Beppe Grillo da Fedez, e il Reverendo Jones, l’uomo che sussurra ai cavilli.
Beppe Grillo torna a parlare in pubblico dopo anni di silenzio quasi totale, e lo fa in un podcast. Non è una scelta politica, dice lui. È una scelta di famiglia. «Io sono qua principalmente perché mi ha obbligato la mia famiglia a venire». I figli, la moglie: tutti fan del programma. Soprattutto Ciro, il figlio coinvolto nel processo per violenza sessuale, di cui il padre parla senza girarci attorno: un ragazzo cresciuto «con questa spada di Damocle che ha sulla testa», laureato con 110, padre a sua volta, che «studia per diventare avvocato penalista e gridare al mondo la sua innocenza».
Ha quasi ottant’anni e non lo nasconde. Racconta che in casa, dove vivono due medici, ogni quindici giorni gli fanno «un mini test per l’Alzheimer». «Casa, pane, gatto», ride. Poi tira fuori un quaderno scritto a matita, fitto di appunti notturni. «Questa è la mia mente», dice. Sciami di insetti, api austriache che ballano al contrario delle italiane, un avatar candidato in Colombia. Da qui la confessione più netta della serata: «Come faccio io a fondare un partito, a organizzarlo? Mi dispiace, ma non ho il potere di farlo». Non è una porta chiusa alla politica in generale. Ma ci andrebbe un altro Casaleggio. Che non c’è.
Sul Movimento 5 Stelle, invece, la porta non la chiude: la sbatte. «Oggi il movimento è un’altra cosa, in mano a Reverendo Jones», dice, aggiungendo un’altra etichetta: «l’uomo che sussurrava ai cavilli». Un soprannome che Grillo non scioglie mai in un nome e cognome. Poi il giudizio: «Un movimento che di progressista c’è solo la paralisi della mente progressiva. Cioè non hanno un’idea». Della classe dirigente di oggi dice anche il contrario: «Dicono anche delle cose buone, sono anche persone in gamba». Ma lo spirito «non c’è più», e per questo «avrebbe senso che si chiami in un altro modo». Il limite dei due mandati, ribadisce, era «la cosa che ci diversificava da tutti gli altri partiti. Adesso è un partito normale». E sull’estromissione: «Non ho rimpianti». Fedez ricorda che, quando in una puntata precedente aveva parlato bene di lui, nei commenti aveva trovato «del livore» da parte della base attuale del Movimento.
C’è poi il capitolo della cancel culture che questa volta investe lui stesso, «una piccola manovrina per togliere dalla memoria». Cinque Sanremo con Baudo, ma nel programma dedicato al conduttore lui non compare. Un David di Donatello nell’82, ma il suo nome non è nell’elenco. Un’intervista a Gino Paoli, in cui l’amico di una vita avrebbe parlato di lui per tre minuti, «tagliata». È Grillo stesso a mettere il controcanto: «I miei dicono che invece sono io che mi immagino le cose». [ndr. lo capisco. Provate a cercare il mio nome o quello di Media Pluralisti Europei negli articoli sul Fatto Quotidiano che parlano della Class Action contro la Rai: non lo troverete. Troverete sempre “Generazioni Future e altre associazioni“. Eppure la Class Action è firmata da Ugo Mattei, Claudio Messora, Generazioni Future e Media Pluralisti Europei, ma tant’è, la Cancel Culture colpisce tutti quelli che devono sparire dal dibattito pubblico]
La memoria è anche quella lunga della carriera. La battuta sui socialisti in Cina («a chi rubano?») che gli costò la Rai, ma che, ricorda, fu la coda di dieci minuti sul referendum nucleare di cui gli avevano chiesto di non parlare. La fuga in un monolocale a Cervinia. L’iscrizione al Pd nella sezione di Arzachena per quindici euro, «perché il PD non aveva programmi», e la profezia di Fassino. E Casaleggio, senza il quale, ammette, è rimasto «un po’ privo»: «Ecco quello che non ero io, era lui».
Sul resto della scena italiana Grillo distribuisce giudizi secchi. Su Travaglio: «Non lo sento e non ho nessun tipo di rapporto», pur definendolo «ancora un ottimo giornalista». Sul Fatto Quotidiano: «Non so dare un giudizio, non leggo più». Sul caso Ranucci: nessuna presa di posizione, ma la sensazione che a Report lavorassero «come se volessero arrivare a un punto prestabilito». Su Draghi, «questo banchiere del diavolo» con cui però, racconta, si scambiava messaggi in codice tipo «Le fragole sono mature». Su Vannacci una sola frase: «Chi ha fatto la fortuna di Vannacci? Chi lo contesta». «È come una decalcomania: più gli sputi, più lo inumidisci, e più si appiccica».
E infine il futuro, che resta il suo terreno preferito. Dio come algoritmo, l’intelligenza artificiale usata per scrivere un manifesto («scrivimi come le avessi scritte io»), le auto senza guidatore che cambieranno le città, l’ologramma con cui fece due spettacoli, il voto ai sedicenni, la sanità che è «un problema di cultura, di istruzione» prima che di medici. E una frase che dice tutto del personaggio: «Mi sento postumo di me stesso da vivo». Perché «tutte le cose che dicevo 20 anni fa devono ancora arrivare qua».
Rassegnato o incazzato, gli chiedono alla fine. «Mi vedete rassegnato ora, obiettivamente?». La risposta, come sempre con lui, la deve dare chi ascolta.
Qui sotto la trascrizione integrale, parola per parola, strafalcioni e slang compresi, con le voci un po’ mischiate. Ma si capisce. Se no, in alto, c’è il video.
Beppe Grillo da Pulp Podcast
È difficile definire una persona e la personalità di Beppe Grillo, perché nell’arco della sua vita è stato una moltitudine. Comico satirico più volte censurato. «Ma allora, se sono tutti socialisti, a chi rubano?» Ha cercato di offrire un dibattito su temi come l’ecologia, il superamento dei combustibili fossili e internet, 15 anni prima che questi diventassero focus del dibattito mondiale. «Mi sento postumo di me stesso da vivo, perché tutte le cose che dicevo 20 anni fa devono ancora arrivare qua.» Ha fondato un blog che per anni è stato il più visitato e più visto al mondo. Ha previsto prima di tutti il crack della Parmalat, prevedendo uno dei più grandi disastri finanziari del nostro paese. «Come si fa ad andare in un paese dove i comici sanno le cose due anni prima dei crack più grossi del mondo?» È stato definito dal Time come il politico più potente dopo Berlusconi, che l’ha inserito fra i personaggi più influenti d’Europa nel 2005. Ha fondato un movimento che ha riacceso le speranze di tanti disillusi dalla politica. «Oggi il movimento è un’altra cosa, in mano al reverendo Jones, l’uomo che sussurrava ai cavilli», salvo poi disilluderli forse per sempre. «Un movimento che di progressista ha solo la paralisi della mente progressiva, cioè non hanno un’idea.» Non lo vediamo parlare pubblicamente in maniera libera da diversi anni. «In forma, in forma comunque, eh, sto bene, sto bene.» Siamo felici che abbia scelto il nostro spazio per tornare ad esprimersi e forse, chi lo sa, togliersi qualche sassolino dalle scarpe. «Andiamo in un caos straordinario.» Diamo il benvenuto a Beppe Grillo.
La famiglia lo ha spinto a venire
Io sono qua principalmente perché mi ha obbligato la mia famiglia a venire, giustamente. Sono vostri fan tutti i miei figli, mia moglie. Mi hanno detto: «Mettiti qualcosa per essere in sintonia con le robe». I tatuaggi volevano farmi tatuare, sul serio, per venire qua, e allora ho escogitato questa roba. Sono tutti vostri fan, soprattutto Ciro, mio figlio Ciro, che sta attraversando un momento un po’ particolare, di un’enorme pesantezza, che sta risolvendo, perché io l’ho visto da bambino diciannovenne a maturare così, con questa spada di Damocle che ha sulla testa. Si è laureato 110, ha fatto una famiglia, una bambina stupenda, una moglie straordinaria, studia per diventare avvocato penalista e gridare al mondo un po’ la sua innocenza, perché vuole studiare, sta studiando e vuole difendersi anche da solo, gridare la sua innocenza al mondo.
I test per l’Alzheimer in famiglia
Io in casa ho gli avvocati, ho i medici, ho due medici, un patologo e un radiologo. Quindi ogni 15 giorni, senza che io me l’aspetti, mi fanno un mini test per l’Alzheimer. No, no, non ridere. Mi è venuto da ridere sul momento, in realtà è utilissimo. Se sei lì che mangi, tranquillo: «Che giorno è? Che mese è? L’anno. Casa, pane, gatto. Casa, pane, gatto. 10 per 5. Dimmi le tre parole che ti ho…». Capisci? Allora, ho capito che l’Alzheimer forse è l’ultima sicurezza, è l’ultima sicurezza che ha il cervello, con
quelli che ti rompono i… non ti ricordi più chi sono. Quindi io parto da questo presupposto. Io ho fatto un sacco di cose, non lo so, non tengo neanche conto, mi cimento un po’ con l’intelligenza artificiale che sa più cose di me, sa come sono dentro, che io mi sono dimenticato un sacco di cose, perché la memoria ti tradisce. Io ho capito che la mia memoria, alcuni pensieri che ho, che mi sembravano veri non sono veri. Ho dei ricordi che non servono a niente. La memoria ti fa modificare il tuo passato in base al momento in cui sei nel presente, quindi è il presente che modifica il passato e non il contrario. Infatti i testimoni oculari sono i testi meno attendibili, di solito. Assolutamente.
Esistono ricordi senza senso?
