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Tecnologia

Anthropic, da startup etica a asset strategico USA nella sfida con la Cina sull’AI

Tra accuse di spionaggio a laboratori cinesi, contratti con l’intelligence e il modello Mythos, l’azienda di Dario Amodei ridefinisce il confine tra tecnologia e geopolitica.
Byoblu·28 maggio 2026
Tecnologia — Byoblu

Washington, maggio 2026. Anthropic, la società di intelligenza artificiale fondata da Dario Amodei e con sede a San Francisco, si trova al centro di uno degli scenari geopolitici più complessi degli ultimi anni. Da un lato si presenta come paladina dell’etica nell’IA, dall’altro è ormai inserita a pieno titolo nell’ecosistema della sicurezza nazionale americana, con contratti classificati, accordi con agenzie d’intelligence e un modello — Mythos — progettato per identificare vulnerabilità informatiche su scala industriale.

Il quadro che emerge dall’analisi di diversi documenti e rapporti pubblicati tra febbraio e maggio 2026 è quello di un’azienda privata che ha assunto un ruolo quasi da contraente strategico statale, in un momento in cui la competizione tecnologica tra Stati Uniti e Cina si intensifica su più fronti simultaneamente.

L’accusa alla Cina: distillazione industriale dei modelli

A febbraio 2026, Anthropic ha reso pubblica una denuncia nei confronti di tre società cinesi di intelligenza artificiale — DeepSeek, Moonshot AI e MiniMax — accusandole di aver condotto una campagna sistematica di cosiddetta distillazione illecita. Secondo quanto riferito dall’azienda, i laboratori cinesi avrebbero creato circa 24.000 account falsi per aggirare le restrizioni geografiche e generato oltre 16 milioni di interazioni con il modello Claude, estraendo così le capacità del sistema per addestrare i propri algoritmi a costi ridotti.

La tecnica della distillazione — che consiste nel far apprendere a un modello meno potente osservando le risposte di uno più avanzato — è in sé una pratica legittima nell’ambito dello sviluppo interno. Anthropic sostiene tuttavia che il suo utilizzo su scala industriale da parte di attori esterni sollevi gravi implicazioni per la sicurezza, anche perché i modelli ottenuti in questo modo perderebbero i filtri di sicurezza originali, rendendoli potenzialmente utilizzabili per attività offensive come attacchi informatici o sviluppo di armamenti.

Le accuse non sono state accolte senza riserve dalla comunità tecnologica internazionale. Alcune voci critiche, tra cui quella di Elon Musk, hanno sottolineato come le stesse aziende americane abbiano spesso addestrato i propri modelli su dati protetti da copyright raccolti dal web, sollevando un argomento di simmetria che Anthropic non ha ancora affrontato pubblicamente in modo diretto.

Il saggio che ha acceso il dibattito: due scenari per il 2028

Nel maggio 2026, Anthropic ha pubblicato un documento intitolato “2028: Two scenarios for global AI leadership”, che ha generato un ampio dibattito negli ambienti specializzati. Il saggio delinea due scenari contrapposti per i prossimi anni.

Nel primo, Stati Uniti e alleati mantengono un vantaggio competitivo di 12-24 mesi grazie al controllo sui semiconduttori avanzati, al contrasto della distillazione e al rafforzamento dei meccanismi di governance. In questo scenario, le democrazie occidentali riuscirebbero a fissare gli standard globali per lo sviluppo dell’IA.

Nel secondo, Washington non interviene in modo tempestivo: i laboratori cinesi continuano ad accedere a chip e infrastrutture di calcolo attraverso canali non controllati, avvicinandosi alla frontiera tecnologica e mettendo modelli avanzati al servizio di apparati militari, di sorveglianza e offensivi. Secondo Anthropic, questo secondo scenario aprirebbe la strada a strumenti capaci di potenziare la repressione automatizzata e il controllo sociale in contesti autoritari.

Il documento è stato discusso anche attraverso analisi indipendenti online, che ne hanno evidenziato sia le argomentazioni più solide sia i punti controversi, in particolare la posizione dell’azienda sui modelli open source cinesi, ritenuti pericolosi per la loro maggiore disponibilità a rispondere a richieste potenzialmente malevole.

Anthropic e il Pentagono: uno scontro che racconta una dipendenza reciproca

Uno degli episodi più rivelatori degli ultimi mesi è stato lo scontro tra Anthropic e il Dipartimento della Difesa americano. Il modello Claude è attualmente l’unico operativo in alcuni sistemi militari classificati statunitensi, anche attraverso la partnership con Palantir, società specializzata nell’analisi di dati per scopi governativi e militari.

