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Economia

Arriva l’Euro digitale: cos’è, come funziona e i rischi per la libertà dei cittadini

Il Parlamento europeo accelera verso la moneta elettronica della BCE. Ma chi controlla l’accesso al tuo denaro?
Byoblu·14 giugno 2026
Economia — Byoblu
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Il Parlamento europeo ha compiuto un passo decisivo verso l’introduzione dell’euro digitale. Il 10 febbraio scorso, l’assemblea di Strasburgo ha approvato due risoluzioni a sostegno del progetto, confermando la direzione tracciata dalla Banca centrale europea e dalla Commissione europea. Il 14 giugno 2026, intanto, è emersa la bozza degli “emendamenti di compromesso” elaborata dalla Commissione Affari economici del Parlamento Ue: un testo di oltre cento pagine atteso al voto in commissione il 23 giugno e in plenaria a inizio luglio. Se tutto procede secondo i piani, il via libera definitivo al regolamento potrebbe arrivare entro fine anno, con un progetto pilota nel 2028 e il lancio ufficiale nel 2029.

Ma di cosa si tratta esattamente? E cosa cambierà nella vita quotidiana dei cittadini europei?

Che cos’è l’euro digitale: spiegato in parole semplici

L’euro digitale non è una criptovaluta, né uno strumento finanziario speculativo. È, a tutti gli effetti, una forma di denaro pubblico emesso direttamente dalla Banca centrale europea — esattamente come lo sono oggi le banconote e le monete che abbiamo in tasca. La differenza è che esisterebbe solo in forma elettronica, conservato in un “portafoglio digitale” (chiamato wallet) su uno smartphone o su una card fisica.

Come il contante, avrebbe corso legale: i negozi sarebbero obbligati ad accettarlo. Funzionerebbe sia online che offline — anche senza connessione a internet, avvicinando il telefono o la carta a un terminale. Si potrebbe usare per pagare in negozio, fare acquisti online, trasferire denaro ad altri privati tramite app.

Giuridicamente, si tratterebbe di una passività diretta della BCE nei confronti del cittadino: in pratica, il tuo credito non sarebbe nei confronti di una banca commerciale (come avviene oggi con il conto corrente), ma nei confronti dell’istituto centrale. Una distinzione tecnica, ma con implicazioni importanti.

I servizi di pagamento di base sarebbero gratuiti per i cittadini. Le commissioni a carico degli esercenti sarebbero soggette a un tetto massimo. I fornitori di servizi non potrebbero imporre pratiche commerciali per aggirare il diritto alla gratuità.

Come si usa: conti, wallet e limiti di giacenza

Ogni cittadino potrebbe aprire un conto in euro digitali presso una banca o un intermediario di pagamento abilitato. Per chi non ha un conto bancario tradizionale — anziani, persone con disabilità, soggetti con scarsa dimestichezza digitale — è previsto un accesso universale: enti pubblici, autorità locali e uffici postali (in Italia, le Poste) fungerebbero da “distributori di ultima istanza”.

Il wallet potrebbe essere ricaricato tramite bonifico bancario o versamento in contanti. I pagamenti avverrebbero con carta o app, anche tramite strumenti già esistenti come l’App IO in Italia, che potrebbe integrare l’autenticazione e l’autorizzazione dei pagamenti.

Sul tetto massimo di euro digitali detenibili nel wallet, la bozza supera l’ipotesi iniziale dei 3.000 euro: sarà definito un semplice “holding limit” con meccanismi da precisare entro il 2028. In ogni caso, per i pagamenti superiori al limite, la differenza verrebbe automaticamente prelevata dal conto corrente ordinario del titolare. Gli esercenti, invece, non potrebbero trattenere euro digitali: gli incassi confluirebbero immediatamente sul conto bancario tradizionale.

Perché l’Europa vuole l’euro digitale

La motivazione ufficiale è quella della sovranità strategica: oltre due terzi dei pagamenti con carta nell’eurozona passano per circuiti extra-europei come Visa, Mastercard e American Express. Tredici dei venti Paesi dell’eurozona non dispongono nemmeno di un circuito di pagamento domestico. In caso di ritiro di questi operatori — per ragioni politiche, commerciali o di sanzioni — ampie aree dell’Unione si troverebbero improvvisamente senza la possibilità di effettuare pagamenti elettronici.

L’euro digitale ridurrebbe questa dipendenza e consentirebbe alla BCE di mantenere il controllo sulla politica monetaria in un’epoca in cui oltre la metà delle transazioni al dettaglio è già digitale.

Le paure dei cittadini: chi controlla davvero il tuo denaro?

Fin qui la parte tecnica e istituzionale. Ma c’è un altro lato della storia, che le istituzioni tendono a minimizzare e che invece merita attenzione: i rischi per le libertà individuali.