Vuoi dire anche te qualcosa? Uscito dalla lampada. Esistono ricordi senza senso? Esistono, hanno sempre un senso, secondo me, però sono… per esempio, io ho dei ricordi che non mi servono, di cose incredibili. Una poesia in francese imparata a 4 anni. Come fai a…? Io non parlo francese, perché devo ricordarmi questa roba qui? “Ma merk jambo bokum det gemeresset monermo viontia”: non mi serve a niente. Però magari ti proietta in quel momento in cui avevi 4 anni e ti evoca un ricordo più ampio della singola poesia. Ma non mi dà un ricordo dei 4 anni, mi dà un ricordo di come il mio cervello sta diventando.
Il quaderno scritto a matita
Il mio cervello è questo, guarda. Io ti ho portato questo perché la mia intelligenza artificiale è questa qua. Scrivo a matita senza dirlo a nessuno, parlo di intelligenze artificiali, poi c’ho questo tipo di intelligenza morbosa di appuntarmi tutto con la matita, lo vedi? Io vorrei che tu prendessi un foglio a caso di questa roba qua. Questa è la mia mente. Aspetta. Questa è la mia mente. Ti spiego com’è la mia mente. Io penso delle cose, mentre penso delle cose ne penso delle altre. Mi si accavallano i pensieri, non c’ho la parola per esprimere, perché non c’ho la parola. Appena un pensiero mio diventa divulgato, cambio il pensiero. Che tra l’altro è qui: università di non so cosa, software per traffico di sciami di insetti. Allora, lo sciame di insetti: perché io di notte mi alzo e scrivo una roba così? Non posso mica essere normale. Ti fanno solo quello dell’Alzheimer, come testa, casa? Sì. No, no, qualsiasi cosa, mi danno anche delle pastiglie di nascosto.
Le api austriache e le api italiane
Ma allora perché io devo andare a vedere lo sciame degli insetti, delle api, che hanno un linguaggio simile al nostro e succedono le stesse cose? Le api austriache quando incontrano le nostre api italiane… il modo di comunicare delle api è un balletto. Le italiane è in senso orario, le austriache in senso antiorario. Quando si comunicano scoppia un casino perché uno gira così, uno gira di là e non si trovano più. Esattamente quello che facciamo noi al Sud e al Nord. Al Sud parlano coi gesti, gesticolando molto, al Nord molto limitatamente con la gestualità. Ecco, mi sveglio di notte con questi pensieri.
Perché non può fondare un partito
Allora, come faccio io a fondare un partito, a organizzarlo? Mi dispiace, ma non ho il potere di farlo, non ho le facoltà di farlo. Io posso dare degli input, delle idee straordinarie sull’ambiente, sulla religione, sulle cose. La religione, guardate come entra adesso nell’economia, nella finanza, la religione. Questo carattere forte della religione è dovuto al fatto che a Gerusalemme non hanno mai fatto un manicomio, perché si doveva anche fare un pochino. La religione è proprio il morbo di Alzheimer della filosofia.
La religione del non avere
Io ho provato a fare anche un po’ il filosofo, di quelli proprio, capisci? Un po’ di base bassa, di base. E avevo fatto anche l’altrove, una specie di religione, ma neanche buddista: guardarsi dentro, essere felice nel non avere. È bellissimo non avere i tatuaggi. Per esempio, per me è bellissimo non avere i tatuaggi, è bellissimo non avere un cane peloso grosso quando piove, non essere Briatore, e io mi alzo già contento. Questa religione del non essere, essere contenti, era un po’ portare Dio, visto che andiamo su Marte, andiamo sui satelliti, portare Dio là dove è dimenticato. Dio non c’è più. Dov’è Dio? Noi abbiamo vissuto con Dio e non ci sarebbe stato Bach, non ci sarebbe stato Leonardo da Vinci, le cattedrali, non c’era niente senza Dio. Adesso non c’è. Dov’è? Andiamo su Marte e portiamolo lì. Era un discorso molto religioso a favore di Dio, perché Dio ha fatto anche un po’
Il rosario della nonna e l’iPhone
Di casino. Diciamo che cambia con le epoche. Secondo me il Dio di oggi l’hai menzionato tu, che è l’intelligenza artificiale, e il Dio di oggi è un algoritmo. Ma guarda, guarda che la differenza: mia nonna mentre parlava con me aveva in mano qualcosa, come ogni oggi abbiamo in mano l’iPhone, aveva in mano invece dell’iPhone un rosario, e mentre parlava con me pregava con la mano antropologica, quindi parlava con me mentre facevo un’altra cosa, esattamente quello che siamo adesso. Dio è un algoritmo e io non lo so. Io so solo che ho bisogno di credere in qualcosa che non vedo, ma lo vedi da tutte le parti: le madonne che piangono e questa pareidolia che si chiama, che vedi.
Il panino con la Madonna e il Cristo degli abissi
C’è stata una coppia nel 2004 che mi ha stupito molto, che ha trovato in un cassetto un panino col formaggio e c’era l’immagine della Madonna, l’ha venduta a 28.000 dollari. Ora quello che ha comprato il panino ha detto: “Lo prendo perché c’è già due toast dove si vede Gesù”. Io ho pensato: faceva delle colazioni. Han portato il Cristo degli abissi in provincia, nel 2004, a Genova per pulirlo. Han visto che c’era nella sagoma di questo Cristo l’immagine di Padre Pio. S’è sparsa la voce di Padre Pio, pullman dal basso Piemonte. Dov’è Padre Pio? Dov’è?
I neuroni che si attivano con la preghiera
Abbiamo bisogno di credere in qualcosa che non vediamo. Lo diceva Sant’Agostino nel 350 dopo Cristo. Abbiamo bisogno, siamo predisposti. Hanno fatto l’età al cervello, dei grandi neurologi. Han visto che abbiamo dei neuroni che si attivano solo con la preghiera. Quindi questa cosa sta scomparendo. Crediamo, Dio si è trasformato in questa intelligenza, come hai detto tu, in un algoritmo. Dove ci porta io non lo so, probabilmente, e sono felice. Probabilmente può darsi che sia la fine della nostra specie. Io sono d’accordo su questo, parlo spesso. Ci sostituiranno, una liberazione, faranno un lavoro migliore di noi per il pianeta. Ma ti rendi conto che meraviglia? Abbiamo distrutto i Neanderthal con l’homo sapiens. Ora l’homo sapiens sarà distrutto dall’homus tecnologicus, matrix.
Il racconto di Asimov: 9 per 7
Se tu leggi Asimov nel ’54, io vi pregherei di leggerlo. Asimov nel ’54, un racconto, si chiama 9×7. Il mondo nostro è in conflitto con un altro mondo di una galassia lontana, si sparano missili reciproci, hanno gli strumenti per abbatterli tutti e due, quindi è una situazione di stasi. Fanno questa grande riunione dei tecnocrati dell’epoca mondiali e si presenta uno e dice: “Io so fare un’operazione senza il calcolatore”. Come? Senza il calcolatore è impossibile, senza il calcolatore non si fa niente. Io posso fare 9×7, ma senza calcolatore è un mago, un illusionista, non ci credeva nessuno. E dice: 9×7, 63. Rimangono tutti svegliati. Ma dove l’hai preso? Da dove è uscito questo caffone che ci prende per i fondelli? E dice: no, posso anche fare una moltiplicazione di 55×94. E come fai senza calcolatore? Ha preso la penna, la carta e si è messo a fare l’operazione di moltiplicazione. Ha detto: “Ma cos’è? Una calcolatrice di carta non l’abbiamo mai vista”. Avevano perso la memoria dell’uomo che poteva essere calcolare qualcosa, perché era tutto affidato alle macchine.
Perché non uso ChatGPT
Che è la motivazione per la quale io non ho mai utilizzato Chat GPT, non perché io sia contrario al principio, ma perché tendo poi ad impigrirmi, cioè deleghi costantemente tutte le azioni della tua vita. Sì, però io ho goduto. Io ho quasi 80 anni, quindi parto, non sono della tua generazione, neanche nella sua, ma io quando ho detto a GPT: senti, vorrei fare una visione di come oggi la politica questa cosa qua, fammi due cose, scrivimi su questi temi, e gli ho dato i temi, me li ha messi giù. Poi gli ho chiesto: scrivimi come le avessi scritte io queste cose qua, e me l’ha scritta come fossi io. Ci ho messo anche due o tre bellin in più, che ho detto: “Ma non scadiamo così in basso”, “Scusami, scusami”, ma sì, poi si scusa.
Il manifesto e le istituzioni del paleolitico
E allora mi ha scritto una roba, è venuto fuori questo specie di manifesto che ho fatto, non so se l’avete letto, vabbè, è un manifesto dove dico banalmente delle cose. Dico che tutta l’intelligenza artificiale, l’algoritmo impara, impara la democrazia, no? Siamo rimasti fermi con delle istituzioni del paleolitico, con una tecnologia che vorticosamente ci gira attorno in questo presente vorticoso, e non ti muovi più di lì. Vai, vai indietro. Piuttosto il futuro è certo, è il passato che non è più certo. È questo che mi
Sassonia, centri storici e periferie
Stupisce. Ecco che ci buttiamo nel fascismo, nel nazionalismo, nella bandiera. La patria è una, sono malattie infantili come gli orecchioni. Ora il fenomeno che c’è, questo della Sassonia, è spiegabile molto, se ci pensi, nei centri storici delle città della Sassonia che hanno votato a destra molto forte, e i centri storici hanno tenuto la socialdemocrazia. È la periferia che ha votato contro, perché sono due visioni dello straniero completamente diverse. Lo straniero non esiste. Esiste il povero. Lo straniero, quando c’ha un milione di dollari, va in qualsiasi parte del mondo occidentale, lo prendono, gli fanno la cittadinanza in 5 giorni. Quindi di cosa parliamo? Parliamo che la periferia ha una visione terrificante: mi porta via il lavoro, delinque, mi fa star male, è in concorrenza. Il centro delle città dice no, è un valore aggiunto, mi fa fare i lavori, vengono le badanti e tutte le cose che non abbiamo più, la manodopera da fare. Quindi sono proprio due visioni.
