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Cronaca

Volo Dubai – Tel Aviv: ecco tutti i VIDEO girati a bordo dell’aereo. “Voleva far schiantare l’aereo al suolo. Pensavamo di morire”

Picchiata, codice di dirottamento e caccia israeliani in volo. Il copilota è sospettato di aver tentato lo schianto. Atterraggio d’emergenza a Tabuk.
Byoblu·30 settembre 2026

Un Boeing 737 Max 8 della compagnia emiratina Flydubai, volo FZ1073 da Dubai a Tel Aviv, è stato costretto questa mattina a un atterraggio d’emergenza all’aeroporto di Tabuk, nel nord-ovest dell’Arabia Saudita. A bordo c’erano circa 150 passeggeri, quasi tutti israeliani. Nella cabina di pilotaggio c’è stata una violenta colluttazione tra i due piloti, con un coltello. Secondo fonti della sicurezza israeliana, il copilota ha cercato di far precipitare l’aereo. In meno di sessanta secondi il velivolo è sceso da 10mila a 4.800 metri. Alcuni passeggeri, insieme a piloti fuori servizio che viaggiavano in abiti civili, hanno bloccato l’aggressore e riportato l’aereo a terra. Tutti i passeggeri sono salvi. Israele tratta il caso come un possibile atto terroristico.

Il video: la rotta, la picchiata, la colluttazione

Nel video in cima al post, che ho mantato con i filmati girati a bordo, si parte dalla rotta del volo. Una ricostruzione grafica mostra il punto, a ridosso del confine giordano, in cui il Boeing perde quota all’improvviso. Seguono le immagini riprese dai passeggeri durante la picchiata, con le urla in cabina. Chiudono i racconti di chi ha assistito alla colluttazione o vi ha preso parte.

Gli 80 minuti di terrore, minuto per minuto

Il volo decolla da Dubai alle 7.05, ora locale. L’arrivo al Ben Gurion, l’aeroporto di Tel Aviv, è previsto per le 9.10.

Ore 8.21. L’aereo vola verso ovest nello spazio aereo saudita. È quasi al confine con la Giordania. Comincia una discesa improvvisa, poi una breve risalita, poi un’altra perdita di quota. Nello stesso arco di tempo la velocità passa da 411 a quasi 600 nodi: da circa 760 a oltre 1.100 chilometri orari. In cabina i passeggeri gridano.

Ore 8.28. Stando ai dati di Flightradar, il servizio che traccia i voli in tempo reale, il transponder trasmette il codice 7700. Il transponder è l’apparecchio che comunica ai radar di terra un codice di quattro cifre. Il 7700 indica un’emergenza generale.

Ore 8.35. Compare il codice 7500. È il segnale internazionale di «interferenza illecita a bordo»: nel gergo aeronautico, un dirottamento. In Israele scatta l’allarme. L’aeronautica militare fa decollare i caccia. L’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu segue l’emergenza in diretta.

Pochi minuti dopo il Boeing raggiunge il confine tra Arabia Saudita e Giordania, entra per poco nello spazio aereo giordano e inverte la rotta. Il codice torna 7700. L’aereo punta su Tabuk.

Ore 9.45. L’atterraggio, in stato di massima emergenza. Le immagini scattate a terra mostrano la coda danneggiata, forse per le manovre violente in volo. Attorno al velivolo, le forze di sicurezza saudite.

Non è ancora chiaro chi abbia inserito i codici di emergenza, né se lo abbia fatto intenzionalmente.

Cosa è successo nella cabina di pilotaggio

Un funzionario israeliano, sentito dall’agenzia Reuters, ha riferito di uno scontro fisico tra i due piloti. Il sito israeliano Ynet, citando fonti locali, scrive che il copilota «è cittadino dell’Oman» e ha aggredito il comandante, «accoltellandolo e cercando di far cadere l’aereo». La stessa versione compare sul Jerusalem Post.

Ai vertici delle Forze di difesa israeliane, dello Shin Bet (il servizio di sicurezza interna) e del Mossad (l’intelligence estera), la ricostruzione ritenuta più probabile è quella di un attacco mirato.

Flydubai non conferma né l’identità dei piloti né l’accoltellamento. In una nota parla di un «incidente durante il tragitto» e sottolinea che «tutti i passeggeri sono salvi».

Nel video si vedono comandante e primo ufficiale nel corridoio, entrambi sanguinanti. Il secondo è immobilizzato e sembra avere le mani legate dietro la schiena. Un passeggero israeliano si rivolge al comandante, ferito e quasi privo di sensi: «Hai salvato l’aereo». E poi: «Siamo stati attaccati e abbiamo protetto il pilota». Un altro indica l’uomo a terra: «Questo è l’uomo che lo ha accoltellato».

