Almasri, Bartolozzi resta imputata. Consulta nega lo scudo della Camera: nessuna «lesione delle prerogative»

La Corte costituzionale ha respinto la richiesta della Camera di estendere a Giusi Bartolozzi lo scudo dell’autorizzazione a procedere nel caso Almasri. Con una decisione resa nota oggi, i giudici hanno accolto solo in parte il conflitto di attribuzioni sollevato da Montecitorio contro i magistrati di Roma. L’ex capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, oggi consigliera giuridica del ministro per gli Affari europei Tommaso Foti, resta imputata a Roma per false dichiarazioni al Tribunale dei ministri. Il procedimento è in fase di udienza preliminare.
Caso Almasri, cosa aveva chiesto la Camera alla Consulta
Il conflitto di attribuzioni è lo strumento con cui un potere dello Stato chiede alla Corte costituzionale di stabilire se un altro potere ha invaso le sue competenze. In questo caso la Camera contestava ai magistrati romani di averla privata di una prerogativa prevista dall’articolo 96 della Costituzione: i reati commessi dai ministri nell’esercizio delle loro funzioni possono essere perseguiti solo con l’autorizzazione del Parlamento.
Le indagini su questi reati sono affidate al Tribunale dei ministri, un collegio di magistrati ordinari. Secondo Montecitorio, Bartolozzi avrebbe dovuto essere indagata in concorso con i membri del governo. In quel caso la sua posizione sarebbe passata al vaglio della Camera insieme a quella dei ministri, e il voto che ha negato l’autorizzazione a procedere avrebbe coperto anche lei.
Davanti alla Corte, nell’udienza pubblica di un mese fa, l’avvocato della Camera Vittorio Manes ha insistito sul «ruolo assolutamente protagonistico» avuto da Bartolozzi nella vicenda. L’allora capo di gabinetto, ha sostenuto, partecipò «in prima persona a tutte le fasi valutative e decisionali».
Bartolozzi, il no della Consulta allo scudo e il rilievo ai giudici
La decisione si muove su due piani distinti. Sul punto centrale la Corte ha dato torto alla Camera: ha «escluso una lesione delle prerogative della Camera in relazione alla mancata richiesta di autorizzazione a procedere» nei confronti di Bartolozzi. I magistrati, dunque, non erano tenuti a sottoporre la sua posizione al voto di Montecitorio.
Su un aspetto diverso, la Consulta ha invece accolto le censure. Il Tribunale dei ministri, scrivono i giudici, «avrebbe dovuto esplicitare le ragioni per le quali non ha ritenuto di configurare, in capo alla dottoressa Bartolozzi, una possibile responsabilità per concorso nei reati attribuiti al ministro».
La Corte, quindi, non afferma che Bartolozzi fosse concorrente nei reati contestati ai membri del governo. Stabilisce che la scelta di escluderlo andava motivata. È un rilievo sul metodo, che riconosce alla Camera un interesse a conoscere le ragioni di quella valutazione senza trasformarlo in un diritto a decidere sulla posizione dell’ex capo di gabinetto.
Processo Almasri, cosa cambia per l’ex capo di gabinetto di Nordio
L’effetto immediato è che il procedimento a carico di Bartolozzi prosegue. Il processo, sintetizza Il Fatto Quotidiano, va avanti «per ora». L’accusa riguarda quanto la dirigente ha riferito al Tribunale dei ministri durante l’inchiesta: è su questo che il giudice dell’udienza preliminare dovrà pronunciarsi.
Caso Almasri, i ministri protetti dal voto di Montecitorio
La vicenda nasce dalla liberazione del generale libico Osama Almasri, arrestato a Torino nel gennaio 2025 su mandato della Corte penale internazionale (Cpi) e poi rimpatriato in Libia con un volo di Stato italiano. Nell’inchiesta sulla sua scarcerazione erano finiti la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, lo stesso Nordio, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano.
La posizione di Meloni è stata archiviata. Per Nordio, Piantedosi e Mantovano la Camera ha negato l’autorizzazione a procedere, chiudendo per via parlamentare la strada del processo.
Il risultato è un’asimmetria evidente. I vertici politici che hanno gestito il caso sono stati sottratti al giudizio da un voto dell’Assemblea. La dirigente che quella gestione l’ha seguita da vicino risponde invece in un’aula di tribunale, con un’accusa che riguarda la sua deposizione e non le decisioni sul generale libico. È la stessa Camera, ora, ad aver tentato di colmare quella distanza.
Nordio e la “zarina”: il peso del gabinetto di via Arenula
Magistrata ed ex deputata di Forza Italia, Bartolozzi è stata per anni la figura più influente della struttura di via Arenula, tanto da guadagnarsi sulla stampa il soprannome di “zarina”. Il suo trasferimento al ministero guidato da Foti l’ha allontanata dalla Giustizia, ma il caso Almasri continua a riportarla al centro della gestione Nordio.
La linea difensiva scelta da Montecitorio ha un risvolto politico. Per ottenere lo scudo, l’avvocato della Camera ha descritto un capo di gabinetto presente in ogni fase valutativa e decisionale di uno dei dossier più delicati del governo. È il ritratto di un ministero in cui la struttura tecnica pesava quanto, o più, del vertice politico. Ed è il terreno su cui la Consulta ha concesso alla Camera l’unico punto: la richiesta che i giudici spieghino perché quel ruolo non ha prodotto un’accusa di concorso.