Le persone intelligenti si nascondono
E allora mi fa capire che il pensiero si sta rattrappendo un po’. Io, ragazzi, non voglio essere presuntuoso, ma oggi le persone intelligenti si nascondono, hanno paura di sembrare, di confrontarsi con, non so, con qualcuno di questi qui. Vannacci, per l’amor di Dio, il futuro di Vannacci sono le domande stupide. Le future di Vannacci sono le domande con un sottile astio sotto, quello che diciamo sempre anche noi, che lui risponde, ecco, perfettamente, perché lui risponde con un italiano… Guarda, chi ha fatto la fortuna di Vannacci, secondo te? Chi lo contesta. Vannacci, più li sputi sopra, è come una decalcomania: più li sputi, la inumidisci, più si appiccica.
Il calo della conoscenza e i numeri dei libri
E allora, voglio dire, questi sono fenomeni che ci sono sempre stati, ma qui parliamo di un calo totale della conoscenza. Io parlo con della gente, a volte, che fa finta di capire, ma capisce il 30% di quello che dico con le parole che uso. Anche lui ogni tanto mi guarda un po’, capito? Ma no, voglio dire, capiscono a blocchi. Facciamo 130.000 libri all’anno, di cui 75 cartacei e 70 in digitale. Stampiamo 2 milioni e mezzo di copie all’anno. Abbiamo un italiano, il 50% degli italiani non legge un libro all’anno. Abbiamo una ignoranza di ritorno che è terrificante. Fanno finta di capire, prendono una parola e poi fanno i concetti, le parole. Io ho vissuto di parole, non sono più quello che volevano dire le parole. Economia, finanza, sostenibilità non vogliono più dire niente.
Perché abbiamo impostato così la puntata
Andiamo, possiamo dare ordine. Tu prima parlavi sia di memoria che di generazione e noi abbiamo impostato la puntata. Sapevamo benissimo che dovevamo solo offrirti il palcoscenico, perché com’è giusto che sia, e quindi sarà così la puntata. Ma noi cercheremo di dare un ordine. L’assunto da cui siamo partiti noi per organizzare questa puntata è proprio il modo in cui l’abbiamo organizzata, ovvero tu vieni in Sardegna, ci incontriamo tutti e tre e inevitabilmente, sia per memoria che per generazione, la tua figura incontra le nostre generazioni. E per noi, posso dire, perché ne abbiamo parlato più volte, io e Davide, sei stato un faro per la formazione politica della nostra generazione e hai regalato grandi speranze a persone come noi. E a un certo punto, durante la conversazione, ci rendiamo conto che la mia fidanzata, classe 2001, non sapeva chi cazzo fossi. E quindi ci siamo domandati: ma ha senso partire da una monografia su Beppe Grillo dove raccontiamo cosa è stato Beppe Grillo, perché nelle tue 5, 10 vite è racchiusa un po’ anche la storia di questo paese, sono racchiuse anche le speranze illuse, le illusioni di tanti della nostra generazione, però fa anche capire cosa un uomo solo, creativo, matto, istrionico, può riuscire a creare con delle speranze, delle visioni.
Il comico, il satiro e la censura
Partiamo dal Beppe Grillo comico, il Beppe Grillo satiro, perché anche qui c’è da dire tanto. Tu sei stato censurato più volte. Benissimo. Io ti dico che io ero molto più vivo e la comicità, la satira è molto più viva quando c’è la censura. Se puoi dire tutto quello che vuoi è una cazzata, perché la censura ti dava modo di aggirarla con l’astuzia, con la furbizia. Io prima facevo puntate in diretta in televisione con 20 milioni di ascolto, non c’erano tutti i canali che ci sono. Quindi io, prima di entrare, tutti i dirigenti mi chiamavano. C’era la P2, mi chiamava Biagio Agnes e mi diceva: “Per la stima che ci lega, signor Grillo, non c’è le famiglie, e no, la P2 è una cosa che non capirebbero, e quindi sarebbe meglio…”
Il direttore generale e la P2
Evitare. Io entravo e dicevo: “Mi ha chiamato il direttore generale di non parlare della P2”, non ci pensavo neanche e cominciavo. Fantastico, era fantastico.
Poi avevamo quelle cose dove io, non arrivando dall’improvvisazione della strada, proprio non avevo gli applausi finti. Gli applausi sempre registrati erano quelli lì: gente morta 10 anni prima la sentivi ridere. Io ti rubo sempre una battuta che è quella su Striscia la Notizia: le risate registrate di Striscia la Notizia sono tutti morti, per quello dicevo. Allora lo studio era così.
La battuta sui socialisti e il monologo sul nucleare
Io poi tutti i miei cigni neri che mi hanno cambiato la vita non sono stati premeditati, ma neanche un po’. Sono arrivati, anzi in momenti mi hanno buttato fuori dalla televisione per la battuta famosa sui socialisti: “Se vanno in Cina e sono socialisti, a chi rubano?”. Hai capito? Però tutto il monologo di quella sera lì era stato fatto sul nucleare, perché c’era il referendum sul nucleare, mi avevano detto di non parlarne e ci ho fatto 10 minuti su quel nucleare. Un gelo nello studio. Baudo che ha tirato il microfono, l’assistente di studio ha preso queste, le ha buttate per terra, sono scomparsi tutti. Io ho detto lì di nuovo il referendum e forse ho esagerato. È esagerato il referendum. Sono uscito, gli uscieri si sono girati dietro e sono uscito da solo.
Il portiere dell’albergo e la fuga a Cervinia
Sono andato in albergo al Della Villa a Roma, mi ha accolto il portiere e mi ha fatto capire, mi ha detto: “Grillo, Grillo, gliel’hai detta ai socialisti finalmente!”. Ma cosa? È la battuta dei socialisti? “Sei Lenny, Lenny”. E allora mi chiama il mio impresario Marangoni, mi chiama e dice: “C’è qui Craxi che vorrebbe parlarti, devi scusarti subito”. Ma che cazzo state dicendo? No, no, sono scappato a Cervinia in un monolocale. Mi son chiuso in un monolocale a Cervinia perché non capivo cos’altro fosse stato. E lì sono diventato il paladino della gente, della politica. Mi portavano tutti i generi di conforto in albergo: salumi, formaggi, gente per la finestra, “Grillo, Grillo”, e sono diventato un paladino politico.
Dall’officina alla vendita di abbigliamento
Ma allora, io nasco così. Ho fatto un po’ di università, sono andato a vendere abbigliamento, ero con mio padre, facevo il saldatore, poi ho fatto saltare mezza officina. E poi mi sono messo a vendere abbigliamento, mi sono messo a vendere abbigliamento con questa ditta enorme, la più grande d’Italia, di pantaloni. Mi avevano dato una serie di pantaloni da donna che erano brutti, quindi però io ero bravissimo nel vendere, ero empatico con gli esercenti, facevo clienti.
Il raduno al Ciocco di Lucca
Un giorno questa grande, la più grande società di pantaloni d’Italia, la Pampfin di Firenze, fa un raduno di tutti quelli che lavoravano al Ciocco di Lucca, un grande complesso con tutti i rappresentanti, 2000 persone. Mi mettono al tavolo e si viene a sapere che io facevo cabaret alla sera. Allora, “Grillo”, il proprietario che si chiamava signor Di Bari: “Sentite, il proprietario sa che io faccio cabaret, chiamatelo, chiamatelo per proprietario”. Prendo la chitarra. Si faceva cabaret con la musica: “e i borghesi sono dei porconi, vecchi sono buoni”, Les Bourgeois, Brel, Brassens, traducevo quelle robe lì. Faccio un successo strepitoso che il proprietario mi dice: “Venga qua”. Si siede qua mia moglie, vuole portarsi a casa mia moglie, insomma mi dava qualsiasi cosa. Ho detto: se mi dà… aveva i Levi’s in concessione, il rappresentante ha guadagnato un miliardo di lire negli anni 70 con la Levi’s in concessione. Ho detto: se mi dà una cosa così divento ricco, e fa un successo.
La lettera di licenziamento
Torno a casa, chiamo i miei genitori, la mia ragazza che faceva un po’ l’indossatrice, mi arriva una lettera e dico: “Ci siamo”. Metto i miei genitori lì, la mia ragazza, apro la lettera, dico: “Ragazzi ci siamo”. Licenziato. Ma no, ma te lo giuro. Licenziato, perché la motivazione era che, dato che facevo cabaret e lavoravo di notte, non potevo essere presente nei negozi alle 8:00 del mattino. Allora ho preso il campionario, l’ho buttato dalla finestra.
L’arrivo a Milano con la chitarra
Sono partito con la chitarra, sono andato a Milano, così, in una pensione che Fabrizio De André e Gino Paoli mi avevano consigliato, pensione del Corso, via del Corso, dove c’era una bella donna che ti dava delle colazioni senza fartele pagare e te la dava anche. Lì sono andato, via del Corso, pensione del Corso, con la mia chitarra, giro così senza… incontro il chitarrista di Lauzi, di Genova, dice: “C’è un impresario, vieni lì”.
L’impresario mi dice: “Io non faccio cabaret, vai in quella bulloneria, a un ristorante, lì c’è un impresario che fa cabaret”. Andato lì, ho fatto il provino e mi hanno preso nel ristorante. Inizia così, poi viene Baudo, poi vengono i provini Rai. Faccio successo, faccio la prima trasmissione, 20 milioni di persone, un grande successo, fantastico, queste robe qua.
L’incontro con Di Bari a Porto Cervo
Dopo che io faccio successo, vado in Sardegna a Porto Cervo e vedo in un angolo, nel ristorante, uno che mi sembrava di conoscere. Era questo di Bari. “Ah, signor Di Bari”, in un angolo. E io vado lì, neanche spirito di vendetta, appena però l’ho visto un po’ e dico: “Come sta? Si ricorda di me?”. “Eh sì, il suo gruppo, ho perso tutto, anche la famiglia. Se la ricorda la mia segretaria? Vivo con la mia segretaria”. E io ero già un artista famosissimo. Guarda, guarda. Ecco questi cigni neri che mi capitano.
In realtà avresti dovuto ringraziarlo. Dovevo anche ringraziarlo, perché tramite la sua azione, è una contro-azione, per me è stata fondamentale. Tutte le cose così che mi succedono quando non me l’aspetto.
L’allontanamento e i canali di partito
Ma non è stato però secondo me sufficientemente raccontato questo tuo allontanamento. In quel periodo fai quella battuta, succede quello che succede, che cosa ti dicevano? Sei stato messo da parte.
Ma erano gli equilibri, c’erano il canale democristiano, il canale socialista e il canale… ma era molto meglio. Una notizia la sentivi da tre punti di vista: comunista, socialista, democristiano.
Vabbè, non che sia cambiato molto anche oggi, no? Voglio dire, ma almeno sapevi la provenienza.
L’unico modo per uno che usufruisce di una notizia è sapere chi te la dà, perché se non lo sai non capisci.
Certo, però insomma siamo andati avanti. E poi a un certo punto ti rompi le balle, mi sembra con Tele+, che tu proprio abbandoni completamente la televisione, dici “mi dedico agli spettacoli”.
Tele+, ho fatto due film, sono andato a cane.
“Si sta cancellando la mia memoria”
Per esempio, ti faccio… ora, io accetto qualsiasi reazione nei miei confronti, critiche, quello che volete, però la si sta cancellando un po’. I miei dicono, in casa mia, che c’ho lo spirito di persecuzione, quindi non posso parlare di queste cose. Ne parlo a voi perché in casa mia mi tacciano subito. Va bene? Allora io dico: ma come mai la mia memoria… fanno il festival su Baudo? Ho fatto cinque Sanremi con lui.
“La Barilla ama i giovani”
Quella di Sanremo ve la voglio raccontare, perché è straordinaria. Allora, lo sponsor di Sanremo era la Barilla. C’era Pietro Barilla ancora. E ogni cinque-dieci secondi, mentre il cantante arrivava, io presentavo: “E la Barilla ama i giovani. La Barilla ama i giovani. Ecco a voi. La Barilla ama i giovani”. E arriva quello cieco che suona, come si chiama? Ray Charles. Ray Charles. Si mette al piano, si mette al piano, “la Barilla ama i giovani”. Non ce l’ho più fatta. Allora sono uscito, ho detto: “Guardate che non è vero, Barilla odia tutti, odia anche la moglie”. Vabbè, hanno riso tutti, una battuta. Infatti non ce la facevano più tutti in sala. Passano cinque-sei mesi, sono allo skilift di Cortina e sento bussarmi qua e dice: “Signor Grillo, sono Pietro Barilla”. “Pietro, vieni via”, la moglie: “Pietro, vieni via”. “No, volevo solo sapere chi gliel’ha detto che io odio mia moglie”. Ma non sapevo più che cazzo spiegargli. Tutto l’avanoni, è finita. Ma te pensa cosa facevo io.
Cancellato da premi e interviste
Quindi, dopo aver fatto cinque Sanremi, dopo aver vissuto con Baudo una vita, fanno un programma su Baudo, io non ci sono. Presentano i David di Donatello, che io ho preso nell’82 con Comencini, anche un film dove io non c’entravo niente come attore, però il film era insomma scritto da Comencini. Prendo il David di Donatello e non vengo messo nell’elenco di quelli che hanno preso il David.
Fa l’ultima intervista in vita Gino Paoli. E io vivevo con Gino Paoli a 500 metri da casa mia, i miei figli, mia moglie, i suoi figli con sua moglie, insomma insieme anni. È una presa per il culo straordinaria con Gino, amicissimi. Fa un’intervista, come si chiama? Cazzullo. Cazzullo, e la moglie mi dice che l’ultima domanda che gli fa è con Grillo e lui parla benissimo di me. Parla benissimo, tre minuti su di me. Hanno tagliato la risposta, ha tagliato.
Allora io penso che ci sia una piccola manovrina per togliere dalla memoria, ma lo sai? Sì, sì, però i miei dicono che invece sono io che mi immagino le cose, capito? Io devo
venir via da casa. Prendetemi con voi. Evidente.
Nei teatri, quando è nato il movimento
Cioè, dovremmo fare un salto, però a un certo punto tu vai nei teatri e quando inizi a percepire che dal basso stava succedendo qualcosa, perché è proprio da lì che a un certo punto poi nasce il movimento. Quando hai capito che era un nuovo vento che arrivava partendo non dalla televisione, partendo dai teatri in mezzo alla gente, quando hai capito che stavi smuovendo qualcosa che non era solo intrattenimento? Perché parlavo di tecnologia, parlavo già di politica. La macchina a idrogeno, facevo respirare dallo scappamento. La prima stampante, entrate col fischietto, il fischio della libertà. Parlavo dei cavi che venivano sotterranei, che portavano 1 miliardo di watt, cavi giapponesi, parlavo di tecnologie, di cose. Alla fine la gente usciva, diceva: “Mi sono divertita, e adesso? E adesso cosa vogliamo fare?”. E beh, ma io cosa devo fare?
L’iscrizione al PD ad Arzachena
Allora, mi sono iscritto al PD. Non la sai questa? Sì, me la ricordo. Ad Arzachena. Me lo ricordo perché il PD non aveva programmi. Io avevo tutte queste robe qua. Ho detto: “Sono cose vostre. Io faccio il comico, prendetevela voi. L’acqua, la mobilità, l’energia e la conoscenza via internet, i rifiuti. Prendetevi voi questi argomenti che io ho trattato, sono i vostri”. E vado ad Arzachena nella sezione, m’ha detto: “Non possiamo, se non sei iscritto, parlare al nostro comizio”. Io volevo parlare al loro comizio. Mi sono iscritto ad Arzachena, ho speso €15 e hanno aperto la sezione, il macellaio. Sai, quelle sezioni, m’ha dato lo scontrino. E poi è uscito Fassino con la profezia. Te la ricordi? “Che Grillo provi a candidarsi, vediamo quanti voti prende”. Porca, ragazzi, la profezia di Fassino.
L’incontro con Casaleggio
Allora non mi hanno preso e io sono andato avanti, ho detto, con Casaleggio, grande persona. Ecco quello che non ero io, era lui. Eravate complementari. E certo, lui era un organizzatore. Se posso dire, io ho scritto la prefazione del primo libro di Casaleggio ed è un libro tutto incentrato sul fatto che le macchine e l’intelligenza artificiale a un certo punto sovrasteranno l’uomo e lo comanderanno e lo domineranno. Parliamo del 2012, la singolarità. Sì, sì. Lui era uno da fantascienza. Avevamo gli stessi gusti. Tex Willer. Lui era il Tex Willer. Io ero il grande Blek, il trapper, che il trapper era il grande Blek contro gli inglesi con il professor Occultis, e lì era fantastico.
Comunque Casaleggio, quando l’hai incontrato? Io ho letto il suo libro. Ho letto anch’io il suo libro, da pazzi, perché paragonava Gesù, paragonava Gengis Khan alla rete. Gengis Khan invece dei bit aveva i cavalli che mandava e riusciva ad avere l’informazione in tutti i posti del mondo. Quindi lui faceva queste cose qua, mi ha entusiasmato, sono andato a conoscerlo, l’ho visto, era così, ho detto: è mio lui, fantastico, per forza. Abbiamo parlato della serie Urania, avevamo parlato di tutti i racconti di fantascienza.
Il libro con Dario Fo e la nascita dei blog
Dario Fo, un libro bellissimo. Io, lui e Dario Fo in casa di Fo abbiamo fatto un libro bellissimo, perché Fo storicizzava tutto, Rinascimento, Casaleggio era assolutamente uno storico con una grande dote di sintesi delle cose. I blog nascevano così. Io chiamavo lui, vedi come parlo a vanvera. Lui in un discorso di 10 minuti tirava giù due righe. Eri l’energia, lui la sintetizzava e la veicolava. Poi lui manager di Olivetti, abbiam detto, lui 30 dipendenti, io con le 10.000 persone per sera nei palazzetti. Cosa dobbiamo fare ancora? Facciamo qualcosa per gli altri. San Francesco era immettere nella politica un sentimento, il sentimento di aiutare, di provare a cambiare la vita dei più disagiati. È questo che io c’ho rimesso un sacco di soldi, un po’ di salute, una parte anche della mia famiglia. Quindi una parte nel senso che non sono mai stati quasi d’accordo. Però lui aveva la sintesi, aveva il grado di organizzazione, era un manager e quindi siamo partiti con questa cosa.
Dopo Casaleggio, il ruolo di garante
Mancando lui, io sono rimasto un po’ privo. Poi c’è stato Luigi Di Maio, bravissimo, per l’amor di Dio. Però poi si è evoluta un po’ la situazione dove io facevo il garante e non contava quasi nulla. Non ci siamo mai candidati io e Casaleggio, mai, non abbiamo neanche pensato. Il 4 di ottobre, il giorno di San Francesco, abbiamo fondato il movimento, e nessuno deve rimanere indietro. La frase: non siamo tutti uguali, uno vale uno. Uno vale uno, non è che siamo tutti uguali, non esiste uno vale uno, vuol
dire che a tutti va data la stessa possibilità di partenza. Questo è il principio e la democrazia dal basso doveva essere quella dal basso con questo. Dire: quando avete praticità con questo potete fare un referendum alla settimana, dire sì, no, le preferenze, fare un click, e la vostra vita di falegname, di architetto o di ingegnere non va buttata via quando morite. La vostra esperienza è importante, dedicatela magari a una legge, qualcosa.
