— 📻 Radio Byoblu 3.0 Iscriviti alla newsletter✉ Newsletter ♥ Sostieni
Il primo blog di informazione indipendente
Ultim'ora
Iscriviti alla newsletter✉ Newsletter byoblu [3.0]
Economia

BCE verso altri rialzi mentre l’economia frena: l’Europa insegue la “piena disoccupazione”?

Mentre la Fed di Washington frena sull’aumento dei tassi pur con inflazione al 4%, Francoforte stringe la vite su un’eurozona con PIL atteso allo 0,8%.
Byoblu·29 maggio 2026
Economia — Byoblu

Mentre il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta avverte che il PIL italiano «ha meno slancio» e che nei peggiori scenari si rischia la stagnazione o addirittura la contrazione, le previsioni degli analisti indicano che la Banca Centrale Europea si appresta a un nuovo rialzo dei tassi d’interesse — un +0,25%, cui potrebbero seguirne altri entro fine anno. Una scelta che lascia aperti interrogativi difficili da ignorare: a chi serve, esattamente, questa politica monetaria?

Il paradosso transatlantico

Il confronto con gli Stati Uniti è, a dir poco, stridente. L’inflazione nell’eurozona si attestava intorno al 3% in aprile — secondo i dati riportati da Il Giornale — mentre oltre Atlantico sfiora il 4%. Eppure è la Federal Reserve americana, non la BCE, a valutare con cautela ulteriori strette, tanto che alcuni analisti non escludono addirittura tagli ai tassi. Nel frattempo, il PIL dell’eurozona per il 2026 è atteso a un magro +0,8%, contro il +2,1% stimato per gli USA (fonte Bloomberg, citata da Il Giornale).

In altre parole: più inflazione, ma più crescita e più prudenza monetaria a Washington. Meno inflazione, meno crescita e più rigore a Francoforte. Il paradosso è sotto gli occhi di tutti.

C’è chi, tra gli osservatori, ha iniziato a chiedersi se la BCE stia in qualche modo perseguendo — involontariamente o meno — la piena disoccupazione, esattamente l’opposto dell’obiettivo dichiarato dalla Federal Reserve, il cui mandato istituzionale prevede esplicitamente la tutela dell’occupazione accanto alla stabilità dei prezzi. Il mandato della BCE, eredità del modello della Bundesbank tedesca, punta invece quasi esclusivamente alla lotta all’inflazione. Una differenza di DNA che si traduce oggi in scelte opposte con conseguenze concrete sulla vita di milioni di europei.

Panetta: «Ricalibrazione possibile, ma senza legarsi le mani»

Anche Panetta, nella Relazione annuale della Banca d’Italia presentata oggi, 29 maggio, ha accennato alla possibilità di una «ricalibrazione» dei tassi BCE, precisando però che occorre procedere «senza legarsi le mani». Un linguaggio prudente, che non smentisce la direzione ma non la certifica nemmeno — e che, alla luce dei dati macroeconomici, suona più come un’apertura futura che come una svolta imminente.

Il governatore ha inoltre messo in guardia su rischi concreti per l’economia italiana: il conflitto in corso nel Golfo potrebbe aggravare le prospettive già deboli di crescita, con scenari di stagnazione o contrazione nei casi peggiori. Ha invitato le banche alla prudenza nel credito, ma ha anche avvertito di evitare «una stretta generale» che penalizzerebbe famiglie e imprese già sotto pressione.

Il ceto medio che scompare e l’Italia del malessere

A fare da sfondo a questo dibattito sui tassi c’è una fotografia sociale preoccupante. Secondo il Rapporto Eurispes 2026 pubblicato oggi, quasi metà degli italiani si dichiara pessimista riguardo al proprio futuro economico. Il ceto medio è in progressiva erosione, le disuguaglianze crescono, le famiglie faticano a far fronte alle spese ordinarie, e cresce la preoccupazione per pensioni e denatalità.

Alzare ulteriormente i tassi in questo contesto significa, concretamente, rendere più cari i mutui, i prestiti alle imprese, il credito al consumo. Significa — per dirla senza troppi giri di parole — sottrarre risorse a chi già ne ha poche.

La Fed di Warsh e i condizionamenti politici

Val la pena notare che la Fed opera in un contesto istituzionale diverso. Il nuovo presidente della Federal Reserve, Kevin Warsh, è in carica solo dal 22 maggio scorso, e come primo atto difficilmente sceglierà un rialzo — mossa che l’amministrazione Trump considera inaccettabile. La BCE, invece, è formalmente indipendente da qualsiasi governo, al servizio di 21 nazioni e dunque, paradossalmente, priva di un interlocutore politico che possa frenarne gli eccessi restrittivi.

Nei prossimi giorni di giugno si capirà se Francoforte sceglierà davvero di stringere ancora, o se prevarrà una lettura più attenta alla realtà economica di un continente che fatica a crescere. Per milioni di italiani, la risposta non è accademica.

📻 RADIO Caricamento…