Bisteccheria d’Italia: la procura di Roma chiede le chat tra Delmastro e Caroccia

Il nodo giuridico: Delmastro non è indagato
Un punto centrale della vicenda riguarda la posizione processuale del parlamentare: Delmastro non risulta iscritto nel registro degli indagati. Tuttavia, poiché i messaggi che lo coinvolgono si trovano nel telefono sequestrato a Caroccia dagli investigatori del Nucleo valutario della Guardia di Finanza di Roma, la loro acquisizione agli atti richiede l’autorizzazione parlamentare prevista dalla Costituzione. È questo il passaggio formale che la Procura ha ora attivato.
La società e il ristorante al centro dell’indagine
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e riportato da più testate, la vicenda ruota attorno alla società “Le 5 Forchette srl”, costituita nel dicembre 2024 e titolare del ristorante “Bisteccheria d’Italia”, situato in via Tuscolana a Roma. Delmastro, insieme ad altri politici e imprenditori piemontesi, deteneva una quota del 50 per cento della società. L’altra metà risultava intestata a Miriam Caroccia, figlia diciottenne di Mauro Caroccia, nominata amministratrice unica.
Mauro Caroccia è attualmente detenuto in esecuzione di una condanna definitiva per intestazione fittizia di beni aggravata dal metodo mafioso. Secondo la Direzione distrettuale antimafia, il ristorante avrebbe potuto essere utilizzato per reimpiegare capitali illeciti del clan Senese, dopo che altri locali della famiglia Caroccia — tra cui la nota catena “Da Baffo” — erano stati sequestrati dalle autorità. Per Mauro e Miriam Caroccia, la Procura ipotizza i reati di riciclaggio e intestazione fittizia di beni aggravati dall’agevolazione mafiosa.
Il ruolo della moglie di Caroccia e la chat di gruppo
Un elemento che avrebbe orientato gli investigatori verso le conversazioni digitali è la deposizione di Barbara Tritoni, moglie di Mauro Caroccia, sentita a sommarie informazioni. Tritoni avrebbe confermato l’esistenza di una chat di gruppo denominata “Le 5 Forchette”, nella quale Delmastro, Mauro Caroccia e gli altri soci si scambiavano messaggi sull’organizzazione del locale. Questa circostanza, stando a quanto riportato dal Fatto Quotidiano, avrebbe anche avvalorato l’ipotesi che il ruolo formale di Miriam Caroccia fosse in realtà una copertura.
Delmastro: “Non sapevo nulla, è stata una leggerezza”
Il deputato, audito nei giorni scorsi dalla Commissione parlamentare Antimafia, ha respinto qualsiasi accusa di consapevolezza. Stando alle dichiarazioni riportate da Repubblica, Delmastro avrebbe affermato di non essere stato a conoscenza del passato giudiziario di Caroccia e avrebbe definito la sua partecipazione all’iniziativa imprenditoriale una “leggerezza”. I Caroccia, dal canto loro, avrebbero descritto il parlamentare come una persona che aveva offerto sostegno economico alla famiglia in un momento di difficoltà.
I prossimi passi
L’iter prevede ora che la Giunta per le autorizzazioni della Camera esamini la richiesta della Procura e si esprima in merito. Nel frattempo, gli investigatori stanno continuando ad analizzare il contenuto del telefono sequestrato a Caroccia, con l’obiettivo di ricostruire la genesi della società, i rapporti tra i soci e gli eventuali legami con gli interessi economici del clan Senese. L’esito del voto parlamentare sulla richiesta di acquisizione delle chat potrebbe segnare un passaggio decisivo per l’evoluzione dell’inchiesta.