Attacco hacker ai frigoriferi dei supermercati in Francia: temperature a 50° e decine di milioni di danni

Nella notte tra ieri e oggi un attacco hacker ha colpito i frigoriferi dei supermercati in Francia. Gli autori, finora non identificati, hanno preso il controllo a distanza dei sistemi che regolano la refrigerazione in centinaia di punti vendita. Hanno avviato uno sbrinamento forzato e continuo. Banchi frigo e congelatori si sono scaldati invece di raffreddare. Stamattina molti negozi hanno dovuto buttare carne, surgelati e verdure. Intermarché, Coopérative U ed E. Leclerc hanno confermato di essere stati colpiti. La procura di Parigi ha aperto un’indagine.
Come funziona l’attacco ai frigoriferi
Lo sbrinamento è una funzione ordinaria. Serve a sciogliere il ghiaccio che si accumula sugli elementi refrigeranti. Di norma dura circa due ore al giorno.
Secondo quanto ricostruito, gli aggressori l’hanno trasformato in un ciclo continuo. Un portavoce di Les Mousquetaires, il gruppo che controlla Intermarché e Netto, ha riferito che le temperature hanno raggiunto i 50 gradi per circa sei ore. Fonti citate dall’emittente francese BFM TV raccontano che i dipendenti, all’apertura dei frigoriferi, hanno sentito «un’ondata di calore».
In alcuni punti vendita una parte della merce è stata salvata, probabilmente perché lì l’attacco sarebbe partito più tardi nella notte. Altrove la perdita è totale. Intermarché ha comunicato che i negozi colpiti dovranno gettare «tutti i prodotti» freschi e surgelati.
La procura di Parigi segnala anche principi di incendio. L’inchiesta dovrà identificare le vittime e stabilire il nesso con i danni denunciati, in termini di alimenti persi e di incendi. Non sono stati forniti dettagli su dove e come si siano sviluppate le fiamme.
Quanti supermercati sono stati colpiti
I numeri sono cambiati più volte nel corso della giornata.
- Intermarché e Netto: un primo conteggio parlava di circa 150 negozi. In seguito il gruppo ha indicato almeno 300 punti vendita.
- Coopérative U: le cifre oscillano tra «meno di 100» e «oltre 100» negozi, a seconda delle comunicazioni riportate.
- E. Leclerc: «diversi» punti vendita. L’insegna, la più grande di Francia, ha confermato che l’attacco ha riguardato uno dei suoi fornitori di impianti frigoriferi.
- Carrefour: un portavoce avrebbe confermato circa 80 supermercati coinvolti, su circa 6.000 del gruppo.
Il sito specializzato jebosseengrandedistribution.fr cita anche Carrefour Market e Monoprix, senza conferme ufficiali dalle aziende. Le stime complessive circolate in Francia vanno da 250 a 350 negozi.
Danfoss e i sistemi «legacy»
Una fonte vicina al dossier indica come bersaglio i sistemi di controllo della refrigerazione prodotti dalla danese Danfoss. Si tratta delle centraline elettroniche che gestiscono temperature e cicli di più banchi frigo contemporaneamente. Spesso sono collegate in rete per il monitoraggio a distanza.
Danfoss ha spiegato che gran parte dei dispositivi colpiti sono prodotti «legacy», cioè vecchi modelli che «non ricevono più aggiornamenti software o di sicurezza». L’azienda cita in particolare i regolatori AK-SM800 e AK-SC355. Una versione del primo usava un firmware, il software interno del dispositivo, ormai superato. Danfoss afferma di aver raccomandato da tempo ai supermercati di sostituire quei modelli. Non ha indicato quanti sistemi siano stati compromessi.
Secondo BFM TV, gli attacchi avrebbero riguardato le versioni del software di regolazione precedenti alla 4. Les Mousquetaires, dal canto suo, sostiene che spetta al fornitore presentare denuncia alle autorità.