Stiglitz, la battuta sull’economista e Dio
E io facevo comunicare Stiglitz. Stiglitz, come l’ho conosciuto il premio Nobel per l’economia? Un giorno me lo portano a pranzo, a gesti, io non parlo inglese, gli racconto una storia sugli economisti che lui è crollato per terra col mangiare, me lo ricordo. E gli dico: c’è un economista che incontra Dio e l’economista dice “Sei Dio?” e Dio dice “Sì, sono Dio.” “Senti, ma è vero che un secondo dei tuoi sono 1000 anni per noi?” “Sì, è vero.” “Ed è vero che un centesimo dei tuoi sono 1000 miliardi per noi?” “Sì, è vero.” “Mi puoi prestare 10?” E Dio dice: “Sì, se mi aspetti un attimo li vado a prendere.” È bella questa. È fatto così, Stiglitz. E quindi è diventato un mio quasi amico. Quindi scriveva, mi ha fatto la prefazione dei libri, scriveva sul blog, però Stiglitz poi le teorie di Stiglitz le metteva a confronto col mio commercialista che magari diceva “Guarda che questa qua non è applicabile in questo stato”, l’elettricista che rispondeva al massimo della sapienza sull’elettricità.
Muhammad Yunus e i tre premi Nobel sul blog
E Muhammad Yunus. Muhammad Yunus, io l’ho conosciuto, ci siamo abbracciati, c’è un video bellissimo, eravamo a Bologna, lui è stato invitato dall’Abi, le banche hanno chiamato me, le banche sopra con lui, e tutte le offese che ho fatto alle banche quel giorno lì, mentre le offendevo miseramente. Volete la fiducia nella banca e poi avete la biro con la catenella. Sono tutte ‘ste robe qua che sono battute vecchie, vecchie. Yunus annuiva così, faceva così. Beh, lì mi ha dato una soddisfazione pazzesca, è diventato un cliente del blog. Avevamo tre premi Nobel che scrivevano sul blog, ma rispondevano il muratore, il commercialista, l’architetto. Era questo che vedevo io nel valore di quello che facevamo io e Casaleggio.
Il ricordo del primo V-Day
Beh, chi ha vissuto l’avvento del movimento, partendo dagli spettacoli, forse è perché Grillo portava dei temi che in televisione non c’erano. Se tu volevi cercare qualcosa che smuovesse la tua coscienza, non la trovavi da nessun’altra parte. Ricordo ancora il primo V-Day. Io andai al Castello Sforzesco. Ma ragazzi, io mi ricordo quanta gente c’era, e io avevo 18 anni, e avevi la sensazione di sentirti parte di qualcosa, sentivi che potevi essere utile e potevi cambiare le cose.
La classe dirigente e i due mandati
Però la domanda che vorrei farti io, Beppe, è: senti che in quel meccanismo che oggi tu racconti, e lo racconti ancora uguale, riesci con lo stesso entusiasmo a trasportarlo, non credi che si sia inceppata la macchina soprattutto nella scelta della classe dirigente? Perché è vero poi il meccanico, è vero il panettiere, ma poi cazzo, il politico è un mestiere.
Sì, però quando è un politico professionista su una cosa vecchia, preferisco il dilettante su una cosa nuova. Io progettavo una cosa nuova.
Ma poi il tuo dilettante Di Maio, ti faccio un esempio, è diventato politico.
Sì, sì.
Il discorso che il sistema, alla fine volevate cambiare il palazzo, ma è il palazzo che li ha cambiati.
Infatti io volevo limitare gli stipendi, limitare i mandati, due mandati poi a casa, e dicevo che un parlamentare che vuol continuare a fare politica dopo i due mandati va a fare il sindaco dov’è cresciuto, dov’è vissuto, con l’esperienza del parlamentare. Ci credo ancora, era la cosa che ci diversificava da tutti gli altri partiti. Adesso è un partito normale.
Anneghiamo nelle opinioni
Però voglio dire, oggi c’è questa psicosi che quando parli con qualcuno, io ho paura di parlare con qualcuno perché ti ribatte dicendo “No, il problema è, la soluzione è, e il tema è”.
Cioè tutti hanno un’opinione, siamo sovrastati da opinioni, anneghiamo nelle opinioni, anneghiamo nelle soluzioni dei problemi. I problemi si risolvono perché passano di moda. Abbiamo gente che pensa e col pensiero vorrebbe adattare la realtà al proprio pensiero e non accetta altre realtà, no? È come la sindrome di Procuste, no? Sai che Procuste aveva un letto, era un albergatore, aveva un letto, quando gli arrivava uno più lungo del letto lo segava
La sindrome di Procuste e l’ambiente ostile
I piedi, quando invece era più corto lo tirava, adattava il cliente al letto. Questo è oggi, questa sindrome. C’è un sacco di gente, ecco perché io non mi espongo. Mi espongo adesso perché so di essere, e perché io soffro molto l’ambiente. Se sento l’ambiente ostile, non mi libero delle mie cose. Qui sento un ambiente di amicizia, vedi che parlo, mi devi interrompere.
La libertà non interessa più a nessuno
Però è un momento in cui si son perse delle libertà, parlano della libertà, ma la libertà non interessa più a nessuno. È inutile che parliamo di libertà. La libertà non interessa al cittadino, di essere libero. Al cittadino gli interessa soddisfatti o rimborsati, essere trattati bene come consumatori, non come cittadini. La libertà di cosa? La libertà di pensiero non ce l’ho. La libertà di associazione mi stanno su tutti. La libertà di religione? Non credo in niente. Quale libertà? Amnesty International ha 3 milioni di iscritti. La Croce Rossa ce ne ha 100 milioni. Amiamo più la sicurezza.
La fiducia persa e il bar
La fiducia si è persa. Si è persa completamente la fiducia. Ma vi rendete conto che non ci fidiamo più uno dell’altro? Se entri in un bar, allora tu prima fai lo scontrino, poi vai a bere il caffè, ti fidi che il caffè sia buono perché l’hai pagato prima, oppure si fida il padrone del bar, lo paghi dopo, lo prendi prima e non scappi, mi fido. Se manca questa fiducia il bar chiude. Noi stiamo chiudendo la nostra società, e si ribalta sulla sanità, sul lavoro. La Repubblica, l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, ma se non c’è il lavoro o non sappiamo cosa sia diventato, cos’è la nostra Repubblica?
La domanda sull’estromissione dal movimento
A proposito di fiducia, tu senti che rispetto alla nascita del movimento ti senti tradito? Cioè, ad oggi tu sei totalmente estraneo ad un movimento che hai contribuito a creare e a diventare grande. Spieghi alle persone la dinamica che ti ha portato a estrometterti dal movimento e cosa rappresenta per te oggi il movimento, e se ti fa star male non poter essere più parte di una cosa per cui è evidente, non c’è bisogno che tu lo dica, che hai sacrificato la tua vita per creare questo movimento.
«Non ho rimpianti»: il movimento oggi
No, no, no, no. A parte che sono stato estromesso, vabbè, ma questo è una mia particolarità, è un dato di fatto comunque, però non ho rimpianti, nel senso che oggi il movimento è un’altra cosa, in mano a Reverendo Jones e in mano a altre cose, cioè all’uomo che sussurrava ai cavilli. Ci sono queste persone che si agitano dentro un movimento che di progressista c’è solo la paralisi della mente progressiva. Cioè non hanno un’idea, quando c’è rigor vitae. Il rigor vitae ti blocca la curiosità, ti fa andare su cose ovvie, idiote. Non c’è uno che prospetta un’umanità, una società nel 2050. Il 2050 sul simbolo l’ho fatto mettere io, perché volevo che tutti i partiti mettessero il simbolo 2050, in modo da dire pensiamo di là, pensiamo avanti, e poi ognuno ci arriva coi propri mezzi.
La transizione ecologica e Draghi
La transizione ecologica è quella che io ho decretato, perché mi son trovato lì di fronte a Draghi, questo banchiere del diavolo, e lui pensava che io fossi quello che saltava sul coso e lo mandassi a… Ci siamo trovati così, ognuno coi propri dubbi. Poi con l’ironia, lui è una persona intelligente, io con l’ironia ci siamo, ci mandavamo dei messaggi tipo “Le fragole sono mature”, e lui mi rispondeva “I mirtilli ancora no”. Io usavo queste battute alla fine del post, come Radio Londra.
La battuta su Mastella
La più bella con Mastella. Mastella era ministro degli Interni. Bellissimo. Allora, faccio un post che non c’entrava niente. Alla fine mi viene da scrivere “Ma Stella è nel bosco”. “Attenti, Ma Stella è nel bosco.” Mastella ha mandato la polizia dietro casa sua, che c’era un boschetto. È fantastica questa roba qua. Ma allora qui con l’ironia, io ho sempre giocato questa ironia per capire chi ho di fronte. Non ho mai trovato una persona intelligente che non fosse ironica. Poi posso aver sbagliato in fiducia, ma le colpe io me ne do meno, però il movimento doveva essere così, compostabile, non biodegradabile.
