Accordo Turnberry: l’Europa azzera i dazi Usa, noi paghiamo il 15%. The Left: “Capitolazione totale”.

Il Parlamento europeo ha approvato martedì 16 giugno 2026 i due regolamenti che attuano sul lato europeo gli elementi tariffari dell’accordo commerciale raggiunto il 27 luglio 2025 a Turnberry, in Scozia, tra Donald Trump e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen. Il voto — 440 favorevoli, 151 contrari e 50 astensioni sul testo principale — avvicina l’entrata in vigore dell’intesa, ma non chiude definitivamente le tensioni commerciali transatlantiche: resta infatti l’adozione formale del Consiglio e rimangono aperti nodi su acciaio, alluminio e possibili nuove misure USA.
Una trattativa a senso unico
L’accordo elimina i dazi europei su tutte le merci industriali americane e garantisce agli Stati Uniti un accesso preferenziale ai mercati dell’Unione per prodotti agricoli e ittici. In cambio, Washington si è impegnata ad applicare alla maggior parte delle esportazioni europee un tetto tariffario all-inclusive del 15%, oppure la tariffa MFN se superiore. Non è reciprocità piena: è una riduzione rispetto alle minacce iniziali di Trump, ma resta molto più alta del regime pre-2025, in cui i dazi medi statunitensi erano nell’ordine del 2–3%.
In termini concreti, questo significa che chi compra negli Stati Uniti un prodotto americano lo acquista senza alcun sovrapprezzo doganale europeo. Chi esporta dall’Italia verso gli Usa — un prosciutto di Parma, un Parmigiano Reggiano, un Barolo, una bottiglia di olio extravergine d’oliva — dovrà invece scontare una tariffa del 15% che si riflette inevitabilmente sul prezzo finale al consumatore americano, rendendo i nostri prodotti meno competitivi.
Le eccellenze italiane nel mirino
L’agroalimentare italiano è tra i settori più esposti. L’Italia esporta ogni anno negli Stati Uniti beni alimentari per miliardi di euro: formaggi DOP, salumi, vini, pasta, conserve di pomodoro, olio d’oliva. Con un dazio del 15% strutturale — laddove prima si operava in regime di sostanziale libero scambio — i produttori italiani si trovano davanti a una scelta secca: assorbire il costo riducendo i margini già compressi, o scaricarli sul consumatore americano rischiando di perdere quote di mercato a vantaggio dei concorrenti locali o di altri paesi che godono di condizioni migliori.
Non si tratta di un’ipotesi astratta. Il mercato statunitense vale circa 6 miliardi di euro l’anno per il solo agroalimentare italiano, secondo i dati di Coldiretti. Un aggravio del 15% su queste cifre equivale a centinaia di milioni di euro di svantaggio competitivo annuo.
“Tutt’altro che perfetto”, ma approvato
Persino i sostenitori dell’accordo ammettono le sue criticità. Bernd Lange, presidente della commissione Commercio internazionale del Parlamento europeo e relatore del dossier, ha riconosciuto che il testo «è tutt’altro che perfetto», pur rivendicando le garanzie aggiuntive ottenute durante il negoziato. L’eurodeputato del PD Brando Benifei ha parlato di proposte iniziali «inaccettabili» e di un negoziato «duro e serrato».
Il gruppo della sinistra radicale The Left ha votato compattamente contro, definendo l’accordo una «capitolazione a Donald Trump». Il capogruppo Martin Schirdewan ha parlato di «grosse concessioni» che «premiano una politica basata su dazi e minacce».
Le salvaguardie: uno scudo fragile
Il Parlamento ha ottenuto alcune clausole difensive. La più rilevante è la sunset clause: il regolamento cesserà automaticamente di applicarsi il 31 dicembre 2029, un anno dopo la fine del mandato presidenziale di Trump, salvo proroga. È prevista inoltre la possibilità — non la certezza — che la Commissione sospenda le concessioni su acciaio e alluminio se Washington continuerà ad applicare tariffe superiori al 15% su tali prodotti derivati dopo il 31 dicembre 2026. Va ricordato che nell’agosto 2025 gli Usa hanno già aggiunto unilateralmente 407 nuove categorie di prodotti derivati dell’acciaio e dell’alluminio all’elenco dei soggetti a dazi.
Esiste infine un meccanismo di salvaguardia attivabile in caso di aumento anomalo delle importazioni americane che rischino di danneggiare l’industria europea. La Commissione potrà avviare indagini di propria iniziativa o su segnalazione degli Stati membri.
La domanda rimasta senza risposta
Tutte queste clausole dipendono però dalla volontà politica di attivarle — come ha ammesso lo stesso Lange — e dall’esito di negoziati futuri con un interlocutore che ha dimostrato di modificare unilateralmente le regole del gioco. Nel frattempo, la struttura dell’accordo rimane quella che è: asimmetrica. Gli Stati Uniti ottengono accesso libero al mercato europeo; l’Europa ottiene un dazio ridotto rispetto alle minacce iniziali di Trump (che arrivavano al 30%), ma comunque sei volte superiore alla situazione pre-2025.
Per i produttori italiani, e in particolare per le filiere agroalimentari di eccellenza che dell’export americano hanno fatto un pilastro della propria crescita, il conto è già aperto. Dopo il voto del Parlamento europeo, spetterà ora al Consiglio dell’UE l’adozione formale dei testi. La normativa entrerà in vigore il giorno successivo alla pubblicazione nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea.