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Salute

AIFA: il sovradosaggio del paracetamolo è nocivo e può causare necrosi del fegato

L’Agenzia Italiana del Farmaco segnala un aumento dei casi tra gli adolescenti: il farmaco da banco può causare danni epatici gravi.
Byoblu·31 maggio 2026
Salute — Byoblu

L’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha diffuso, nella giornata di domenica 31 maggio 2026, un avvertimento su un trend preoccupante: i casi di sovradosaggio intenzionale di paracetamolo tra i minori sarebbero in aumento nel nostro Paese. I dati alla base dell’allarme provengono dalla Rete Nazionale di Farmacovigilanza e, in particolare, dal Centro Antiveleni di Pavia.

Il paracetamolo è uno dei farmaci più diffusi nelle famiglie italiane: disponibile senza ricetta, usato fin dalla prima infanzia per febbre e dolori, è spesso percepito come privo di rischi concreti. Proprio questa familiarità, secondo l’AIFA, potrebbe contribuire a sottovalutarne i pericoli in caso di assunzione eccessiva.

Cosa succede al fegato con un sovradosaggio

Danilo De Gregorio, Professore Associato in Farmacologia presso l’Università Vita-Salute San Raffaele e Project Leader dell’Unità di Neuropsicofarmacologia dell’Ospedale San Raffaele, ha spiegato il meccanismo alla base della tossicità del farmaco.

Il paracetamolo, una volta metabolizzato dagli enzimi epatici, genera un composto potenzialmente nocivo che il fegato è in grado di neutralizzare entro i limiti del dosaggio raccomandato — fissato tra i 3 e i 4 grammi al giorno per un adulto. Quando però la dose supera questa soglia, il fegato non riesce più a smaltire la quantità di metabolita tossico prodotta, con il rischio di necrosi epatica, ovvero la morte delle cellule del fegato. A dosi molto elevate, intorno ai 10 grammi, il rischio è quello di un’epatite fulminante che può risultare letale.

Il peso della percezione errata

Secondo De Gregorio, uno dei fattori che aggrava il problema è proprio la mancanza di consapevolezza: “Un farmaco è una sostanza tossica se non viene rispettato il dosaggio consentito”, ha dichiarato l’esperto, sottolineando come l’accessibilità di un medicinale non ne garantisca l’innocuità in ogni condizione d’uso.

L’allarme dell’AIFA non riguarda soltanto la dimensione farmacologica, ma chiama in causa anche il disagio psicologico giovanile. Dietro ai casi di sovradosaggio intenzionale possono nascondersi dinamiche diverse: impulsività, fragilità emotiva, richieste di aiuto non verbalizzate, ma anche, in alcuni casi, una semplice sottovalutazione dei rischi legata a un rapporto superficiale con i farmaci di uso comune.

La proposta: educazione farmacologica nelle scuole

De Gregorio ha indicato la scuola come luogo privilegiato per affrontare il problema alla radice, invocando l’introduzione di percorsi di educazione farmacologica di base, sul modello di quanto già avviene per altri ambiti della sicurezza digitale e personale. L’obiettivo non sarebbe quello di creare allarmismo, ma di trasmettere ai ragazzi la consapevolezza che anche i medicinali comunemente reperibili hanno un profilo di rischio che dipende direttamente dalla dose assunta. A supporto di questo concetto, l’esperto ha citato il principio attribuito a Paracelso, medico e filosofo del Rinascimento: è la dose a fare la differenza tra un farmaco e un veleno.

Il contesto

Il fenomeno del sovradosaggio intenzionale di farmaci da banco tra gli adolescenti non è esclusivamente italiano: segnalazioni simili sono state registrate in altri Paesi europei negli ultimi anni, in un quadro più ampio di crescente attenzione al disagio psicologico giovanile amplificato, secondo diversi esperti, anche dall’uso massiccio dei social media. In Italia, il ruolo dei centri antiveleni come punto di raccolta e monitoraggio dei dati risulta centrale per intercettare precocemente questi episodi.

Nei prossimi mesi si attende che l’AIFA possa pubblicare indicazioni più dettagliate sulle misure preventive da adottare, anche in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione.

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