Allerta gialla sull’Etna: lava in Valle del Bove, scatta il preallarme. Cosa sappiamo.

Il Dipartimento nazionale della Protezione Civile ha disposto, nella serata di ieri, il passaggio del livello di allerta vulcanica per l’Etna da verde a giallo, segnalando il passaggio da un’attività eruttiva assente o molto bassa a una condizione di attività da bassa a media. La decisione, formalizzata con la nota prot. n. 39161 del 26.06.2026, è stata adottata all’esito di una riunione tecnica straordinaria convocata nel pomeriggio dello stesso giorno con i Centri di Competenza — tra cui l’INGV (Osservatorio Etneo, Osservatorio Vesuviano e Sezione di Palermo) e il CNR-IREA — e con il Dipartimento regionale della Protezione Civile della Sicilia.
Il fattore scatenante è la comparsa di un’attività effusiva nell’alto settore della Valle del Leone, nella parte alta della Valle del Bove, a una quota di circa 3.000 metri sul livello del mare. Personale dell’INGV ha rilevato sul campo una piccola colata lavica, al momento debolmente alimentata, visibile dal versante orientale del vulcano. Si tratta del primo scorrimento di lava significativo dopo quasi sei mesi.
Come funziona il sistema di allerta vulcanica in Italia
Per comprendere la portata dell’allerta, è utile ricordare come sia strutturato il sistema di monitoraggio italiano. I livelli di allerta vulcanica sono quattro — verde, giallo, arancione e rosso — e riflettono il grado di agitazione del vulcano, non necessariamente l’imminenza di un’eruzione distruttiva. Il livello giallo indica che il vulcano ha superato la soglia di quiescenza di base e che i parametri monitorati — tremore, deformazioni del suolo, attività sismica, emissioni di gas — mostrano variazioni degne di attenzione.
L’Etna è il vulcano attivo più alto d’Europa e uno dei più monitorati al mondo. La sua attività è governata da dinamiche tettoniche e magmatiche complesse: il vulcano si trova in corrispondenza di un’area di subduzione e distensione crostale che alimenta in modo quasi continuo i suoi serbatoi magmatici profondi. I magmi risalgono attraverso una rete di condotti e fratture, alimentando i quattro crateri sommitali principali — Voragine, Bocca Nuova, Cratere di Nord-Est e Cratere di Sud-Est — con modalità che variano frequentemente.
In questo caso, secondo quanto comunicato dall’INGV, da alcuni giorni si registrava un costante aumento del tremore vulcanico, con sorgenti localizzate in prossimità del cratere Voragine a circa 2.900 metri di quota. Nella notte tra il 26 e il 27 giugno si è aggiunta una debole e irregolare attività esplosiva stromboliana allo stesso cratere. L’attività infrasonica è risultata localizzata al Cratere di Nord-Est con ampiezza e numero di eventi di livello medio. Non si segnalano, al momento, variazioni significative nelle deformazioni del suolo.
Cosa cambia operativamente: interdizione e preallarme
Il Dipartimento regionale della Protezione Civile Sicilia, recependo le valutazioni scientifiche, ha attivato la fase operativa locale di preallarme e ha disposto l’interdizione totale della Zona a Pericolosità Permanente (ZPP) in via precauzionale, con sospensione di tutte le attività escursionistiche e istituzione dei cancelli di accesso. I Sindaci dei Comuni sommitali — tra cui Nicolosi, Zafferana Etnea, Linguaglossa, Belpasso, Bronte, Randazzo e Piedimonte Etneo — sono stati invitati ad attivare i Centri Operativi Comunali e a coordinarsi con le Organizzazioni di Volontariato locali. Prefettura, Questura, Parco dell’Etna, Vigili del Fuoco, Corpo Forestale e CNSAS sono tra i soggetti coinvolti nel dispositivo.
La valutazione degli esperti: “Un’eruzioncina, ma da seguire”
Il vulcanologo Boris Behncke dell’INGV di Catania ha definito l’evento, su Facebook, “un’eruzioncina”, precisando che si tratta di un’attività subterminale — strettamente collegata ai crateri sommitali — che al momento non produce quantità significative di cenere. La colata, spiega Behncke, è “figlia della Voragine”: emerge dalla parte terminale di una frattura sviluppatasi nei giorni precedenti, a partire dal cosiddetto “pit” apertosi il 27 dicembre 2025 in corrispondenza del primo parossismo del Cratere di Nord-Est. “Per ora, molto, molto piccola”, secondo il vulcanologo, che tuttavia sottolinea la caratteristica variabilità dell’Etna: “Chissà come evolverà nei prossimi tempi”.
Questa incertezza è precisamente il motivo per cui la Protezione Civile ha ritenuto necessario alzare il livello di allerta. Come si legge nel comunicato ufficiale del Dipartimento nazionale, “tale scenario potrebbe portare a una rapida evoluzione dei fenomeni verso un’attività più energetica”. Persiste, si legge ancora, “una situazione di potenziato disequilibrio del vulcano”.
Prossimi sviluppi: cosa monitorare
L’INGV continuerà a fornire aggiornamenti scientifici in tempo reale sull’evoluzione del tremore, dell’attività effusiva ed esplosiva e sulle eventuali deformazioni del suolo. Il passaggio da giallo ad arancione — che comporterebbe misure più stringenti — dipenderà dall’evoluzione di questi parametri. Le autorità locali sono invitate a garantire un’informazione continua alla popolazione e ai visitatori.
La Protezione Civile ricorda a chiunque si trovi nelle aree prossime all’Etna di attenersi scrupolosamente alle indicazioni delle autorità locali e di aggiornarsi costantemente attraverso i canali ufficiali.