Caccia russi sul Baltico: la Svezia intercetta due aerei militari, interviene anche la Nato

Venerdì 12 giugno 2026, le forze armate svedesi hanno ordinato il decollo d’urgenza di due coppie di caccia JAS 39 Gripen per intercettare altrettanti velivoli militari russi che operavano nelle vicinanze dello spazio aereo svedese nel Mar Baltico. Secondo quanto comunicato da Stoccolma, i due episodi si sono svolti separatamente: uno nel settore settentrionale del Baltico, l’altro in quello meridionale. Contestualmente, anche aerei della Nato sono stati fatti decollare «per mantenere la sicurezza nello spazio aereo condiviso», come precisato dall’esercito svedese in un comunicato ufficiale.
Le forze armate svedesi hanno chiarito che in nessuno dei due casi si è registrata una violazione formale dei confini nazionali. Tuttavia, il viceammiraglio Ewa Skoog Haslum, capo delle operazioni congiunte, ha commentato con fermezza: «Le azioni russe sono gravi e costituiscono un comportamento ricorrente che minaccia sia la nostra integrità territoriale sia la nostra sicurezza».
I velivoli coinvolti
Secondo quanto riportato da quotidiano.net, che ha potuto ricostruire l’identità degli aeromobili, i due velivoli russi intercettati sarebbero stati un Sukhoi Su-24 — bombardiere tattico supersonico a geometria variabile di progettazione sovietica, noto nell’alfabeto Nato come «Fencer» — e un Sukhoi Su-34 «Fullback», evoluzione più recente dello stesso progetto. La portavoce delle forze armate svedesi, Hanna Heurlin, ha dichiarato che le finalità operative dei velivoli russi sul Baltico rimangono sconosciute. Da parte di diversi osservatori, le manovre vengono interpretate come una provocazione nei confronti dell’Alleanza Atlantica, lettura questa che Byoblu riporta senza sposarla.
Il contesto: la Svezia nella Nato e le tensioni nel Baltico
La Svezia è entrata ufficialmente a far parte dell’Alleanza Atlantica nel marzo del 2024, ponendo fine a decenni di politica di non allineamento militare. Da allora, la cooperazione con gli altri membri Nato — inclusa la difesa dello spazio aereo comune nel Mar Baltico — ha assunto carattere operativo. Gli incidenti di venerdì non sono un episodio isolato: nelle ultime settimane le attività militari russe nella regione si sono intensificate. Solo tre giorni fa, nell’exclave di Kaliningrad — territorio russo incastrato tra Polonia e Lituania — l’esercito russo avrebbe condotto esercitazioni con decine di aerei da combattimento e bombardieri, comprese simulazioni di attacchi di precisione su obiettivi terrestri, mentre la nave pattuglia Neustrashimy avrebbe aperto il fuoco con l’artiglieria nel Mar Baltico, stando a quanto riportato da quotidiano.net.
Il potenziamento delle infrastrutture militari russe al confine
Parallelamente agli episodi aerei, un’inchiesta giornalistica internazionale condotta in forma congiunta dai media svedesi di SVT, norvegesi di NRK, danesi di DR ed estoni di Delfi ha reso noti dati relativi all’espansione delle infrastrutture militari russe lungo i confini con i paesi Nato dell’Europa settentrionale. L’analisi di immagini satellitari avrebbe documentato la costruzione di nuovi complessi di caserme, depositi di munizioni e aree di stazionamento per mezzi corazzati in diverse località strategiche.
Tra i siti segnalati: Petsamo (in russo Pečenga), a una decina di chilometri dal confine norvegese, dove la capacità della base locale potrebbe passare da 7.000 a 17.000 effettivi; Petrozavodsk, Sapiernoye e Kirillovskoye, in prossimità del confine finlandese; la regione di Pskov; Baltiysk, nel territorio di Kaliningrad; e la base navale di Kandalaksha, sul Mar Bianco.
Secondo le stime del comandante dell’esercito finlandese, generale Pasi Välimäki, la presenza militare russa al confine con la Finlandia potrebbe quadruplicare rispetto ai 20.000 soldati stanziati prima del conflitto in Ucraina, arrivando a circa 80.000 effettivi. Sommando tutti i fronti settentrionali e baltici, la rete infrastrutturale in corso di realizzazione consentirebbe a Mosca di concentrare complessivamente oltre 100.000-115.000 soldati lungo il fianco nord dell’Europa.
Analisti citati dalle fonti ritengono che il dispiegamento effettivo del personale avverrà verosimilmente al termine della fase più intensa del conflitto in Ucraina, senza fornire una tempistica precisa.
Le implicazioni geopolitiche
Gli episodi di venerdì e il quadro più ampio che emerge dall’inchiesta internazionale collocano il Mar Baltico al centro di una dinamica di pressione e risposta tra Russia e paesi Nato dell’Europa del Nord. Mosca non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sugli intercettamenti. Stoccolma, dal canto suo, ha scelto di rendere pubblica la vicenda con un comunicato formale, sottolineando la propria determinazione a tutelare lo spazio aereo nazionale e quello alleato.
I prossimi sviluppi dipenderanno anche da come evolverà il conflitto in Ucraina e dal grado di coordinamento che i paesi Nato riusciranno a mantenere nel presidio del fianco orientale e settentrionale dell’Alleanza.