«Mi sento postumo di me stesso da vivo»
Io mi sento postumo di me stesso da vivo, perché tutte le cose che dicevo 20 anni fa, le comunità energetiche, l’idrogeno, le stampanti 3D, le tecnologie devono ancora arrivare qua. Eh sì, quindi mi sento postumo. Ecco, è questo il disagio che sento io. Non posso sempre andare e parlare delle stesse cose che mi sentivi dire. Sono sempre le stesse cose perché sono
Il coraggio di una persona sola: McLean, Leal, Straus
Ancora le cose, non sono le stesse. Sono le cose che si ripercuotono perché nessuno ha il coraggio. Ci vuole il coraggio. Ci dice una persona, ma una persona ha cambiato il mondo. McLean era un camionista degli Stati Uniti, ha visto il pacchetto di sigarette con le sigarette, ha inventato nel ’54 il container. Inventando il container, da un camionista. Ha cambiato la logistica e la mobilità del mondo con i container. Non c’erano prima del ’54. Vi dico, talmente tante persone, c’erano dei guerrieri. John Leal a Chicago mette a suo rischio e pericolo, rischiando la sua vita per andare in galera, facendo un reato, mettendo nell’acqua potabile il cloro, potabilizzando l’acqua. L’hanno messo dentro, poi una commissione ha guardato, ha detto: “Cazzo, ha fatto bene”. Un altro che si chiamava Straus a Los Angeles vendeva il latte pastorizzato che non si vendeva da 60 anni, perché l’aveva inventato Pasteur 60 anni prima. Vendevano il latte blu facendo morire i bambini blu, perché gli davano le cose rimaste dell’orzo che davano per fare la birra e per fare il whisky. Quella roba lì le davano da mangiare alle mucche e le mucche facevano un latte blu che faceva morire i bambini. Questo qua ha detto: “No, lo voglio vendere nel mio negozio”. Aggirando la legge l’ha venduto, una commissione ha guardato, aveva ragione. Lui ha salvato un sacco di bambini, era una persona. Tante persone hanno salvato. È l’idea, non è poi le persone, è l’idea. Se c’hai un’idea, sei convinto e la riesci a comunicare, e voi vedete che quello che dico è perché lo sento, lo vedete? Ecco perché è vero, e con la televisione, con le immagini è difficile mentire, anche se l’intelligenza artificiale può copiare la tua coscienza. Benissimo, non distingue più.
Un video con la mia voce che non riconoscevo
Ho visto un mio video dove dico delle cose e prima di capire che ero io ci ho messo un minuto. Era proprio una cosa pazza, ho detto è troppo vecchio, sembrava una vecchia veneta. Una cosa pazzesca, con la voce così, però ci ho messo un po’. Andiamo in un caos straordinario, un caos. Questo è il caos, questa è la mia mente.
Quando ci siamo visti mi hai detto: “Io sono in un caos straordinario”. Non mi ricordo. Sì, sì. Ma tu sei più sconfortato o più eccitato da questo? Perché a volte vedo che dici abbiamo distrutto tutto, la politica in Italia non è salvabile in nessun modo, c’ho provato. In altri momenti invece ti vedo comunque eccitato per il futuro.
I nuovi governi in Africa e il Ruanda
L’idea di quando ho scritto quella roba lì un po’ pensata, era un’idea che non c’è: per esempio, su 5 miliardi di asiatici non c’è uno che si sveglia al mattino e dice “Vorrei fare un governo come in Europa”. E sono 5 miliardi. I nuovi governi che nascono in Africa sono copiati dalle città stato: Singapore, Macao, Hong Kong. Vedi il Ruanda. Il Ruanda, per i ragazzi che non sanno, magari non si ricordano, il Ruanda ha fatto 1 milione di morti in tre mesi col machete. Come hanno fatto a rimediare, a diventare una delle regioni più prospere dell’Africa? Hanno fatto un governo tipo Singapore, hanno fatto un tribunale del perdono. In quelle cose le hanno messo i carnefici con i familiari delle vittime e li ha messi di fronte, perché hai due soluzioni per quelle cose lì: o perdoni o togli la memoria. Hai solo queste due opzioni, palestinesi, israeliani, oppure nell’Est dell’Europa. Sono cose che si tramandano.
Mio padre e mio nonno non ci hanno mai raccontato nulla
E già il mio padre, che ha fatto 7 anni di cose, è stato silurato mio nonno tre volte nel Pacifico. A me e a mio fratello non ci hanno mai raccontato nulla. Quando dicevo “Ma cosa pensavi? Pesce cane?” No, no, non puoi sapere. Non dovete sapere queste cose perché non potete neanche immaginarle e non ce la raccontate. Altro che il tramandare con la memoria, perché tramandi la vendetta nelle nuove generazioni. O la finisci lì con la memoria o perdoni. Non c’è altro.
Il cuore della pace è una frontiera
E poi, se vogliamo parlare di pace, il cuore della pace è una frontiera. Una frontiera che non è un muro. Il muro respinge, la frontiera gestisce. La pelle, questa pelle che hai sopra, è una frontiera che protegge, che gestisce il fuori dal dentro. La frontiera è la pace. Dopo che hai creato una frontiera, allora crei le cose. E questa frontiera sta scomparendo, purtroppo, devo dare ragione anche a qualche pazzo che c’è in giro, questa divisione sta scomparendo. Uomo, donna, bambino e adulto. Ma vedete gli adulti che sono scemi, ma non lo
L’infanzia è un’idea, non una condizione biologica
Vedete in televisione? Eccoci qua con le magliette. I ragazzi guardano… l’infanzia non è una condizione biologica, è un’idea. L’infanzia è un’idea. Nel ‘700, quando avevano 5 anni e parlavano erano adulti, andavano in galera, li fucilavano, li impiccavano, li seppellivano fuori dai cimiteri. Erano adulti a 5 anni perché parlavano. Allora, che idea di infanzia abbiamo adesso? Il senso del pudore è scomparso. Io mi ricordo che le nuove generazioni, quando stavo io, i più piccoli, parlavamo di sesso e si diceva: “Andiamo, Balletta piccolino, vai di là che dobbiamo parlare di cose”. C’era un pudore verso le nuove generazioni. È scomparso il pudore. Allora scompare la divisione tra uomo e donna, scompare la divisione tra animali e uomini, scompare la divisione tra pubblico e privato. Mio nipote un giorno m’ha detto, vede uno strano passare e mi dice: “Nonno, cos’è quello lì? È un uomo o una donna?”. Ho detto: innanzitutto non devi discriminare, quindi devi solo affrontare il problema cercando di odiarli tutti nella stessa maniera. Ti è piaciuta questa? Non te l’aspettavi? Questa è bellissima. Questa è molto bella.
Rassegnato o incazzato
Però non mi hai mai risposto alla fine: sei più rassegnato o incazzato? Mi vedete rassegnato ora, obiettivamente? Però a volte dici delle cose tombali. No, sei sparito per un po’. Ma perché io… è un nuovo ritorno di Grillo. No, no, io sono euforico fuori da casa. Il problema è che ti tengono in casa. Devi solo uscire di casa. Non riesco a essere pensionato. Ma sai cosa vuol dire fare il pensionato? Guardo in posti dove non ci ho mai guardato per 50 anni, dietro il frigo. Ma si trova mai qualcosa di interessante in quei posti? Ho trovato dei coriandoli di un Natale del ’58. Voglio dire, anche quando mi allaccio le scarpe, mentre sono lì che mi allaccio le scarpe e penso, la mia mente parte subito: posso fare anche qualche altra cosa mentre sono lì?
Gli amici e gli autori che sono morti
E poi ho paura… ho perso tutti gli amici, son morti quasi tutti i miei autori, da Benny a Maranzana, grandissimo geologo, meraviglioso, a un medico che stava con me, era un ricercatore, un genio, e li ho persi quasi tutti. Io mi devo confrontare con qualcuno. Tu lo sai che un comico specialmente deve avere una spalla con cui provarle. Quello è la paura, quella ce l’ho dentro, la morte. Mi darebbe fastidio morire da scemo attaccato al frigo coi piedi bagnati, quelle robe lì, perché la morte dovrebbe essere il mio finale meraviglioso di quello che sono stato. Epico. Ma scusate, è quella la morte che rende epica una persona? Se Giovanna d’Arco scivolava nella doccia non la cagava nessuno. Capite il senso? Certo.
Le rivoluzioni e chi le ha fatte
E poi mi tiro su il morale, forse sono presuntuoso, ma tutti i grandi della storia che hanno cambiato con le rivoluzioni han fatto un danno immemorabile socialmente. Martin Luther King, ma te ne rendi conto che se vedesse Trump oggi si sparerebbe nelle palle? Mao con la Cina, che adesso è il fautore del capitalismo totale. Gandhi, guardate Gandhi, l’unione dell’India divisa, Bangladesh, Kashmir. Cioè, han toppato tutto, dal punto di vista… perché le rivoluzioni nascono con le idee di sinistra e poi la rivoluzione di sinistra fa nascere le idee di destra. Questa è la ciclicità.
La puntata con Luca Bizzarri e i commenti su Instagram
Ad oggi, secondo te? No, ti faccio un esempio. Noi abbiamo fatto una puntata con Luca Bizzarri in cui a un certo punto, da genovese, è venuto fuori il tema, adesso non ricordo bene come, e io dissi una cosa che per me è palese, e poi abbiamo messo la clip su Instagram, in cui dico: cazzo, è un peccato non vedere più Grillo sulle scene, non vedere più Grillo nel dibattito pubblico, perché comunque, anche perché vi siete accorti che l’energia ce l’ha ancora leggermente. Però io dissi, perché per me è una persona che oggettivamente… è pacifico, è autoevidente il fatto: cosa ci ha guadagnato lui in questa roba? Niente. Ha messo anima e corpo, ha perso soldi, ha perso salute. Che cazzo gliel’ha fatto fare? E nei commenti… poi ti ricordi, ti ho mandato il video, ti ho detto: cazzo, vedevo del livore nei suoi confronti, perché noto che c’è una fan base, si può dire una sorta di culto religioso del nuovo Movimento 5 Stelle che non accetta l’autocritica, ma anche perché si deve separare da quello che c’era prima, no? Per legittimare quello
Persone nuove nel Movimento
di adesso deve distruggere. L’analisi che vorrei fare non è tanto entrare nel dibattito se sia giusto o sbagliato, ma secondo te quella fetta di popolo del Movimento 5 Stelle è sempre la stessa che ha cambiato idea o sono persone nuove?
