Caso David Rossi, Mussari querela Giletti: il giallo del sosia

Giuseppe Mussari, ex presidente del Monte dei Paschi di Siena, ha querelato Massimo Giletti per quanto detto e mostrato sul caso David Rossi. L’azione legale riguarda due contenuti: le dichiarazioni trasmesse nella puntata del 19 ottobre di «Lo stato delle cose», il programma condotto dal giornalista, e un video pubblicato su Instagram il 18 ottobre. Al centro dello scontro c’è una fotografia. Secondo la parte di Mussari, l’uomo ritratto in quell’immagine non è l’ex banchiere. È il cosiddetto giallo del sosia.
Mussari contro Giletti: la foto contestata
La posizione dell’ex presidente di Mps si riassume in una frase: «Non è Mussari in quella foto». A rafforzarla interviene un legale, che rivendica l’identità dell’uomo ritratto con queste parole: «È mio assistito, noto a tutti».
Le informazioni diffuse finora lasciano diversi punti scoperti. Non chiariscono dove e quando l’immagine sarebbe stata scattata. Non dicono in quale contesto sia stata presentata al pubblico, né quale peso le sia stato attribuito nella ricostruzione proposta in televisione e sui social. Manca anche il testo della querela. Per ora non è quindi possibile stabilire se Mussari contesti soltanto l’attribuzione della foto o anche altre affermazioni del conduttore sulla vicenda.
Giletti: «Non ho rivelato nessuna informazione secretata»
Giletti ha risposto subito. Ha definito la querela «ennesima dimostrazione che battaglie hanno un prezzo». Poi ha aggiunto: «Mi piacerebbe capirne la motivazione, non ho rivelato nessuna informazione secretata».
Con quella precisazione il conduttore sostiene di aver lavorato su materiale che poteva essere legittimamente divulgato. Resta però una differenza tra i due piani. La diffusione di atti riservati è una questione. La correttezza di un’identificazione fotografica è un’altra. Le parole di Giletti rispondono alla prima, mentre la contestazione resa nota da Mussari riguarda la seconda.
Caso David Rossi, tredici anni di interrogativi
David Rossi era il responsabile della comunicazione di Mps. È morto la sera del 6 marzo 2013, precipitando dalla finestra del suo ufficio a Rocca Salimbeni, la sede storica della banca a Siena. Le inchieste della magistratura si sono chiuse con l’ipotesi del suicidio. La famiglia non ha mai accettato quella conclusione. Sulla vicenda ha lavorato anche una commissione parlamentare d’inchiesta.
La morte di Rossi arrivò nelle settimane in cui esplodevano le inchieste sulla gestione del Monte, dall’acquisizione di Antonveneta alle operazioni in derivati. Mussari aveva guidato la banca fino al 2012. Per questo ogni elemento che lo accosti al caso, una foto compresa, viene percepito da chi segue la vicenda come potenzialmente rilevante. Allo stesso modo, un accostamento sbagliato può produrre conseguenze pesanti sulla reputazione di una persona.
Querela e diritto di critica: le basi legali dello scontro
La querela è l’atto con cui chi si ritiene offeso chiede alla magistratura di procedere penalmente. Nei casi di presunta diffamazione a mezzo stampa o televisione, i giudici valutano tre requisiti fissati dalla giurisprudenza: la verità dei fatti riferiti, la pertinenza, cioè l’interesse pubblico della notizia, e la continenza, ossia la misura nell’esposizione. Presentare una querela non significa aver subito un torto, e riceverla non significa averlo commesso. Spetterà alla Procura decidere se esistono i presupposti per andare avanti.
Se la contestazione riguarda davvero l’identità dell’uomo nella foto, il terreno è quello della verità: un dato verificabile, che una delle due parti dovrà dimostrare. Sull’interesse pubblico del caso Rossi, invece, c’è poco da discutere. Una morte su cui istituzioni e familiari si interrogano da oltre un decennio rientra pienamente nel perimetro del giornalismo d’inchiesta.