Come siano entrati gli aggressori, al momento, non lo ha detto nessuno: né le catene né Danfoss. Esistono però segnalazioni precedenti. A maggio 2025 la CISA, l’agenzia statunitense per la sicurezza informatica delle infrastrutture, aveva avvertito di una vulnerabilità grave (catalogata come CVE-2025-41450) nella piattaforma Danfoss AK-SM 8xxA. La falla permetteva di aggirare l’autenticazione, cioè il controllo di accesso. Ad agosto i ricercatori di Team82, gruppo della società di sicurezza Claroty, avevano individuato nei controller Danfoss un accesso nascosto, basato su un codice giornaliero, capace di dare pieni poteri di amministratore. Danfoss aveva rilasciato una correzione. Gli stessi ricercatori avevano trovato migliaia di questi dispositivi raggiungibili da internet. Non è noto se queste falle siano state sfruttate nell’attacco della scorsa notte.
Governo, ANSSI e Bruxelles
Una persona vicina al primo ministro Sébastien Lecornu ha riferito che l’ANSSI, l’agenzia nazionale francese per la sicurezza dei sistemi informativi, ha già individuato «una vulnerabilità in un software fornito da un’azienda danese» e ha contattato il produttore. L’agenzia è in contatto con le omologhe europee, perché altri Paesi potrebbero essere esposti. Sta inoltre cercando le altre aziende francesi che usano gli stessi sistemi, per avvisarle e limitare la diffusione dell’attacco.
Il commissario europeo all’Agricoltura e all’alimentazione, Christophe Hansen, ha condannato l’attacco su X. Ha scritto che «la sicurezza alimentare richiede più attenzione a tutti i livelli» e che lo sfruttamento del cibo come strumento di attacco è ormai una «realtà».
Dominique Schelcher, amministratore delegato di Coopérative U, ha confermato che i problemi sono iniziati domenica notte: «Colpire attrezzature essenziali per la conservazione dei prodotti freschi e per l’approvvigionamento alimentare dei francesi è di estrema gravità ed è senza precedenti. È inaccettabile». Ha aggiunto che i team lavorano con i tecnici frigoristi e che servirà un’indagine per fare piena luce.
Nessuna fonte, finora, ha attribuito l’attacco a un soggetto preciso né ne ha chiarito il movente. Il contesto politico è comunque presente nel dibattito francese: il mese scorso il presidente Emmanuel Macron aveva ordinato misure per proteggere le infrastrutture critiche dagli «attacchi ibridi» russi (una volta era sempre colpa degli integralisti islamici, ricordate?). Non esiste, allo stato, alcun elemento pubblico che colleghi quanto accaduto a quella minaccia.
Antoine Hautin, della società di consulenza informatica Almond, osserva che impianti industriali come quelli frigoriferi, a lungo isolati da internet, oggi sono collegati tramite sensori e sistemi di monitoraggio remoto. Colpendo probabilmente centinaia di unità nello stesso momento, l’attacco mostrerebbe secondo lui «un certo livello di sofisticazione».
Paesi Bassi e Belgio: disservizi paralleli
Ieri pomeriggio, nei Paesi Bassi, un incidente informatico ha messo fuori uso i siti di Albert Heijn, Etos e Gall & Gall, con ripercussioni sulle consegne. Sono andate in tilt anche le etichette elettroniche dei prezzi, i cartellini digitali sugli scaffali. Albert Heijn ha dichiarato di aver adottato «immediatamente misure per proteggere» il proprio ambiente informatico, compreso lo spegnimento preventivo di alcuni sistemi. Disservizi sono stati segnalati anche dalla catena belga Delhaize. Entrambe fanno capo al gruppo Ahold Delhaize, che ha parlato di un «incidente di sicurezza informatica».
Non ci sono prove pubbliche che i fatti olandesi e belgi siano collegati all’attacco ai frigoriferi francesi.
I danni
Intermarché ha denunciato spreco alimentare e perdite economiche senza fornire cifre. Un Intermarché e un Leclerc di Haguenau, in Alsazia, stimano insieme 270.000 euro di danni. Le prime valutazioni complessive parlano di perdite vicine ai 300.000 euro, destinate a salire fino a diversi milioni su scala nazionale. Alcune proiezioni di stampa arrivano alle decine di milioni, ma si tratta di estrapolazioni.
Il prossimo passaggio è nelle mani della procura di Parigi, che dovrà censire i negozi colpiti e quantificare i danni, e dell’ANSSI, impegnata a individuare le altre aziende francesi che usano gli stessi controller.