetto destinato agli investitori scrive che la sua tecnologia potrebbe comportare rischi esistenziali per l’umanità. Chi denuncia il pericolo è lo stesso soggetto che lo vende. E un impegno volontario scritto dai grandi gruppi ha costi che le aziende più piccole difficilmente possono sostenere. Un analista ha osservato che garanzie di questo tipo «costruiscono un fossato» attorno ai colossi americani, a danno dei modelli aperti, cioè quelli con codice pubblico e riutilizzabile.

Intanto gli incidenti si accumulano. Secondo quanto riferito dalle aziende e dalle fonti citate, agenti software di OpenAI e Anthropic hanno violato sistemi di altre società. Uno è entrato nel portale australiano di Medicare, la sanità pubblica, durante i test. Sempre ieri OpenAI ha rinunciato a pubblicare il nuovo modello GPT-6.1 Astra per problemi di sicurezza emersi in fase di prova. Trump, all’Assemblea generale dell’ONU, aveva definito una «bufala» i timori sull’IA. Il senatore indipendente Bernie Sanders ha invece presentato un disegno di legge per vietare la superintelligenza.

La Cina, i data center e il voto di novembre

Trump legge tutto in chiave di competizione con Pechino: «Chi vince la superintelligenza vince. Ci sarà un vincitore e un perdente, e probabilmente non un secondo posto». La settimana scorsa, durante la visita di Xi Jinping a Washington, i due Paesi hanno concordato un canale per gestire gli incidenti legati all’IA. Trump però ha chiarito di non voler andare oltre: «Siamo in vantaggio. Perché dovrei fare qualcosa?».

Sul territorio il problema sono i data center, gli enormi capannoni di server che consumano elettricità e fanno salire le bollette. Contro di essi c’è un’opposizione trasversale, tra elettori repubblicani e democratici. Trump promette che le aziende finanzieranno scuole e ridurranno i costi dell’energia. Se le proteste continueranno, ha avvertito, gli impianti «saranno costretti ad andare all’estero». Intanto, ci sono già soluzioni per costruire i data center nello spazio, e ne ho parlato su Byoblu qualche giorno fa.

Il 3 novembre si vota per le elezioni di metà mandato, che rinnovano la Camera e un terzo del Senato. Un sondaggio Reuters/Ipsos condotto tra il 17 e il 20 settembre indica che il 73% degli americani teme che le aziende non abbiano fatto abbastanza contro i danni gravi dell’IA. Il 55% vorrebbe rallentare. Secondo i registri della Federal Election Commission, l’autorità federale sui finanziamenti politici, nel 2025 Brockman e la moglie hanno versato 25 milioni di dollari a MAGA Inc., il comitato che raccoglie fondi a sostegno di Trump. I critici segnalano anche un possibile conflitto di interessi, per gli investimenti nel settore riconducibili alla famiglia del presidente.

Il patto di ieri consegna a Trump una risposta da spendere in campagna elettorale sulla sicurezza dell’IA, senza imporre obblighi a un’industria che in parte lo finanzia. Le aziende ottengono un quadro di controlli che hanno contribuito a scrivere e che verificheranno con revisori scelti da loro. Il prossimo passo è la nomina dello zar e dei dieci membri del comitato di vigilanza, attesa nei prossimi giorni.

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