Il denaro contante ha una caratteristica che spesso diamo per scontata: è anonimo, fisico e incondizionato. Una banconota da 50 euro non si spegne per un blackout elettrico, non richiede l’approvazione di un algoritmo, non viene bloccata se il suo proprietario non è gradito a qualcuno.

L’euro digitale, invece, esiste solo in forma elettronica e dipende da infrastrutture tecnologiche. Un blackout informatico — per cause tecniche, cyberattacchi o emergenze di qualsiasi natura — potrebbe rendere temporaneamente inaccessibile il denaro di milioni di persone. I promotori del progetto assicurano che la modalità offline mitigherebbe questo rischio, ma la dipendenza da dispositivi e sistemi rimane strutturale.

C’è poi una questione ancora più delicata: chi decide chi può accedere al proprio denaro?

La bozza di regolamento prevede che la BCE non possa identificare l’utente di una transazione, garantendo un certo livello di privacy. Il testo include anche norme esplicite contro le sanzioni imposte da Paesi terzi: il caso citato è quello di Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU sottoposta a restrizioni finanziarie da parte degli Stati Uniti a partire dal luglio 2025, con una sospensione temporanea disposta da un giudice americano a maggio 2026 e poi reintrodotta su ricorso dell’amministrazione Trump. Con l’euro digitale, si legge nella bozza, nessun Paese terzo potrebbe impedire a un cittadino europeo di accedere ai servizi di base.

Ma chi garantisce che questa protezione valga anche nei confronti delle autorità europee stesse?

Il precedente: le carte di credito usate come strumento di censura finanziaria

La preoccupazione non è teorica. Negli ultimi anni si sono moltiplicati i casi in cui società private che gestiscono sistemi di pagamento hanno chiuso conti o bloccato l’uso delle carte a persone di cui non condividevano le opinioni.

Nel 2021, PayPal bloccò i conti di diversi attivisti e giornalisti britannici critici delle politiche di genere, tra cui la scrittrice Posie Parker. Nel 2022, durante le proteste dei camionisti in Canada contro le misure anti-Covid, il governo di Justin Trudeau invocò la legge sulle emergenze per congelare i conti correnti di centinaia di manifestanti — senza mandato giudiziario. Mastercard e Visa interruppero i servizi verso la piattaforma di pagamenti alternativa GiveSendGo, usata dai manifestanti per raccogliere fondi. Sempre nel 2022, Stripe e PayPal sospesero i servizi a diverse testate giornalistiche alternative, senza fornire spiegazioni dettagliate.

Questi non sono casi isolati. Sono esempi di come il controllo sulle infrastrutture di pagamento possa trasformarsi in uno strumento di pressione politica e sociale, indipendentemente da qualsiasi sentenza di un tribunale.

Ora: un euro digitale gestito da un’istituzione pubblica sovranazionale è diverso da un servizio offerto da un’azienda privata americana. Ma l’architettura di un sistema in cui il denaro esiste solo in forma digitale e dipende da intermediari abilitati — banche, Poste, app certificate — crea comunque punti di controllo che oggi, con il contante, semplicemente non esistono.

Il nodo irrisolto: la privacy e la programmabilità del denaro

Uno dei rischi più discussi dagli esperti critici riguarda la cosiddetta programmabilità della moneta digitale: la possibilità tecnica, insita in qualsiasi valuta elettronica, di imporre condizioni all’uso del denaro. Scadenze entro cui spendere i fondi, limitazioni per categorie di beni, blocchi automatici in caso di comportamenti ritenuti irregolari.

I promotori dell’euro digitale assicurano che nulla di tutto ciò è previsto dal progetto europeo. Ma la possibilità tecnica esiste, e nessuna norma è eterna. Le leggi cambiano, i governi cambiano, le priorità politiche cambiano.

Il problema strutturale è che, con un sistema interamente digitale, la distanza tra il denaro e il potere che lo governa si azzera. Con il contante, anche un cittadino in disaccordo con le istituzioni può comprare pane e pagare l’affitto. Con un sistema esclusivamente digitale, quella possibilità dipende da chi controlla i server.

Conclusione: un progetto da seguire con attenzione

L’euro digitale può offrire vantaggi reali: commissioni più basse, maggiore accessibilità per chi è escluso dal sistema bancario, indipendenza dai colossi americani dei pagamenti. Questi sono argomenti seri che meritano considerazione.

Ma l’introduzione di una moneta interamente digitale è una trasformazione strutturale del rapporto tra cittadini, denaro e potere. Un cambiamento che non può essere valutato solo sulla base delle promesse istituzionali, ma che richiede garanzie giuridiche robuste, controlli indipendenti e un dibattito pubblico aperto — che finora è stato quasi del tutto assente.

Il voto in commissione è atteso per il 23 giugno. Il tempo per farsi un’opinione informata si sta esaurendo.

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