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GAS, a ottobre prezzo alle stelle: per i vulnerabili +9,1%. «Record storico, mai così alto»

Materia prima a 88,36 euro al megawattora per 2,3 milioni di clienti. Spesa annua a 1.945 euro. I consumatori: nella manovra nulla sul caro energia.
Byoblu·03 novembre 2026
Economia — Byoblu

Per i clienti vulnerabili il prezzo del gas di ottobre sale del 9,1%. Il dato è stato diffuso oggi da Arera, l’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, che ogni mese aggiorna a consuntivo la tariffa del servizio di tutela della vulnerabilità. La sola materia prima arriva a 88,36 euro al megawattora. L’Autorità motiva l’aumento con il deciso rialzo delle quotazioni sui mercati all’ingrosso, senza indicare che cosa abbia spinto in alto quelle quotazioni.

L’aumento riguarda 2,3 milioni di clienti. La spesa annua stimata per il gas sale a 1.945 euro. Sommando la luce si arriva a 2.814 euro. Sono le cifre più pesanti per le famiglie che hanno meno margini.

Prezzo del gas per i vulnerabili, chi paga il rincaro di ottobre

Nel servizio di tutela della vulnerabilità sono rimasti i clienti che la legge considera più esposti: gli over 75, i beneficiari del bonus sociale, le persone con disabilità, chi utilizza apparecchiature salvavita alimentate a energia elettrica, chi abita in moduli abitativi di emergenza o in isole minori non interconnesse. Per loro il prezzo non è il frutto di una scelta commerciale. Lo fissa l’Autorità, che lo ricalcola mese per mese sulla base dell’andamento del mercato all’ingrosso.

Un meccanismo di questo tipo dovrebbe offrire trasparenza. In pratica trasferisce sulle bollette dei più fragili, senza filtri, ogni oscillazione dei mercati. A ottobre l’oscillazione è stata verso l’alto, e consistente.

L’Unione nazionale consumatori parla di «un record storico, mai così alta». Le associazioni dei consumatori contestano anche la legge di bilancio: nella manovra, sostengono, non c’è nulla contro il caro energia.

Caro gas, le cause che il comunicato di Arera non nomina

Il richiamo alle quotazioni descrive il meccanismo e lascia fuori le ragioni. Il prezzo del gas in Italia segue quello degli hub europei, a cominciare dal TTF di Amsterdam, e la volatilità di quei mercati discende da scelte precise. Dal 2022 l’Unione europea ha deciso di ridurre fino ad azzerare il gas russo, che arrivava via tubo con contratti di lungo periodo, e di sostituirlo in larga parte con gas naturale liquefatto acquistato sul mercato globale. Quel mercato è più caro, più instabile ed esposto alla concorrenza degli acquirenti asiatici. Il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream, nel settembre del 2022, ha reso la svolta di fatto irreversibile.

Sono decisioni politiche e hanno un costo, che oggi si misura anche nella bolletta di un pensionato over 75. Le motivazioni tecniche dell’Autorità sono corrette nel loro perimetro. Il perimetro, però, esclude proprio la parte della storia che spiega perché l’Europa paghi l’energia più cara dei suoi concorrenti.

Stoccaggi pieni e bollette in salita, il paradosso italiano

L’Italia dispone di una delle reti di stoccaggio più ampie d’Europa e negli ultimi anni ha puntato sul riempimento dei depositi come assicurazione contro le crisi. La strategia ha funzionato sul piano della sicurezza fisica delle forniture: il rischio di restare senza gas in inverno si è ridotto.

Gli stoccaggi garantiscono la disponibilità del gas, ma ne lasciano il prezzo al mercato. Il gas immagazzinato viene comprato alle quotazioni correnti e il prezzo pagato dai clienti continua a essere agganciato agli hub. I depositi pieni attenuano il rischio di razionamenti e lasciano intatta l’esposizione delle famiglie ai rialzi. È il motivo per cui i rincari proseguono anche con le riserve ai livelli di sicurezza.

Manovra e caro energia, le misure strutturali che mancano

Negli ultimi anni la risposta pubblica al caro energia si è affidata soprattutto a strumenti temporanei: bonus sociali, riduzioni degli oneri di sistema, contributi una tantum. Misure utili a contenere l’emergenza, che si esauriscono con la loro copertura finanziaria e lasciano invariato il meccanismo di formazione dei prezzi.

Le questioni strutturali restano aperte. Una è il legame fra prezzo del gas e prezzo dell’elettricità, che in Italia continua a dipendere in larga parte dal costo delle centrali a gas. Le altre sono il ricorso a contratti di fornitura di lungo periodo a prezzi stabili, il peso della produzione nazionale e la revisione delle scelte europee di approvvigionamento. Secondo le associazioni dei consumatori, nella legge di bilancio nessuno di questi fronti viene affrontato.

Per 2,3 milioni di clienti il rincaro di ottobre è già nella prossima bolletta. Il prossimo aggiornamento di Arera, con il prezzo di novembre, è atteso nei primi giorni di dicembre, all’inizio della stagione dei consumi più alti.

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