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Cronaca

Ivrea: infermieri presi a pugni e operatori feriti. La situazione nei Pronto Soccorso è ingestibile.

I p.s. luoghi sempre meno sicuri per tutti. E con quello che paghi di tasse, ti tocca anche rimpiangere di non avere la sanità privata! Povera Italia…
Byoblu·27 settembre 2026
Cronaca — Byoblu

Chi lavora in pronto soccorso è sotto stress e guadagna troppo poco. Per ridurre le aggressioni in pronto soccorso bisogna partire da qui. Lo ha detto giovedì scorso Francesco Vaia, ex direttore generale dello Spallanzani di Roma e del ministero della Salute, oggi componente vicario dell’Autorità garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità. In un video sui social ha chiesto più personale, stipendi migliori e la fine dei medici a gettone. Due giorni dopo, all’ospedale di Ivrea, in provincia di Torino, un infermiere del reparto psichiatrico è stato colpito con un pugno mentre difendeva una dottoressa. Ieri sera, nello stesso ospedale, un paziente ha ferito sei operatori del pronto soccorso.

L’appello di Vaia: organici, stipendi, stop ai gettonisti

Vaia racconta di ricevere molte segnalazioni da cittadini sulle loro esperienze nei pronto soccorso. Con l’inverno in arrivo, e il prevedibile aumento degli accessi, invita a fermarsi a riflettere.

Il primo messaggio è per i pazienti: «Mai ricorrere alla violenza, qualunque sia la ragione del disagio o della protesta». La violenza, aggiunge, «non è mai giustificata, anche quando si pensa di aver subito un torto».

Il secondo è per chi governa la sanità, a livello nazionale e regionale: «Dobbiamo pagare meglio il personale dell’emergenza, offrire maggiori soddisfazioni professionali e perseguire la non istituzionalizzazione dei gettonisti. Che abbiano fine».

I gettonisti sono medici reclutati tramite cooperative o agenzie e pagati a turno, spesso con compensi superiori a quelli dei colleghi dipendenti. Gli ospedali ci ricorrono per coprire i buchi in organico. Vaia chiede anche di portare a compimento «il percorso iniziato», senza precisare a quali provvedimenti si riferisca.

Il terzo messaggio è per gli stessi sanitari. Vaia riconosce che lavorano spesso sotto pressione e rischiano aggressioni. Ricorda però che «un sorriso in più, una parola e un ascolto in più» possono avere un valore enorme nel rapporto con il paziente, perché sono «parte integrante della terapia».

Ivrea, infermiere colpito da un pugno in ospedale

Il primo episodio è avvenuto nella notte tra venerdì e sabato nel Servizio psichiatrico di diagnosi e cura, l’SPDC. È il reparto ospedaliero dove vengono ricoverati i pazienti psichiatrici nelle fasi acute. Un paziente ha cominciato a lanciare tavolini e sedie. L’infermiere di turno si è messo in mezzo per proteggere la dottoressa ed è stato colpito con un pugno.

È caduto e ha battuto violentemente la schiena. Al pronto soccorso gli hanno dato 16 giorni di prognosi. Stando a quanto riferisce il sindacato, la mattina seguente nel reparto ci sono stati altri episodi di violenza.

Sei operatori feriti al pronto soccorso

Ieri sera, intorno alle 19, la scena si è ripetuta al pronto soccorso. Protagonista un uomo che da giorni entrava e usciva dalla struttura. Ha lanciato sedie e tavolini contro il personale, poi è passato a calci e pugni.

Sono rimasti feriti tre infermieri, due operatori socio-sanitari, cioè gli addetti all’assistenza di base dei pazienti, e un medico. Le fonti parlano di contusioni. Lo hanno fermato i carabinieri della compagnia di Ivrea e ora è a disposizione dell’autorità giudiziaria.

Il sindacato: «Non siamo scudi umani»

A rendere pubblici i due episodi è stato il NurSind, il sindacato delle professioni infermieristiche. Venerdì, dopo l’aggressione in psichiatria, aveva già chiesto misure di sicurezza.