Sono persone nuove, quindi io non ce l’ho col movimento, dicono anche delle cose buone, sono anche persone in gamba, per l’amor di Dio. Qui parliamo di uno spirito che non c’è più, quindi è uno spirito completamente diverso e non avrebbe senso. Era la felicità, se non è più quella cosa lì, avrebbe senso che si chiami in un altro modo. E certo. Io lo farei anche per dare valore al reverendo Jones, perché lui dovrebbe avere la sua faccia col suo stemma, mandare avanti con altri principi, giusti, sbagliati, con tutti e due, per lui. E poi non so, non vedo una rinascita del movimento coi valori, perché è passato, però vedo che alcune cose sono compostabili, cioè sono dentro. Hanno detto: “Sei stato polverizzato”, sono stato sublimato, polverizzato. Nella polvere c’è ancora però dei semi di qualcosa, anche oggettivamente di guardare anche il mondo con altri occhi.
La curiosità come molla, i teatri lasciati
Io sono molto entusiasta di questo momento storico, per me, lo dico egoisticamente, perché mi dà modo di vedere un po’, la curiosità è la molla. La molla è la curiosità. Se no chi me lo fa fare? Perché se non ho pubblico chi me lo fa fare questo? Non ho pubblico, non ho più il pubblico. Ho fatto dei teatri, facevo 10.000 persone per sera. Poi ho diminuito e non volevo fare la fine di quello che poi va col teatro mezzo vuoto. Allora ho detto: fermo, guardiamo un po’ cosa succede. Non sono capace a stare da solo, non sono capace, quindi devo inventarmi delle cose.
L’occhio, la luce e l’esame di coscienza di Dio
E adesso con l’intelligenza, chiamala come vuoi, l’intelligenza, scusa un attimo, Dio fa la creazione. Io se fossi stato presente lì dicevo: senti, potevi fare un po’ tutto più vicino, cazzo. Lì fai i buchi neri e la quantistica e gli 11 universi paralleli, e che cazzo, le comete che rompono i coglioni, e fai un po’ più vicino, così questo cielo buio. Il dramma del cielo buio è stato svelato da un alcolista anonimo, non anonimo, ma un alcolista che si chiamava Edgar Allan Poe: col delirium tremens ha guardato il cielo, ha detto “No, è buio perché la luce deve ancora arrivare, perché sto cazzo di universo si sta espandendo a velocità spasmodiche”, e ha indovinato il mistero di Buultò si chiamava, che non riusciva nessuno scienziato a scoprire. Io gli avrei detto: “Guarda, fai un po’ le cose in modo più ordinato”. E allora 500 milioni di anni fa dice “La luce fu”. E se ne va, dà la luce e poi per 500 milioni di anni scompari. Dove sei andato? Perché mi dai la luce che non mi serve a niente perché non ho l’occhio? Se non la vedo, se non ho occhio, buio, luce, per me è la stessa cosa. E allora l’intelligenza nasce lì, appena il citopigio ha aperto il primo occhio, ha visto la prima immagine e cazzo, ha detto “Ah, quella cosa è lì, la metto in parallelo”, così la conoscenza di quello e questo, nasce l’intelligenza da un mezzo tecnologico che era l’occhio. Quindi Dio dovrebbe farsi un po’ di esame di coscienza. Io lo invoco, magari tutte le volte che lo invoco, non lo invoco invano. C’è sempre una ragione per cui lo invoco, però dovrebbe farsi un po’ di esame, di capire che ha cappellato.
Il Fatto Quotidiano e Travaglio
Il Movimento 5 Stelle accompagna anche la nascita del Fatto Quotidiano, un giornale indipendente e che non voleva influenze di partiti all’interno. Insomma, vedi anche nel Fatto Quotidiano un cambiamento di rotta, lo vedi come se fosse legato a doppio filo col Movimento 5 Stelle, quindi diventato un giornale di partito?
Non lo so, è un giornale quotato in borsa, si è allargato, presidia teatri, congressi, televisioni, giornali cartacei, online, quindi si è ingrandito, ha una sua direttiva politica, dà dei resoconti anche di politica precisa, quindi non so, io non so dare un giudizio, non leggo più, questo è mio, mi dispiace, non leggo più.
È cambiato il tuo rapporto con Travaglio?
Non lo sento e non ho nessun tipo di rapporto, perché lui va per la sua strada e non abbiamo più niente da dividere quando una persona ha un’idea della realtà che deve combaciare con la propria opinione.
E non ti dispiace perché avete condiviso tanto insieme?
Sì, sì, ma
Il giornalismo come professione in via di estinzione
Io trovo che sia ancora un ottimo giornalista. Non ho critiche personali da fare, il giornalismo è una professione in via di estinzione. Quindi cosa parlo io con uno che si sta per estinguere? Non lui particolarmente, ma il generale. Quindi stanno calando tutti, stanno prendendo soldi, non vendono più copie. Ma ti sembra normale che Libero, giornale, questi qui prendono ancora finanziamenti pubblici? Ma è pazzesco. Stampano 60.000 copie, ne vendono 20.000, 40 vanno al macero. Io non riesco più a capire.
Sì, secondo me andrebbe proprio riformato tutto il concetto dell’informazione perché quella tradizionale ormai non ha più senso neanche di strutturarsi così. Non ha proprio senso, secondo me, perché non viene letta, come dici tu, non viene letta più.
Quelle battaglie lì me le sono portate avanti giocandomi ovviamente il rapporto con quasi tutti i giornali. Ora quello che mi terrorizza è che i giornalisti di destra, cosiddetti di destra, parlano bene di me. È il gioco delle parti. Succede pure a noi. Il gioco delle parti, noi perché quando attacchi quello di sinistra non lo puoi criticare perché subito diventi, diciamo, associato a… capisci? Io rimango sconvolto. Cosa gli dico? Magari loro per criticare Conte usano te, no? E diventi testa d’ariete tuo malgrado anche.
Cosa mi interessa: la mobilità e le parole
Ma quindi mi sembra di capire che l’attualità ti interessa poco ormai, cioè non la segui proprio. Mi interessa tutto quello che non viene pubblicato dai giornali, mi interessa tutto il resto, veramente. Mi interessa la mobilità, per esempio, le parole. Allora, noi non abbiamo una parola per definire un cambiamento epocale, civile e di mobilità di una città. Non abbiamo una parola, abbiamo la parola auto senza guidatore oppure a guida autonoma. Ma l’auto a guida autonoma non è solo una smart degli algoritmi che si agganciano, non è quello. È il cambiamento epocale della visione dell’automobile, che un’auto ha senza autista e non la compri più una macchina. Beh, certo, ma certo. È lì il passaggio epocale. Non hai più la proprietà, ti viene a prendere, tutti i sistemi di posteggi, recuperi tutto il territorio perché il 30% delle spese di un condominio sono i posteggi attorno. Recuperi tutto quello spazio lì. Tu pensa il 95% di incidenti in meno, pensa alle assicurazioni, pensa ai trapianti. Eh, sì, cambia un sistema economico. E non hai una parola. Siamo come quando è uscita la macchina, la prima macchina che la chiamavano la carrozza senza cavalli, però ci vuole del tempo, ma il futuro è quello lì.
L’ascensore come prima macchina senza guidatore
Allora, se io sono cittadino, un sindaco di una città-stato, come vorrei che fossero autosufficienti, e propongo questa cosa, propongo quel principio lì, andiamo verso quella direzione lì, perché la prima macchina senza guidatore sai qual è stata? Te lo dico io: l’ascensore. Mia nonna non entrava se non c’era quello che guidava l’ascensore. Ho paura. C’è voluto 60 anni prima di entrare in un ascensore. 60. Ma lui aveva un nome, quel professionista? Ascensorista, come si chiamava? No, perché quello che ripara… Sì, sì, sì. Era quello che, diciamo, e però vedi, non c’è un nome nella professione e i nomi sono molto importanti, capisci? Noi confondiamo finanza con economia, sono due cose diverse.
Il qui e ora, l’avatar in Colombia e l’ologramma
Comunque tu non riesci, da questa discussione quello che si evince è che tu devi sempre guardare oltre. Non riesci mai a stare, tu non riesci a vivere il qui e ora. Tu devi sempre… Perché secondo te non riesci a vivere il qui e ora? Perché non ti offre stimoli? No, perché ecco perché il mio ora è questo. Il mio ora è questo. Se prendi un pezzo di questo, c’è tutti gli argomenti, io cosa faccio? Ecco, qui c’è scritto Gaetana. Vedi, Gaetana si è candidata in Colombia, è un avatar e ha preso i voti, un avatar, la scheda elettorale per votare l’avatar. Capito? Hai capito? Quindi cambia. Io cosa ancora mi propongo come segretario di un partito? Oggi ci puoi essere un algoritmo. Io ho fatto per primo, questo ve lo svelo, l’ologramma. Ho fatto due spettacoli con l’ologramma, a Milano e a Roma. Il mio ologramma sul palco, perfetto, quasi perfetto. Poi arrivavo dal fondo nel teatro, la gente, due Grilli, quelli lì, due Grilli al prezzo di uno, e lì era un affare. Bene, ho dovuto farne due perché poi guadagnava più l’ologramma di me, ho smesso perché era
L’ologramma in India e con Mélenchon
Costosivo. La stessa azienda che mi ha fatto l’ologramma è andata in India e ha fatto eleggere Modi. Modi ha fatto un programma con 200 autobus che si aprivano con la sua effige. La gente andava a 10.000, pensavano che fosse lui, ha vinto le elezioni. Mélenchon ha fatto la stessa, ha preso il 20% dai giovani perché ha fatto l’ologramma, ha fatto un comizio diviso in 10 città col suo ologramma. Io ero già proiettato lì. Come faccio a tornare indietro con il programma? Ma chi è che legge un programma? Se io dovessi candidarmi, supponi, se io mi dovessi candidare direi: “Signori, sono Grillo, vi fidate? Io non vi dico più niente, ho già detto tutto. Che cazzo volete da me? Datemi il voto e basta”. Fatta, finita. Dovresti fare così.
