— 📻 Radio Byoblu Iscriviti alla newsletter✉ Newsletter Petizioni 👤 Area utente ♥ Sostieni
Il primo blog di informazione indipendente
Ultim'ora
byoblu
Esteri

Uccidere Trump, «voci nella testa»: arrestato armato a Washington

Il venezuelano senza documenti aveva un AR-15, una MAC-10 e una Glock in un pick-up rubato. Il Secret Service: crescono i casi di disagio psichico
Byoblu·07 novembre 2026
Esteri — Byoblu
🔊 Ascolta l’articolo

Un uomo con tre armi da fuoco in un’auto rubata è stato arrestato giovedì sera, poco prima di mezzanotte, a pochi passi dalla Casa Bianca. Secondo il Dipartimento per la Sicurezza interna (DHS), agli agenti del Secret Service avrebbe detto di aver sentito «voci nella testa» che gli ordinavano di venire a Washington e di uccidere Donald Trump. Si chiama Ronny Yordrix Guanipa Chrinos ed è venezuelano. Stando al DHS, è entrato illegalmente negli Stati Uniti dal Texas nel marzo 2024.

Armato vicino alla Casa Bianca: AR-15, MAC-10 e Glock nel pick-up

La sequenza è ricostruita nella denuncia depositata alla Superior Court del Distretto di Columbia. Un agente di pattuglia nota un Ford F-150 blu fermo su Constitution Avenue, lungo il complesso presidenziale. Una fonte delle forze dell’ordine colloca il punto all’altezza dell’Ellipse, il parco a sud della residenza. L’agente bussa al finestrino e chiede all’uomo se sta bene e se ha armi. Lui annuisce e mima una pistola con le dita.

Sceso dal veicolo, l’uomo parla con gli investigatori attraverso Google Translate: «Ho la pistola perché hanno provato a uccidermi con quella, e ho dovuto togliergliela; è nella borsa marrone». Nel pick-up, che risulta rubato, gli agenti trovano una pistola mitragliatrice MAC-10, una pistola Glock 43x, un fucile AR-15 e decine di proiettili.

È accusato, fra l’altro, di trasporto illegale di armi, detenzione di armi e munizioni non registrate, porto di pistola e di fucile senza licenza, uso non autorizzato di un veicolo, furto e ricettazione. Ieri è comparso per la prima volta davanti al giudice. Resta detenuto senza cauzione, in custodia dello US Marshals Service.

«Voci nella testa» per uccidere Trump: comunicato e denuncia a confronto

La frase sulle voci e sull’ordine di uccidere il presidente compare nel comunicato del DHS. Come riporta ABC News, l’affidavit depositato in tribunale non la contiene. Il documento giudiziario registra invece il racconto di un uomo convinto di aver strappato l’arma a chi voleva ucciderlo. Entrambe le versioni descrivono uno stato di forte alterazione. I capi d’accusa riguardano le armi e l’auto.

Secret Service, la Casa Bianca come calamita per chi è in crisi

Il direttore del Secret Service, Sean Curran, ha rivendicato la capacità degli agenti di «disinnescare una situazione volatile che rappresentava una minaccia imminente per le persone sotto la nostra protezione e per altri americani». L’episodio, ha aggiunto, riflette «l’ambiente di minaccia elevato in cui operiamo» e il «numero continuo di individui armati attratti dal complesso della Casa Bianca».

Il dato più rilevante arriva dallo stesso Secret Service. Il servizio segnala un aumento significativo dei casi legati alla salute mentale attorno alla residenza presidenziale. Secondo i funzionari, la presidenza funziona da punto di attrazione simbolico per persone in queste condizioni. A maggio gli agenti hanno ucciso un uomo con precedenti disturbi psichici che aveva aperto il fuoco vicino a un posto di controllo. Ad aprile un uomo armato aveva forzato la sicurezza della cena dei corrispondenti all’Hotel Washington Hilton, alla presenza di Trump e della first lady, e un agente era rimasto ferito. Nel luglio 2024 c’era stato l’attentato di Butler, in Pennsylvania.

La sequenza di episodi descrive un apparato che interviene sull’ultimo perimetro. Un uomo in crisi, con tre armi e un veicolo rubato, è arrivato fino a Constitution Avenue. Il fermo è avvenuto lì, alla fine di un percorso che altri presidi, sanitari e di controllo, avrebbero dovuto intercettare molto prima.

Salute mentale e armi negli Stati Uniti, il nodo che la sicurezza non scioglie

La legge federale vieta il possesso di armi a chi si trova nel paese senza status legale. Nel Distretto di Columbia, inoltre, ogni arma deve essere registrata. Eppure un uomo senza documenti, che comunicava con gli agenti tramite un traduttore automatico, disponeva di un AR-15 e di una pistola mitragliatrice.

Negli Stati Uniti la crisi psichica grave finisce spesso nelle mani della polizia e dei tribunali. Psichiatri e associazioni per i diritti dei pazienti lo denunciano da anni: le carceri sono diventate, di fatto, uno dei principali luoghi di ricovero per chi soffre di disturbi mentali gravi. La risposta della politica va spesso verso la coercizione. Nel luglio 2025 un ordine esecutivo firmato dallo stesso Trump ha spinto gli Stati a facilitare il ricovero psichiatrico involontario, l’equivalente americano del nostro TSO, per le persone senza dimora con disturbi mentali.

Manette o trattamento obbligatorio. In mezzo manca il tassello decisivo: cure accessibili, volontarie e continuative, soprattutto per chi vive ai margini e non parla la lingua. Per un immigrato irregolare l’accesso ai servizi di salute mentale si riduce, nella maggior parte dei casi, al pronto soccorso.

Venezuelano senza documenti, l’immigrazione al centro della comunicazione ufficiale

Il DHS ha messo in primo piano lo status dell’arrestato. Nel marzo 2024, sotto l’amministrazione Biden, Guanipa Chrinos era stato fermato dalla Border Patrol dopo l’ingresso dal Texas e poi rilasciato. Il segretario alla Sicurezza interna Markwayne Mullin ha ringraziato i «coraggiosi agenti del Secret Service»: grazie a loro, ha detto, «questo straniero illegale con tre armi nel veicolo» è stato arrestato vicino alla Casa Bianca «prima che potesse fare del male a qualcuno».

Il rilascio del 2024 è un fatto politico concreto e alimenta la critica dell’attuale amministrazione alla gestione dei confini negli anni precedenti. Il Venezuela vive da oltre un decennio una crisi economica e politica profonda. Secondo le stime delle Nazioni Unite, ne sono emigrate quasi otto milioni di persone, e una parte di questo esodo ha raggiunto gli Stati Uniti.

Il caso, però, intreccia due questioni distinte. La frontiera spiega come l’uomo sia entrato nel paese. Le voci, le armi e l’auto rubata raccontano una crisi personale che le politiche migratorie, da sole, non intercettano.

Minacce a Trump, l’arresto raccontato dalla stampa internazionale

Fuori dagli Stati Uniti la notizia ha avuto ampia eco. Il Times of India ha titolato sulle «voci nella testa» e ha presentato l’episodio come conferma dei pericoli costanti che circondano il presidente. Il Guardian ha ripreso il resoconto dell’Associated Press, che inserisce l’arresto nella serie di fermi di persone che hanno minacciato Trump o i suoi familiari dal suo ritorno alla Casa Bianca, l’anno scorso. CBS News ha aperto il suo pezzo definendo l’arrestato un «immigrato senza documenti».

Guanipa Chrinos resta in carcere a Washington. Lo stesso Secret Service riconosce che il numero di persone armate e in crisi che si avvicinano alla residenza del presidente è in crescita.

📻 RADIO Caricamento…