Il sindacato indica alcuni problemi precisi. Nei reparti psichiatrici, sostiene, finiscono persone con problemi giudiziari o sociali complessi, ricoverate senza un’adeguata pianificazione del rischio. A Ivrea gli spazi sono vecchi e inadeguati, e aumentano le occasioni di contatto e tensione. Il reparto di Chivasso è chiuso per lavori, quindi i suoi pazienti vengono trasferiti proprio a Ivrea.

Il NurSind denuncia un «muro di gomma» e una «solitudine operativa» di chi gestisce i pazienti più difficili. Dice di non sapere nemmeno se i protocolli tra azienda sanitaria e forze dell’ordine previsti dalla legge esistano e vengano applicati. «Gli infermieri, gli OSS e i medici sono professionisti della cura e non possono continuare a fare da scudo umano alle falle del sistema». La richiesta è un presidio fisso di sicurezza e investimenti strutturali.

L’Asl: «Abbiamo esaurito i nostri strumenti»

L’ospedale dipende dall’Asl To4, l’azienda sanitaria che copre l’area a nord di Torino, dal Canavese al Chivassese. Il direttore generale Luigi Vercellino ha condannato l’aggressione ed espresso solidarietà al personale. Poi ha aggiunto: «Abbiamo messo in campo ogni risorsa e misura di sicurezza possibile all’interno dei nostri poteri organizzativi, compreso il potenziamento della videosorveglianza e l’attivazione del servizio di guardie armate. Ora, però, l’azienda ha esaurito i propri strumenti d’intervento, chiediamo con forza un ulteriore supporto da parte delle forze dell’ordine».

Da Vimercate a Monselice

Ivrea si aggiunge a una lista che si allunga. A Vimercate, in Brianza, la settimana scorsa un paziente con fragilità psichiatriche ha ferito alcuni sanitari del pronto soccorso prima dell’arrivo dei carabinieri. A maggio, nel vicino Centro psico-sociale, il servizio territoriale di salute mentale, un uomo aveva aggredito degli infermieri e devastato il triage.

Il segretario locale del NurSind, Donato Cosi, parla di «crisi strutturale ampiamente segnalata». Cita carenza di personale, fuga verso lavori meno pesanti e turni di reperibilità che erodono il riposo. Ha chiesto all’Asst Brianza un tavolo tecnico urgente.

Il 17 settembre la Cisl Fp ha organizzato un sit-in davanti all’ospedale di Monselice, nel Padovano. «La situazione è ingestibile, il numero di aggressioni aumenta di anno in anno», ha detto il dirigente sindacale Alessandro Piovan.

Telecamere e guardie non toccano le cause

Le risposte in campo si possono dividere in due elenchi. Il primo è quello dell’Asl: telecamere, vigilanza armata, richiesta di più polizia e carabinieri. Il secondo arriva da chi lavora in corsia: organici ridotti, locali inadeguati, reparti chiusi che scaricano pazienti su altri ospedali, ricoveri delicati gestiti senza un piano. Vaia si aggiunge a questo secondo elenco quando chiede più personale e stipendi migliori.

Le misure del primo elenco intervengono quando la violenza è già esplosa. I problemi del secondo stanno a monte. Una guardia può fermare un aggressore. Non può aggiungere un infermiere al turno di notte né ristrutturare un reparto psichiatrico.

Con la richiesta alle forze dell’ordine, l’Asl sposta il problema su un’altra istituzione. Assunzioni e investimenti sui reparti dipendono in larga parte da risorse e vincoli fissati da Regione e Stato. È lo stesso livello a cui si rivolge Vaia. La sua raccomandazione ai sanitari di concedere un sorriso in più è arrivata nella stessa settimana in cui a Ivrea sette di loro sono finiti al pronto soccorso come pazienti.

Il reparto di Chivasso resta chiuso e i trasferimenti verso Ivrea continuano. Il NurSind aspetta una risposta dall’Asl To4 sul presidio fisso.

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