Sigarette a 11,40 euro entro il 2030: si parte in Germania.

Il ministero federale delle Finanze tedesco ha messo a punto una bozza di legge che prevede un aumento progressivo delle accise sui prodotti del tabacco nell’arco di quattro anni. Stando al documento — riportato il 19 giugno 2026 dall’agenzia di stampa Deutsche Presse-Agentur e ripreso da diverse testate tedesche — il prezzo medio di un pacchetto da venti sigarette potrebbe salire dagli 8,80 euro stimati per il 2027 agli 11,40 euro previsti per il 2030. Si tratta di un incremento di circa il 30% in tre anni.
La quota di accisa per pacchetto salirebbe da circa 4,40 a 5,75 euro. La misura si applicherebbe anche agli altri prodotti del tabacco attualmente in commercio.
Obiettivi dichiarati: bilancio e salute pubblica
Un portavoce del ministero, rispondendo a una richiesta di chiarimenti, ha indicato che la bozza è orientata anche «alla protezione della salute pubblica» e risulta coerente con l’obiettivo di ridurre il tasso di fumatori tra i giovani e gli adulti. Al tempo stesso, ha sottolineato come il consolidamento del bilancio statale attraverso il rafforzamento delle entrate fiscali rappresenti una priorità politica, e che l’aumento delle accise sul tabacco rientra in questo quadro.
Dal punto di vista finanziario, il ministero stima entrate aggiuntive crescenti anno dopo anno: circa 756 milioni di euro nel 2027, 1,6 miliardi nel 2028, 2,5 miliardi nel 2029 e 3,6 miliardi nel 2030. Si tratta di proiezioni contenute nella bozza e da considerarsi stime soggette a revisione.
Il contesto: la Germania è tra i paesi con le sigarette più economiche d’Europa
Secondo i dati forniti dall’Associazione tedesca dei produttori di sigarette (Deutscher Zigarettenverband), nel 2024 una confezione da venti sigarette costava in Germania in media 7,33 euro. In Francia, nello stesso periodo, lo stesso prodotto raggiungeva i 12,07 euro. Il divario è significativo e da tempo viene segnalato dagli esperti di salute pubblica come un fattore che favorisce il consumo di tabacco, in particolare tra i più giovani.
Le entrate derivanti dall’accisa sul tabacco in Germania si erano mantenute stabili tra i 14,1 e i 14,9 miliardi di euro nel periodo 2011-2023, prima di salire a 15,6 miliardi nel 2024 e a 17,4 miliardi nel 2025. L’incremento degli ultimi due anni riflette in parte già la dinamica dei prezzi e dei consumi.
E in Italia? Le prospettive per il mercato italiano
Il piano tedesco riapre inevitabilmente il dibattito su un tema ricorrente anche nel contesto italiano. In Italia, le accise sui prodotti del tabacco sono disciplinate dal Testo Unico sulle Accise (TUA) e vengono periodicamente aggiornate. Anche nel nostro paese la pressione fiscale sui tabacchi è salita negli ultimi anni, benché i prezzi medi rimangano inferiori alla media dell’Europa occidentale: secondo dati Eurostat, nel 2024 una confezione da venti sigarette costava in Italia attorno agli 5-6 euro per i marchi di fascia media.
Al momento, non risultano — sulla base delle fonti disponibili — annunci ufficiali da parte del governo italiano di un piano strutturato di aumenti delle accise sul tabacco paragonabile a quello tedesco. Tuttavia, le pressioni convergono su più fronti: il fabbisogno di entrate per sostenere la spesa sanitaria e previdenziale, le raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità in favore di una fiscalità più elevata sui prodotti nocivi, e il confronto con i prezzi praticati nei principali paesi partner europei rendono plausibile che il tema torni all’ordine del giorno nelle prossime sessioni di legge di bilancio. Va precisato che, allo stato attuale, si tratta di una valutazione di contesto e non di una misura in discussione: eventuali sviluppi andrebbero verificati con fonti governative italiane aggiornate.
Prossimi passi in Germania
La bozza del ministero tedesco dovrà ora attraversare l’iter parlamentare e ottenere l’approvazione del Bundestag prima di diventare legge. Non è ancora noto il calendario preciso della discussione legislativa. Va ricordato che si tratta ancora di un documento di lavoro — non di una norma vigente — e che eventuali modifiche nel corso del dibattito parlamentare potrebbero alterare le cifre previste.