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Siher: i magistrati fanno quadrato intorno a Tiziana Landoni: «Da Meloni attacco scomposto»

La premier aveva definito «vergognosa» la liberazione di Youssef Siher. Il Tribunale parla di dichiarazioni irricevibili, FdI accusa i giudici
Byoblu·28 ottobre 2026
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L’Associazione nazionale magistrati (Anm) ha espresso oggi «piena solidarietà» alla gip di Milano Tiziana Landoni, la giudice che ha rimesso in libertà Youssef Siher, il trentenne amministratore dei canali social del Movimento 17 ottobre. Il sindacato delle toghe, guidato da Giuseppe Tango, se la prende con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, autrice di quello che la nota definisce «un attacco scomposto». In un video pubblicato sui social poco dopo la decisione, la premier aveva definito «vergognosa» la scelta di non convalidare il fermo e di non applicare a Siher alcuna misura cautelare.

▶ Dall’articolo: Scarcerato Youssef Siher, il governo attacca la gip di Milano

Anm contro Meloni: «Un esercizio di intimidazione insopportabile»

Il comunicato dell’Anm usa toni insolitamente netti. «Le decisioni dei magistrati si possono contestare nel merito e impugnare all’interno dei procedimenti», si legge. «La delegittimazione dei colleghi, persino da chi ricopre le più alte cariche istituzionali, è invece un ormai consueto esercizio di intimidazione che non dovrebbe appartenere a uno Stato di diritto. Un esercizio insopportabile».

L’associazione richiama l’autonomia e l’indipendenza della magistratura come «capisaldi della democrazia». Avverte che i giudici «non possono essere il nemico da additare in ogni circostanza all’interno del dibattito pubblico». Un comportamento che, secondo l’Anm, «arreca un danno alla credibilità delle istituzioni».

Tribunale di Milano, Roia e Maccora: «Dichiarazioni irricevibili»

Alla giudice è arrivato anche il sostegno dei vertici del palazzo di giustizia milanese. Il presidente del Tribunale, Fabio Roia, e la presidente della sezione dei giudici per le indagini preliminari, Ezia Maccora, hanno firmato un comunicato congiunto che non cita per nome i destinatari. Le dichiarazioni di «alcuni esponenti politici di rilievo, ricoprenti anche cariche istituzionali», scrivono, sono «irricevibili» ed evidenziano «una scarsa conoscenza – reale o mascherata – degli istituti giuridici di uno Stato di diritto».

I due magistrati riconoscono che la decisione «può essere criticata ed impugnata con i mezzi previsti dall’ordinamento». Respingono però gli attacchi personali a chi deve giudicare «in un contesto sociale obiettivamente complesso». La chiusura rovescia l’aggettivo scelto dalla premier: «La vergogna riguarda altre categorie della vita sociale, non il responsabile e difficile esercizio della giurisdizione».

Youssef Siher libero: le accuse e il fermo di sabato

Siher era stato fermato nella notte di sabato scorso con l’accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata. È ritenuto l’amministratore del canale Telegram del Movimento 17 ottobre, aperto dopo i due giorni di saccheggi e devastazioni che hanno colpito Milano il 17 e il 18 ottobre. La gip ha respinto sia la convalida del fermo sia la richiesta di custodia in carcere avanzata dalla pm Francesca Crupi, titolare dell’inchiesta insieme al procuratore Marcello Viola.

Le motivazioni dell’ordinanza non sono ancora state rese note nel dettaglio. Da quanto emerso nei giorni scorsi, l’impianto accusatorio si fonderebbe su messaggi pubblicati dopo i disordini e sulla mancata rimozione di contenuti violenti scritti da altri utenti del gruppo. Finora non sono stati resi pubblici elementi che colleghino Siher in modo diretto ai saccheggi. La Procura può impugnare il rigetto della misura cautelare davanti al Tribunale del Riesame.

Caso Siher, FdI all’attacco: De Corato contro i magistrati milanesi

Sulla linea della premier si è schierato Riccardo De Corato, deputato di Fratelli d’Italia, vicepresidente della commissione Affari costituzionali della Camera ed ex vicesindaco di Milano. Il parlamentare esprime «estremo sconcerto» e parla di «una decisione vergognosa che dimostra definitivamente come per i magistrati di Milano basti essere arabi, mussulmani o propal per avere un trattamento di favore». Poi aggiunge: se Siher «dovesse ritornare a commettere gli stessi tipi di crimini che ha commesso fino alla data del suo arresto allora la magistratura sarà da ritenersi sua complice».

Nel centrodestra pesa il ricordo recente delle vetrine sfondate e dei negozi svaligiati. La richiesta di fermezza risponde a una domanda di sicurezza diffusa in città, che il governo ha interesse a intercettare. Il video della premier si inserisce in questa cornice: una presa di posizione rapida, rivolta all’opinione pubblica prima ancora che agli addetti ai lavori, coerente con una comunicazione attenta anzitutto al consenso interno.

Siher, lo scontro tra politica e magistratura e le garanzie dell’indagato

Lo scontro rischia di oscurare la questione di merito. Governo e maggioranza difendono la propria lettura di un fatto di ordine pubblico. Anm e Tribunale difendono la dignità della funzione giudiziaria.

Il richiamo allo Stato di diritto, invocato oggi dalle toghe, vale in più direzioni. Riguarda l’indipendenza del giudice, e riguarda anche la presunzione di innocenza di un indagato che non è stato condannato per alcun reato. Le parole di De Corato, che attribuiscono a Siher «crimini» già commessi, non ne tengono conto.

Se la Procura deciderà di impugnare, la prima risposta arriverà dal Tribunale del Riesame. Da quella pronuncia dipenderà un precedente che supera il caso milanese e tocca il confine tra protesta politica online e diritto penale.

Ricordiamoci che se chi organizza un profilo instagram, senza essere direttamente responsabile di alcun atto di violenza né tantomeno istigare alla violenza pubblicamente, può essere accusato di terrorismo e incarcerato senza processo, domani potrebbe toccare a chiunque altro organizzi manifestazioni che poi magari – non per colpa sua – sfuggano di mano.

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