Brambilla indagata per false fatturazioni: nuova bufera sulla deputata di FI

La deputata di Forza Italia Michela Vittoria Brambilla è ora ufficialmente indagata nell’ambito di un’inchiesta per false fatturazioni legata al programma televisivo Dalla parte degli animali, trasmesso su Rete 4. Lo riporta Repubblica in data 28 maggio 2026: la Guardia di Finanza avrebbe eseguito perquisizioni nella sede dell’Ente Nazionale Cinofilia Italiana (ENCI) e in tre studi di produzione coinvolti nella realizzazione della trasmissione.
L’indagine giudiziaria rappresenta l’ultimo capitolo di una vicenda che si trascina da oltre un anno e che riguarda molteplici aspetti dell’attività politica, associativa e imprenditoriale della parlamentare lombarda.
Il programma tv e i presunti intrecci con l’ENCI
Il nodo delle false fatturazioni si innesta su quanto già sollevato dalla trasmissione Report di Rai 3, che nel febbraio 2025 aveva documentato come l’ENCI avrebbe versato oltre 200mila euro a stagione per sponsorizzare la trasmissione condotta dalla Brambilla, destinata alla promozione dei cani di razza. Una circostanza che Report aveva definito in contraddizione con il ruolo pubblico della deputata, da sempre presentatasi come sostenitrice dell’adozione dai canili. Alla giornalista Giulia Innocenzi che le chiedeva conto di questa apparente incoerenza, la Brambilla aveva risposto di essere semplicemente la conduttrice del programma, estraendo se stessa dai rapporti tra Mediaset e i suoi partner commerciali.
La LEIDAA come “bancomat”: i rilievi di Report
L’inchiesta televisiva del febbraio 2025 aveva anche messo sotto accusa la gestione della Lega Italiana Difesa Animali e Ambiente (LEIDAA), associazione fondata e presieduta dalla Brambilla. Secondo quanto ricostruito da Report, i fondi della onlus — raccolta da donazioni di cittadini convinti di sostenere la causa animale — sarebbero stati utilizzati per spese che poco o nulla avrebbero a che fare con la missione statutaria dell’ente: soggiorni alberghieri, cene, noleggio di auto con conducente, acquisto di bottiglie di vino di pregio (con scontrini che riporterebbero importi di 1.263 e 2.550 euro), e persino il noleggio di una piattaforma aerea per la potatura delle piante nel giardino della residenza privata della deputata a Calolziocorte, in provincia di Lecco.
Sempre secondo Report, la LEIDAA avrebbe inoltre finanziato attività politiche riconducibili alla Brambilla stessa, tra cui eventi del Movimento Animalista da lei fondato, inclusi trasporti di militanti verso manifestazioni in diverse città italiane e la copertura dei costi di registrazione del movimento.
Queste rivelazioni avevano provocato reazioni politiche immediate. La deputata del Pd Eleonora Evi aveva rassegnato le dimissioni dall’Intergruppo per i diritti degli animali presieduto dalla Brambilla, denunciando non solo i presunti illeciti ma anche la sostanziale inattività dell’organismo, che a suo dire non si sarebbe praticamente mai riunito nei due anni di vita. I parlamentari del Movimento 5 Stelle avevano chiesto le dimissioni della Brambilla dalla presidenza dell’Intergruppo, minacciando di abbandonarlo qualora la richiesta non fosse stata accolta.
Il business ittico e il processo per evasione fiscale
Il quadro si complica ulteriormente con quanto emerso da una successiva inchiesta di Report, che ha portato alla luce l’esistenza di un’azienda operante nel commercio di prodotti ittici — salmone e gamberetti destinati alla grande distribuzione — che risulterebbe riconducibile alla deputata, pur essendo formalmente intestata a una fiduciaria. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, per il confezionamento sarebbe stato utilizzato lo stesso capannone della società Io Veg, impresa vegana della Brambilla, generando interrogativi sulla possibile contaminazione tra prodotti e, soprattutto, sull’incoerenza con l’immagine pubblica di paladina del cruelty-free.
L’associazione di consumatori Codici e l’associazione ambientalista Earth Odv hanno chiesto alla parlamentare chiarimenti e piena trasparenza. «Questa vicenda pone pesanti interrogativi su cui è doveroso fare chiarezza», ha dichiarato Ivano Giacomelli, segretario nazionale di Codici. «Se confermata, si tratterebbe di un danno nei confronti dei consumatori».
A ciò si aggiunge, stando a quanto riportato da Giornale La Voce, un procedimento giudiziario a Lecco per evasione fiscale, in cui la Brambilla sarebbe accusata di aver orchestrato un sistema di società gestite tramite prestanome all’interno del nucleo familiare — coinvolgendo il marito, la suocera e il cognato — per un’evasione che supererebbe il milione di euro nel settore della distribuzione di prodotti ittici.
La petizione contro il programma
Il cumulo di vicende aveva spinto, già nel febbraio 2025, l’Associazione Nazionale per la Tutela dell’Ambiente e della Vita Rurali a scrivere ai vertici di Mediaset — Pier Silvio Berlusconi e Felice Confalonieri — per chiedere la cancellazione di Dalla parte degli animali, lanciando contestualmente una petizione online che aveva superato le mille firme nelle prime ventiquattro ore. La preoccupazione espressa era che la grande visibilità offerta da Mediaset alla LEIDAA potesse indurre donatori ignari a contribuire a un’associazione i cui fondi, secondo l’inchiesta giornalistica, avrebbero potuto essere destinati a finalità diverse da quelle dichiarate.
Una credibilità sotto pressione
È bene ricordare che si tratta di indagini in corso e che la Brambilla non è stata condannata per alcuno dei fatti contestati. Tuttavia, l’accumulo di rilievi — dall’inchiesta televisiva alle perquisizioni della Gdf, dal processo per evasione fiscale alle polemiche sui fondi associativi — disegna un profilo che appare difficile da conciliare con l’immagine di difensore degli animali e paladina dell’etica ambientale che la deputata ha costruito nel corso degli anni. La parlamentare non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sull’ultima indagine per false fatturazioni. Si attendono sviluppi dall’autorità giudiziaria.