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Cronaca

Italia senz’acqua e senza corrente, da Roma a Ischia a San Giuliano ai lidi di Ravenna: la fragilità delle reti nell’estate del caldo

Blackout elettrici, idrici e digitali in tutta Italia nel weekend del 20-21 giugno 2026: Roma, Ischia, San Giuliano e Ravenna senz’acqua e senza corrente nel picco del caldo.
Byoblu·21 giugno 2026
Cronaca — Byoblu
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Nella notte tra sabato e domenica, mentre l’Italia affrontava una delle prime ondate di caldo intenso della stagione estiva, migliaia di cittadini si sono ritrovati simultaneamente senza luce, senza internet e senza acqua corrente. Non in un singolo luogo, ma in più angoli della penisola: Roma, Ischia, San Giuliano Milanese, i lidi ravennati. Un mosaico di disservizi che, messi insieme, restituisce il ritratto di un paese la cui infrastruttura di base fatica a reggere anche solo il peso di una normale serata estiva.

Roma Est al buio digitale: 30mila famiglie isolate

La fonte primaria di questa cronaca è la periferia orientale della Capitale. Tra il tardo pomeriggio e la notte di sabato, un’area estesa da Centocelle a Villa Gordiani, dal Collatino fino a Morena, è rimasta praticamente tagliata fuori: niente internet fisso, connessione mobile intermittente o assente, e in alcune zone anche blackout elettrici. Secondo le segnalazioni raccolte da più testate locali, il disservizio avrebbe coinvolto fino a 30mila famiglie.

Le cause ufficiali non sono state comunicate da alcun operatore. Tra i residenti circolava l’ipotesi di un guasto alla centralina di Open Fiber. Quello che è certo è l’effetto a cascata: i pos dei negozi erano fuori uso, i bancomat inaccessibili, WhatsApp irraggiungibile. Il tam tam si è svolto alla vecchia maniera, con le telefonate vocali e il passaparola tra vicini. I centralini di Tim, Vodafone e Iliad sono stati assaliti da utenti in cerca di risposte che non sono arrivate. Solo alle prime luci dell’alba di domenica 21 giugno il servizio è tornato normale.

Ischia al buio: il centro dialisi regge grazie ai generatori

Nella stessa serata di sabato, poco dopo le 21, un doppio guasto alle condutture della rete elettrica ha lasciato circa 2.500 utenze del Comune di Ischia senza corrente. La situazione si è fatta subito seria: tra le utenze colpite c’era anche un centro dialisi, che ha dovuto attivare i generatori d’emergenza per garantire la continuità delle terapie. Il Prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha convocato il Centro Coordinamento Soccorsi con sindaco, vigili del fuoco, forze dell’ordine, ASL Napoli 2 Nord, servizio 118 e referenti di E-Distribuzione.

I tecnici di Enel hanno operato tutta la notte. Il servizio è stato ripristinato alle 2.30 di domenica, dopo circa cinque ore di buio. Nella mattinata successiva è arrivata sull’isola, col primo traghetto da terraferma, una power station mobile che resterà a disposizione per tutta la stagione estiva — misura precauzionale che da sola dice molto sullo stato di salute delle reti in un territorio insulare e turistico.

San Giuliano Milanese: i cavi fondono per il caldo

Anche il hinterland milanese ha vissuto un weekend da dimenticare. A San Giuliano Milanese i blackout sono iniziati già venerdì sera, per poi aggravarsi nella notte tra sabato e domenica. Secondo quanto comunicato dal sindaco Marco Segala, la causa sarebbe la fusione dei cavi interrati in almeno dieci tratti del territorio, provocata dalle temperature elevate e dall’impennata dei consumi per i condizionatori. Una stima parla di circa 20mila cittadini rimasti senza corrente elettrica per quasi 12 ore consecutive domenica 21 giugno.

L’assenza di elettricità ha trascinato con sé tutto il resto: niente acqua corrente (le pompe si sono fermate), niente internet, semafori in tilt, supermercati e bar chiusi. I residenti hanno iniziato a svuotare frigo e freezer. I tecnici della società Duereti hanno scavato nelle strade sotto il sole per individuare e sostituire i tratti danneggiati. Parallelamente, l’amministrazione comunale ha invitato i cittadini a segnalare i danni agli elettrodomestici per eventuali richieste di risarcimento.

I lidi ravennati a secco: il terzo guasto in due mesi

Qualche giorno prima, il 16 giugno, un duplice guasto alla condotta idrica di via Baiona a Ravenna aveva lasciato senz’acqua Marina Romea, Porto Corsini e Casal Borsetti per l’intera giornata. I tecnici del Gruppo Hera, inizialmente ottimisti su una risoluzione entro le 12, hanno dovuto posticipare più volte: prima alle 16, poi alle 20, infine alle 22. La riparazione si è conclusa solo attorno alla mezzanotte.

Non si è trattato di un episodio isolato. Come ha denunciato Orio Rossi, presidente della Pro Loco di Porto Corsini, quello di giugno era già il terzo guasto in due mesi sulle stesse reti. “Chiedo all’Amministrazione di smettere di essere ostaggio di queste aziende”, ha detto Rossi, lamentando anche che le autobotti sostitutive siano arrivate solo nel pomeriggio, quando il disagio per residenti, turisti e persone fragili era già in corso da ore. Lunedì 22 giugno era già programmata un’ulteriore interruzione per lavori di ottimizzazione nella zona di Brisighella, con un’autocisterna a disposizione a Fognano.

La fragilità della civiltà: quando manca la corrente, manca tutto

Messi insieme, questi episodi disegnano qualcosa di più preoccupante di una semplice cronaca di disservizi estivi. Rivelano la struttura su cui poggia la nostra civiltà: una catena di dipendenze reciproche — elettricità, acqua, internet, pagamenti elettronici, comunicazioni — in cui il cedimento di un anello travolge tutti gli altri.

Non occorre immaginare scenari catastrofici da romanzo distopico per capire quanto sottile sia questa membrana. Basta un’ondata di caldo che fonde i cavi interrati, una condotta idrica che si rompe in tre punti contemporaneamente, un nodo di rete che si guasta in periferia. Bastano poche ore perché decine di migliaia di persone non possano fare la doccia, pagare al supermercato, cucinare, comunicare, o — come nel caso del centro dialisi di Ischia — ricevere cure salvavita.

La questione non è nuova. Economisti e analisti del rischio sistemico richiamano da anni il concetto di “cigno nero” — un evento imprevisto e ad alto impatto che rivela la fragilità nascosta di sistemi complessi — applicato alle infrastrutture critiche. Libri come The Black Swan di Nassim Taleb, o studi sulla dipendenza delle economie avanzate da risorse come il petrolio e l’elettricità, avvertono da tempo che la complessità tecnologica, lungi dal renderci più sicuri, moltiplica i punti di cedimento potenziale. La nostra dipendenza digitale è totale, ma le infrastrutture che la reggono hanno l’età di decenni fa.

Il caldo record di questo giugno 2026 ha funzionato da stress test naturale. Ha mostrato che le reti elettriche del hinterland milanese non reggono un picco di consumi estivi. Che le condotte idriche della costa romagnola si rompono ripetutamente in alta stagione turistica. Che un guasto a una centralina di Roma Est può tagliare fuori dal mondo decine di migliaia di persone per una notte intera. Che un’isola come Ischia — meta turistica tra le più visitate del Mezzogiorno — non ha riserve energetiche autonome sufficienti a coprire nemmeno cinque ore di emergenza senza attivare un coordinamento prefettizio.

La domanda che rimane, dopo questo fine settimana, è semplice: se un’ondata di caldo basta a mettere in ginocchio quartieri interi di grandi città, cosa succederebbe in presenza di un evento davvero straordinario?

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