Secondo fonti riportate da diversi media, il segretario alla Difesa Pete Hegseth avrebbe chiesto la rimozione delle restrizioni etiche imposte da Anthropic, in particolare il divieto di utilizzo per sistemi d’arma autonomi e per la sorveglianza di massa interna. Il Pentagono avrebbe addirittura valutato la possibilità di inserire Anthropic in una lista di rischi per la catena di approvvigionamento — una designazione solitamente riservata ad aziende di paesi considerati avversari — chiedendo a Boeing Defense e Lockheed Martin di verificare la propria dipendenza dal modello.

La disputa si sarebbe poi evoluta verso una possibile intesa, con la Casa Bianca che avrebbe avviato trattative per consentire alla NSA e ad altre agenzie federali di utilizzare modelli avanzati di Anthropic per attività classificate. Stando a quanto riportato da Rivista AI, l’amministrazione americana avrebbe approvato una richiesta da 9 miliardi di dollari per l’acquisto di chip Nvidia Blackwell destinati a infrastrutture AI classificate.

Anthopic non ha confermato ufficialmente i dettagli di questo accordo.

Mythos: il modello che ha cambiato le trattative

Un elemento che avrebbe rafforzato la posizione contrattuale di Anthropic nei confronti delle istituzioni americane è il rilascio di Mythos Preview, un modello specializzato nell’identificazione di vulnerabilità software, distribuito secondo l’azienda solo a partner selezionati. Secondo il rapporto tecnico citato da grigio.org, si tratterebbe di un sistema con capacità eccezionali nella scoperta e nello sfruttamento di falle informatiche.

Anthopic ha usato questo modello come argomento a sostegno della propria tesi geopolitica: se uno strumento simile fosse stato sviluppato prima da un laboratorio cinese, Pechino avrebbe ottenuto un vantaggio immediato nella capacità di colpire infrastrutture critiche occidentali. La stessa architettura, è il ragionamento implicito, può essere usata tanto per la difesa quanto per l’offesa.

La posizione della Cina e il ruolo dei semiconduttori

Anthopic riconosce nel proprio saggio che la Cina non è semplicemente un paese che replica l’innovazione altrui, ma un competitore con capacità proprie in crescita. Il nodo centrale della competizione, secondo l’azienda, resta l’accesso ai chip più avanzati. Le restrizioni all’export imposte da Washington nei confronti di Pechino — che limitano la vendita di semiconduttori prodotti da Nvidia e TSMC — sono considerate da Anthropic come uno degli strumenti più efficaci per mantenere il vantaggio tecnologico americano.

Pechino, dal canto suo, ha adottato una strategia di “fusione civile-militare” che integra ricerca universitaria, startup e forze armate, e ha puntato sullo sviluppo di modelli open weight — sistemi aperti e modificabili — che le aziende americane guardano con sospetto, temendo che possano essere usati da attori indiretti per condurre operazioni offensive mantenendo una certa distanza istituzionale.

Una posizione ambivalente, un’azienda al bivio

Ciò che emerge dal complesso di queste vicende è una tensione strutturale difficile da risolvere. Anthropic si presenta pubblicamente come un’azienda attenta ai rischi dell’IA, contraria alla sorveglianza di massa e alle armi autonome. Allo stesso tempo, i suoi modelli sono integrati in sistemi militari e d’intelligence, il suo principale modello cyber è progettato per identificare vulnerabilità, e la sua narrativa geopolitica è esplicitamente allineata con la strategia di contenimento della Cina da parte degli Stati Uniti.

Come ha osservato il Corriere della Sera in un’analisi firmata da Federico Rampini del 27 maggio 2026, “la Silicon Valley sta così tornando alle origini”: Internet nacque da programmi del Pentagono, il GPS da esigenze militari, e ora l’intelligenza artificiale compie lo stesso percorso — da innovazione commerciale a infrastruttura strategica. La novità, semmai, sta nel fatto che questa volta le aziende tecnologiche non sono semplici fornitrici, ma interlocutori capaci di negoziare condizioni con l’apparato statale.

La partita è aperta, e i prossimi sviluppi dipenderanno in larga misura da come si evolveranno le trattative tra Anthropic, il governo americano e i regulatori internazionali — nonché dalla risposta della Cina alle pressioni sui semiconduttori e alle accuse di spionaggio tecnologico.

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