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Vortice polare, evento precoce a novembre: secondo anno di fila

I modelli prevedono l’inversione dei venti stratosferici entro metà mese, la più precoce dal 1959. Incerti gli effetti su Europa e Italia.
Byoblu·05 novembre 2026
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Il vortice polare stratosferico, la grande circolazione di venti che ruota attorno al Polo Nord a circa 30 chilometri di quota, sta attraversando un indebolimento eccezionalmente precoce. Le simulazioni basate sui dati del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine (ECMWF) indicano che entro la prima metà di novembre i venti occidentali che lo alimentano potrebbero invertire la direzione. Se le osservazioni lo confermeranno, sarà il riscaldamento stratosferico maggiore più precoce dal 1959. È il secondo novembre consecutivo in cui il vortice mostra un disturbo così marcato fuori stagione.

Vortice polare, l’inversione dei venti attesa entro metà novembre

In autunno il raffreddamento delle regioni artiche tende a rafforzare il vortice, che raggiunge la massima intensità in pieno inverno. Quest’anno i venti stratosferici hanno invece perso rapidamente forza.

Le proiezioni ipotizzano un passaggio da correnti occidentali a orientali. Il flusso medio attorno al Polo, che di norma procede da ovest verso est, verrebbe così profondamente modificato.

Alcune elaborazioni mostrano anche una deformazione della struttura, con una possibile separazione in due nuclei. Secondo l’analisi dei meteorologi di 3bMeteo, la divisione compare a certe quote, mentre ad altre la circolazione resta continua, seppure molto distorta. Per questo è ancora difficile classificare l’evento come uno split, cioè una scissione del vortice, o come un displacement, ovvero un suo marcato spostamento rispetto al Polo. I modelli divergono inoltre su tempi e intensità del fenomeno.

Sudden Stratospheric Warming, il precedente del 28 novembre 1968

Il fenomeno è associato a un Sudden Stratospheric Warming (SSW), un riscaldamento stratosferico improvviso. In pochi giorni la temperatura della stratosfera polare può salire di diverse decine di gradi. Il riscaldamento resta confinato in alta quota e non comporta temperature più miti al suolo.

L’evento viene definito «maggiore» quando i venti zonali medi si invertono a 60 gradi di latitudine nord e a 10 hectopascal di pressione, una quota di circa 30 chilometri.

Secondo la serie storica ricostruita dal monitoraggio Polar Vortex Earth sui dati ECMWF, dal 1959 nessun riscaldamento stratosferico maggiore si è verificato prima del 28 novembre. Quel primato, ricorda 3bMeteo, risale al 1968. Un’inversione nei primi dieci giorni del mese stabilirebbe un nuovo record di precocità per la serie moderna.

All’origine del disturbo ci sono le onde planetarie: ampie ondulazioni della circolazione che nascono nella troposfera, lo strato più basso dell’atmosfera, e in determinate condizioni risalgono verso la stratosfera, rallentando i venti occidentali. Nelle ultime settimane forti anomalie tra gli Urali e la Siberia, sul Pacifico settentrionale e sull’Alaska hanno alimentato questa attività.

Vortice polare disturbato per il secondo novembre consecutivo

Un indebolimento molto marcato si era già osservato nel novembre 2025, con venti prossimi allo zero e, a seconda dei dati considerati, una possibile breve inversione. Due episodi ravvicinati, in una fase in cui il vortice dovrebbe rafforzarsi, pongono un interrogativo sulle cause. Gli stessi meteorologi di 3bMeteo ritengono però che due casi consecutivi siano insufficienti per parlare di un cambiamento sistematico nel comportamento del vortice.

È una cautela che vale anche per il dibattito sul clima, dove ogni anomalia tende a essere letta come prova di una tendenza di lungo periodo. Il riscaldamento stratosferico improvviso è un meccanismo naturale della dinamica atmosferica, documentato da oltre sessant’anni di dati. Il precedente del 1968 ricorda che episodi precoci si sono prodotti già decenni fa.

Gelo in Europa, gli scenari per il 10 novembre

Un vortice indebolito può favorire la discesa di aria artica verso Europa, Asia o Nord America. Secondo alcune simulazioni diffuse da Meteored, intorno a martedì prossimo, 10 novembre, una massa d’aria polare potrebbe raggiungere l’Europa centrale, con un netto calo delle temperature e nevicate a bassa quota soprattutto in Germania.

Lo scenario resta incerto. L’arrivo del freddo dipende dalla posizione di anticicloni e depressioni e dalle correnti negli strati più bassi dell’atmosfera. Il legame tra stratosfera e tempo al suolo, quando si realizza, richiede settimane e può portare freddo in alcune regioni e temperature sopra la media in altre.

L’indice NAM (Northern Annular Mode), che misura le anomalie della circolazione polare ai diversi livelli, per ora non mostra un segnale chiaro e persistente di propagazione verso la troposfera.

Meteo Italia, il maltempo di questi giorni e il calo termico di venerdì

Il maltempo che ha colpito la Penisola a inizio mese ha un’origine diversa. Un ciclone diretto verso la Grecia ha portato pioggia, vento e le prime nevicate sull’Appennino centro-meridionale. In Puglia e Abruzzo diversi comuni hanno sospeso le lezioni per il rischio di allagamenti: a Chieti sono rimaste chiuse tutte le scuole e l’Università d’Annunzio di Chieti e Pescara ha spostato la didattica a distanza.

Da ieri le precipitazioni sono attese soprattutto al Nordovest, tra Liguria, alta Toscana ed Emilia occidentale, con neve sulle Alpi occidentali oltre gli 800-1.000 metri.

Domani è previsto il calo termico più marcato: minime tra 2 e 4 gradi al Nord, localmente vicine allo zero, tra 4 e 6 al Centro, tra 10 e 12 al Sud. Nel fine settimana i venti meridionali dovrebbero riportare aria più mite, con cieli spesso nuvolosi al Nord e qualche rovescio sulle coste tirreniche, in particolare in Campania.

Gli effetti dell’alterazione del vortice sull’Italia e sull’inverno 2026-2027 dipenderanno dagli aggiornamenti dei modelli e dalle osservazioni delle prossime settimane, che stabiliranno se il disturbo resterà confinato in quota o si propagherà verso il suolo.

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