Chi abbia portato l’aereo a Tabuk non è del tutto chiaro. Alcuni media israeliani parlano di un pilota che viaggiava come passeggero. Altre ricostruzioni riferiscono di due piloti in abiti civili intervenuti in cabina.

I passeggeri: «Pensavamo di morire»

Tvika Manes, amministratore delegato di un’azienda di Tel Aviv, è uno di quelli che hanno bloccato l’aggressore. «È stato traumatico», racconta. Sua moglie era vicino alla cabina di pilotaggio, in attesa della figlia che era in bagno. «Improvvisamente ha sentito delle urla provenire dall’interno della cabina. A quel punto ha avvisato un comandante in abiti civili che era seduto lì vicino. Insieme ad altre due persone siamo entrati nella cabina di pilotaggio e ci siamo avventati sull’aggressore».

Una passeggera ha raccontato all’emittente israeliana Channel 12: «Abbiamo sentito urlare. Poi hanno aperto la cabina di pilotaggio e abbiamo visto del sangue: qualcuno aveva accoltellato il pilota. Abbiamo pregato, pensavamo che non ne saremmo usciti vivi».

Un’altra persona a bordo: «Abbiamo capito che nessuno aveva più il controllo dell’aereo e abbiamo iniziato a precipitare molto rapidamente. È stato spaventoso».

Reuters riporta il racconto della madre di una passeggera: la figlia avrebbe visto un uomo armato di lama costringere a terra uno dei piloti.

In un altro video, girato pochi istanti dopo la colluttazione, un passeggero con il volto insanguinato dice: «Siamo qui durante il dirottamento di un aereo. In questo momento abbiamo fermato i terroristi, ci stiamo avvicinando all’atterraggio. Chiunque mi stia ascoltando, abbiamo bisogno di aiuto». Parla di terroristi al plurale. Finora, però, tutte le ricostruzioni indicano un solo sospettato.

Le versioni che non tornano

In mattinata l’ufficio di Netanyahu aveva escluso il dirottamento. Poco dopo il premier e i vertici militari hanno convocato consultazioni di sicurezza, mentre l’intelligence accreditava l’ipotesi dell’attacco. Le due cose possono stare insieme: nessun commando venuto da fuori, ma un’aggressione partita da dentro la cabina di pilotaggio. Resta che il quadro è cambiato più volte nel giro di poche ore.

Quasi tutto ciò che si sa arriva da Israele: militari, servizi segreti, media, passeggeri. La compagnia non conferma nulla. Nelle ricostruzioni circolate finora non compaiono versioni delle autorità saudite né di quelle dell’Oman. La nazionalità del copilota e il suo ruolo poggiano, per ora, su fonti israeliane anonime. Il movente è sconosciuto. In un Medio Oriente in guerra, l’etichetta di terrorismo ha un peso politico immediato, e le prove, al momento, sono ancora da raccogliere.

Le indagini sono condotte congiuntamente da autorità israeliane e saudite, due Paesi che non hanno relazioni diplomatiche ufficiali. I passeggeri vengono interrogati. Si scava nel passato dell’equipaggio.

La porta blindata e il pericolo che viene da dentro

Dopo l’11 settembre le porte delle cabine di pilotaggio sono state blindate per tenere fuori i dirottatori. Il sistema protegge i piloti da ciò che arriva dal corridoio. Contro chi è già seduto ai comandi serve a poco.

Il precedente più noto è quello del volo Germanwings del marzo 2015: il copilota chiuse fuori il comandante e fece schiantare l’aereo sulle Alpi francesi, uccidendo tutte le 150 persone a bordo. Dopo quella strage l’EASA, l’agenzia europea per la sicurezza aerea, raccomandò di avere sempre due persone in cabina. L’anno successivo la raccomandazione fu allentata e la scelta lasciata alle compagnie.

Se la ricostruzione israeliana verrà confermata, questa volta a salvare l’aereo sono stati fattori che nessun protocollo aveva previsto: una donna in attesa davanti al bagno, un comandante fuori servizio seduto nelle prime file, una cabina rimasta accessibile nel momento decisivo, alcuni passeggeri disposti a entrarci. I controlli ai varchi e le porte rinforzate non c’entrano.

Il prossimo passaggio sono le registrazioni di bordo, a partire da quella della cabina di pilotaggio. Saranno loro a dire chi ha fatto cosa, e in quale ordine, negli 80 minuti di terrore del volo FZ1073.

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