Scoperte le cellule zombie: vagano nel corpo e causano molte malattie.

Avete mai sentito parlare di cellule zombie? Non è un film. È una cosa che succede dentro il corpo di ognuno di noi, ogni giorno di più man mano che passano gli anni. E oggi arriva una notizia che riguarda proprio loro: un gruppo di ricercatori americani, guidati dal Massachusetts Institute of Technology, dal Massachusetts General Hospital e dalla Harvard Medical School, dice di aver trovato il modo di riconoscerle una per una. Come si fa al supermercato con il codice a barre. Lo studio è uscito sulla rivista scientifica Nature Aging. Attenzione però: per ora l’esperimento è stato fatto sui topi, non sulle persone.
Cosa sono le cellule zombie, spiegato semplice
Partiamo dall’inizio. Il nostro corpo è fatto di miliardi di cellule. Queste cellule nascono, lavorano, si dividono per farne di nuove e poi, quando sono vecchie, muoiono e vengono portate via. È un ricambio continuo, come le foglie di un albero.
Poi ci sono le cellule zombie. Il nome vero è cellule senescenti. Sono cellule che hanno smesso di dividersi, quindi non producono più cellule nuove. Però non muoiono. Restano lì. Vive, ma ferme. E non stanno zitte: continuano a mandare segnali intorno a loro.
Quando siamo giovani, il sistema immunitario, cioè la nostra difesa interna, le riconosce e le elimina. Con l’età questo servizio di pulizia funziona sempre peggio. Le cellule zombie si accumulano nei tessuti. E secondo quanto riportato dalla ricerca, questo accumulo è collegato a diverse cose che conosciamo bene: la pelle che perde tono, i muscoli che si indeboliscono, e malattie croniche come l’artrosi e il diabete di tipo 2.
Il problema: per studiarle bisognava distruggerle
Qui c’è il punto interessante. Gli scienziati sapevano già da tempo che queste cellule esistono. Avevano anche trovato alcuni segnali che le distinguono dalle altre. Ma c’era un intoppo: i metodi usati finora per riconoscerle finivano per rovinare o distruggere la cellula che si voleva osservare.
È come voler capire cosa c’è dentro un pacco regalo e doverlo strappare per scoprirlo. Alla fine sai cosa c’era, ma il pacco non c’è più.
La soluzione: un laser che legge la chimica
I ricercatori, coordinati da Jeon Woong Kang e Peter So del MIT e da Jian Shu del Massachusetts General Hospital e di Harvard, hanno provato una strada diversa. Si chiama microscopia Raman.
Detto in parole semplici: si punta un raggio laser sul tessuto, e dal modo in cui la luce rimbalza si capisce di che sostanze è fatto. Senza toccarlo, senza romperlo. Un po’ come quando un esperto capisce di che materiale è un oggetto solo guardando come riflette la luce.
Con questo strumento hanno analizzato pezzi di pelle e di polmone presi da topi di due mesi, quindi giovani, e da topi di 26 mesi, quindi anziani. E hanno messo a confronto i due gruppi.
Cosa hanno visto nei topi vecchi
Le differenze c’erano, e non erano poche. La più evidente: nelle cellule anziane si accumulano molti più grassi, quelli che i medici chiamano lipidi. Le cellule vecchie, insomma, si riempiono di grasso.
Ma non è tutto. Nella pelle dei topi anziani risultano alterati i meccanismi legati alla contrazione dei muscoli e al rinnovamento del collagene, che è la sostanza che tiene la pelle elastica e compatta. Nei polmoni, invece, si accendono di più i geni che comandano l’infiammazione.
Messi tutti insieme, questi segnali formano una specie di impronta chimica. Non un singolo marchio, ma una combinazione di grassi, proteine e altre molecole. Ecco perché i ricercatori la chiamano codice a barre: è quella sequenza di caratteristiche che, lette insieme, dicono “questa è una cellula zombie”.
E adesso? Cosa può cambiare per noi
Chiaramente, questo non è un esame che potete andare a fare dal medico domani. Non è una cura. Al momento non c’è ancora un test pronto per gli esseri umani. È stato fatto sui topi, e i topi non sono persone.
Il prossimo passo dei ricercatori però è proprio questo: capire se la stessa tecnica funziona anche sui tessuti umani. Ci vorranno altri studi per verificare che sia affidabile e che si possa davvero usare.
Se dovesse funzionare, le possibilità sarebbero due. La prima: capire meglio dove si nascondono le cellule zombie nel corpo e come si comportano, cosa che finora era difficile fare senza distruggerle. La seconda, più in prospettiva: usare queste informazioni per diagnosticare prima le malattie legate all’età e magari, un giorno, trovare nuove tecniche capaci di puntare queste cellule zombi e distruggerle
È un passo avanti nella ricerca sull’invecchiamento. Non di più, ma nemmeno di meno. La strada è lunga, e per ora l’unica cosa certa è che i topi anziani hanno raccontato ai ricercatori qualcosa che prima non sapevano o non riuscivano a leggere fino in fondo.
Fonti:
- https://www.ansa.it/canale_scienza/notizie/biotech/2026/09/21/nellorganismo-che-invecchia-le-cellule-diventano-zombie-_ab64a4f6-bd96-413c-bee0-a34d466b4372.html
- https://www.laregione.ch/culture/scienze/1951565/cellule-barre-codice-mgh-harvard
- https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/21/cellule-zombie-codice-barre-senescenza-notizie/8512983/