Il caso Ranucci e Report
Caso Ranucci, sono curioso di sapere il tuo pensiero in merito a tutta questa vicenda. No, non lo so. Io so che un po’ la trasmissione Report, che mi ha anche riguardato, quindi parlo anche un po’ con cognizione di sangue, era un po’… le indagini venivano fatte come se volessero arrivare a un punto prestabilito. Lui lo dice bene, che tu hai una tesi e costruisci al contrario. No, no, al contrario, confermare. Praticamente un bravo giornalista d’inchiesta dovrebbe tentare di confutare se stesso e poi portare solo la conferma. Certo, certo. Vabbè, ma quello è un… però lo fai. Certo, quello c’è di peggio, voglio dire, però poi devi spettacolarizzare perché lo share è una regola. Non do giudizi perché ho poco interesse su queste vicende, veramente non ho poco interesse, no? Perché adesso si sta discutendo anche dell’allontanamento dalla RAI, quindi magari ci può essere una similitudine da quel punto di vista.
La proposta sulla RAI e lo share
Più niente. Un tipo commerciale gestita male, 13.000 dipendenti per fare la RAI. La mia proposta era di vendere a privati seconda e terza rete, fare una rete come Arte finanziata senza pubblicità. D’accordo, facevi una gestione della pubblicità in antitesi con la commerciale, anche perché qua è quello che dicevo io pure sul Report, cioè se tu non sei vincolato dallo share, molto più libero di fare una cosa, di fare quello che vuoi, ma di fare una cosa anche meno spettacolarizzante perché non te ne frega nulla, di non avere lo scoop a tutti i costi, di non puntare sul clamore. Puoi mettere delle domande assolutamente legittime, però te ne freghi di quanto ti guardano. È un servizio pubblico. Puoi fare, se tu la commerciale pubblicizza le merendine, tu pubblicizzi la mela come opposto alla merendina. Allora puoi obbligare la gente a conoscere, a fare un servizio. Certo, per farlo devi privatizzarla, c’hai 13.000. Lo Stato finanzia, però lo sai, c’hai un canale, investi dei soldi in cultura e quella è cultura, educazione. Poi gli editori, gli editori non ci sono più editori puri. Non ci sono più editori puri. Cioè, l’editore dovrebbe avere un 10% di possibilità, di pubblicità, dovrebbe avere una parte e basta, cioè dovrebbe essere… è cambiato tutto.
Invecchiamento, lavoro e “i nostri ragazzi”
Infatti sono sistemi che stanno impoverendosi e dato che siamo anziani, siamo i più anziani dopo i giapponesi al mondo. Parliamo di non far entrare migranti per i lavori, ma non creiamo lavori. Invecchiamo e i nostri ragazzi, come dicono i politici, i nostri ragazzi: state attenti, quando dicono “i nostri ragazzi” scappate subito. Quando trovate un prezzo 19,90 non compratelo. Sono prese per il culo. Cosa si diva a 19,90? Vedi come mi vende il ragionamento? Stavo parlando di una cosa. Mi è venuto in mente una sinapsi se introdotta così col 19,90.
Il blog, il canale YouTube e il primo disco
Beh, per esempio Grillo è quello che mi ha insegnato come crearsi una piccola realtà indipendente grazie al web. Cioè, io vedendo il suo blog da ragazzino dicevo: “Cavoli, allora non devo per forza fare questo tipo di percorso”. E mi sono aperto il mio piccolo canale YouTube in cui parlavo di cinema, per cavoli miei, senza imposizione di nessun tipo e alla fine anche questo che abbiamo fatto noi, ci siamo creati uno spazio. Posso dirti, il mio primo disco è totalmente ispirato alle tematiche che lui affrontava. Io vedevo rapper che parlavano di droga, di… Io dicevo “Cazzo, a me mi interessa la politica” e ho fatto Penisola che non c’è. Basandomi su quelli che erano i miei interessi, dicevo “Ma se interessa a me, se nessuno ne parla, magari interessa anche a qualcun altro”. Ma anche tu hai iniziato con i vlog, no? Alla fine hai iniziato a raccontarti in quel modo.
L’inno del movimento e i media
Capito quanti danni hai fatto? Hai creato Fedez e Marra? Quanti danni hai fatto? Passa. Io ho scritto anche l’inno del movimento, che non era nemmeno l’inno, poi è diventato l’inno addirittura. Io avevo scritto l’inno del movimento che era per sopperire la mia non presenza ad un evento e poi ha avuto talmente tanto clamore che diventò anche… Per esempio, quando siamo nati, siamo nati sotto i radar dei media. Certo, non accorto da morire. Sì, perché non riuscivano a capire. Mi ricordo che quando lui e gli altri parlavano di queste cose dicevo: “Ah, c’è uno nel mondo della politica, perché non eravate ancora entrati, che parla di internet, la cosa che utilizzo, gli altri non sanno neppure cosa sia”. Certo.
Il tempo dell’intervista e i saluti
Va bene? Quindi io credo che adesso possiamo finire. Io non vi firmo la liberatoria. Quanto abbiam fatto, Leo? Meno male. Ci ha detto: “Ragazzi, vi do solo 40 minuti”. Io gli ho detto di sì perché sapevo che non ci sarebbe mai stato dentro i 40 minuti. No, ma quanto abbiamo fatto? 1 ora e 20. È sempre un piacere sentirti e mi dispiace, mi piange un po’ il cuore quando mi dici “Eh, io adesso sto a casa, sto così”, non ci provi né magari a parlare, ad esprimerti, né a fare show, perché per me è un qualcosa di prezioso, indipendentemente dalle idee. Certo, grazie. È vero, un entusiasmo che mi spia, è vero, perché a un certo punto secondo me li hai fatti vincere. E secondo me, se mai vorrai, uno spazio qui o sulla nostra pagina Instagram per dire quello che vuoi, al netto che noi condividiamo meno le tue opinioni, uno spazio lo avrai sempre. Ti ringrazio.
La morte dei vecchi mezzi e il voto ai sedicenni
E volevo solo fare una considerazione che stavo pensando, perché vedi sempre proiettati verso il futuro. Al futuro c’è una cosa che secondo me Beppe ha sempre sbagliato, ma tutti un po’ abbiamo sbagliato: è la previsione della morte dei vecchi mezzi. Da quanto tempo ci diciamo che la televisione sta morendo, sta morendo, e alla fine non muore mai? Bisogna far morire un po’ di vecchi qua. Ora scusa, ma se tu pensi che 6 milioni di italiani che hanno 16 anni non votano, che hanno un’aspettativa di vita di 70 anni a 16, e fanno votare uno di 86 che c’ha mezz’ora di aspettativa di vita. Allora, dobbiamo cambiare questo tipo.
Anziani, sanità e overdose di diagnosi
Siamo anziani e come anziani abbiamo un’economia. Abbiamo un’economia che ci sorregge, che porta avanti. È bellissimo essere anziani, siamo anziani anche in salute, e questo comporta anche una catastrofe dal punto di vista sanitario, perché l’ultimo mese di vita di un anziano consuma tanti farmaci e medicamenti come in tutta la sua vita precedente. Abbiamo la sanità che è sopra i livelli massimi di sopportazione perché abbiamo una overdose di diagnosi. Metà delle TAC, metà delle risonanze, metà delle analisi del sangue non servono a nulla, ma il dottore te le dà per togliersi la responsabilità di quello che potrebbe essere magari una complicazione. E allora il sistema viene… Ma non dipende dal medico. Ecco perché mi fanno star bene a me in casa. Perché sono perfetto, non ho nessuna cosa perché sono controllato. Ma non sono controllato per amore, sono controllato perché se mi viene una crisi mi devono curare, capito? E allora ho paura di queste cose. Mia moglie mi ha detto: “Ho comprato già il cuscino apposta da metterti e farti soffrire di meno”.
La sanità come problema di cultura e istruzione
Allora, se la vecchiaia è importante, siamo andati avanti. Ma il problema della sanità è un problema di società, non di medicina, di dottori. È un problema di cultura, è un problema di istruzione. Un istruito si regola il proprio corpo in un’altra maniera. Non è che puoi mangiare, fumare, drogarti, prendere alcool, mangiare cose del cazzo, non muoverti, e puoi andare dal dottore a dire “Mi salvi la vita”. Non ha quello scopo lì. Il medico sta a te, quindi è un problema.
L’ambiente è quello che hai dentro
L’ambiente, la parola ambiente è una parola che non è esterna a te, la foca monaca o gli alberi o la protezione dell’ornitorinco. Non è quello l’ambiente. L’ambiente è quello che hai dentro. I tuoi polmoni, i tuoi bronchi, il fegato, i reni sono quello che filtri dall’ambiente, quello che mangi, respiri e quello che bevi, perché tutto torna lì. Lo spazzolino, se te lo ricordi, lo spazzolino che descriveva l’economia dello spazzolino che butti via e va nel pesce, il pesce va e la diossina va nel pesce. Ecco, tutta quella roba lì ti viene: l’ambiente è questo. Quindi l’istruzione per capire il tuo corpo,
il tuo tenore di vita e la tua istruzione e soprattutto il reddito. Ci va un reddito. L’intelligenza artificiale toglierà milioni di posti di lavoro. Cosa fanno nell’attesa di ripristinare quelli nuovi? Cosa fanno se li togli? Stanno chiamando. Mi piace che tutto questo ragionamento è partito dal principio Sterminiamo gli anziani. Sì, esatto. E è Elon Musk. Elon Musk. Elon. Adesso non posso.
Fonti: