Caldo estremo, bollino rosso su Bologna, Firenze, Roma e Torino

Il bollino rosso corrisponde al livello 3, il massimo della scala di rischio: significa che condizioni di calore estremo sono destinate a persistere per almeno tre giorni consecutivi, con effetti potenzialmente gravi sulla salute della popolazione più vulnerabile. Da venerdì sono attesi temporali al Nord, ma per ora non si prevede un’attenuazione sostanziale del fenomeno al Centro e al Sud.
I livelli di rischio
Il sistema di monitoraggio prevede quattro gradazioni: verde (nessun rischio), giallo (pre-allerta), arancione (rischio per i soggetti suscettibili) e rosso (ondata di calore conclamata). Oggi città come Bari, Cagliari, Messina, Palermo e Reggio Calabria sono entrate nella fase gialla, mentre centri come Milano, Venezia, Verona e Trieste sono scese di un gradino rispetto a ieri, passando dall’arancione al giallo.
Il cemento che non respira: un rischio moltiplicato
Al di là delle cifre meteorologiche, c’è una dimensione strutturale che le allerte stagionali tendono a non affrontare con sufficiente chiarezza: la progressiva cementificazione del territorio urbano italiano — e più in generale del pianeta — trasforma le città in vere e proprie trappole termiche.
L’asfalto e il calcestruzzo assorbono il calore durante le ore diurne e lo rilasciano nelle ore notturne, impedendo all’ambiente urbano di raffreddarsi naturalmente. Questo fenomeno, noto come “isola di calore urbana”, fa sì che le temperature nelle metropoli siano sistematicamente più alte rispetto alle aree rurali o verdi circostanti — a volte anche di diversi gradi.
La riduzione delle aree verdi, dei parchi, degli alberi e delle superfici permeabili non è una questione estetica: è una scelta che ha conseguenze dirette sulla salute pubblica. In assenza di vegetazione, non si producono né ombra né evapotraspirazione, i due meccanismi naturali che abbassano le temperature locali. Quando arriva un’ondata di calore come quella attuale, chi abita in quartieri privi di verde non ha scampo: la temperatura percepita può diventare insopportabile, e per le persone più fragili — anziani, bambini, malati cronici — può diventare letale.
Eppure, la copertura del suolo con superfici impermeabili continua ad avanzare in molte aree italiane ed europee, con nuove edificazioni, parcheggi, capannoni e infrastrutture stradali che sostituiscono terreno agricolo, boschi e aree verdi periurbane.
Chi rischia di più
Secondo le indicazioni del ministero della Salute, le categorie più esposte sono gli anziani, i neonati, le donne in gravidanza, le persone con patologie croniche (cardiovascolari, respiratorie, diabete, Parkinson, Alzheimer), i soggetti non autosufficienti e coloro che vivono in condizioni socioeconomiche precarie. Anche i lavoratori e gli sportivi che operano all’aperto nelle ore centrali della giornata sono a rischio elevato — come ha mostrato plasticamente il malore accusato dal tennista Jannik Sinner durante la sua partita con Cerudolo, nel corso della quale il numero uno al mondo ha dichiarato di non sentirsi bene.
Le misure di protezione consigliate
Il ministero raccomanda di evitare l’esposizione al sole tra le 11 e le 18, idratarsi abbondantemente, privilegiare abiti chiari in fibre naturali, e trascorrere parte della giornata in ambienti climatizzati. L’aria condizionata, se usata, va impostata tra i 24 e i 26 gradi, senza eccedere nel raffreddamento. Per chi si trova in difficoltà, è attivo il numero gratuito 1500 del ministero della Salute.
Queste indicazioni, per quanto utili, restano però misure individuali che tamponano un problema collettivo. Finché le politiche urbane non torneranno a mettere la natura — e non il cemento — al centro della pianificazione territoriale, le ondate di calore continueranno ad aggravarsi, e i bollini rossi diventeranno sempre meno eccezionali.
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