— 📻 Radio Byoblu Iscriviti alla newsletter✉ Newsletter Petizioni 👤 Area utente ♥ Sostieni
Il primo blog di informazione indipendente
Ultim'ora
byoblu
Esteri

Cisgiordania, coloni picchiano fotoreporter del Washington Post

Ad Abu Falah, vicino a Ramallah, decine di coloni mascherati incendiano gli ulivi durante la raccolta. Feriti contadini palestinesi e la reporter Heidi Levine
Byoblu·16 ottobre 2026

Heidi Levine, fotoreporter del Washington Post, è ricoverata in ospedale a Ramallah. Oggi un gruppo di coloni israeliani l’ha picchiata mentre documentava la raccolta delle olive ad Abu Falah, villaggio a nord-est di Ramallah, nella Cisgiordania occupata. Secondo testimoni dell’agenzia Reuters, circa ottanta uomini vestiti di nero e con il volto coperto sono scesi da una collina, hanno dato fuoco agli ulivi e hanno preso a sassate i contadini palestinesi. È stato l’episodio più grave di una mattinata di aggressioni in diversi villaggi della zona. La stagione della raccolta è cominciata da poche settimane e, stando ai dati delle Nazioni Unite, conta già più attacchi dell’intero raccolto dello scorso anno.

Abu Falah, l’assalto dei coloni durante la raccolta delle olive

Gli abitanti del villaggio si erano radunati in un uliveto a terrazze per raccogliere i frutti maturi. Per le famiglie palestinesi è il momento più importante dell’anno agricolo e una fonte di reddito essenziale. Secondo un video diffuso in mattinata, i coloni sono scesi da un avamposto situato in Area B, la porzione di territorio in cui l’amministrazione civile spetta all’Autorità palestinese e il controllo della sicurezza a Israele.

Le stime sul numero degli assalitori variano. I testimoni di Reuters parlano di circa ottanta persone. La corrispondente di Al Jazeera sul posto ne ha contate trenta o quaranta all’inizio, poi oltre cinquanta, disposte in più punti per circondare i contadini. Alcuni avevano con sé fionde, bastoni e lacrimogeni, altri materiale infiammabile. Respinti verso il fondo della collina, i palestinesi hanno risposto lanciando pietre.

«I coloni vogliono attaccarci e cacciarci dalle nostre case», ha detto Mutaz Abdelhadi, agricoltore di 42 anni presente durante l’attacco.

Almeno due mezzi militari israeliani hanno poi attraversato la zona ad alta velocità, costringendo gli abitanti a scansarsi. L’aggressione è proseguita anche dopo l’arrivo dei soldati, che hanno sparato gas lacrimogeni in direzione dei palestinesi. Nella zona si sono sentiti colpi d’arma da fuoco. Un fotografo di Reuters ha visto almeno un colono sparare. Secondo Al Jazeera e l’agenzia palestinese Wafa, un palestinese sarebbe stato raggiunto da un proiettile. La Mezzaluna Rossa palestinese ha soccorso una donna di 63 anni e un uomo di 40, entrambi picchiati.

Heidi Levine, il racconto della fotoreporter del Washington Post

Levine è una fotogiornalista di lunga esperienza e lavorava su incarico del quotidiano americano. In una dichiarazione video ha raccontato che il gruppo di palestinesi con cui si trovava ha cominciato a ritirarsi quando ha visto decine di coloni correre verso di loro. È caduta a terra e lì l’hanno presa a calci. «Avevo la borsa con le macchine fotografiche, il marsupio con il passaporto e il telefono appeso al collo con un cordino. Mi hanno strappato tutto, mi hanno rotto le macchine e la borsa, e continuavano a prendermi a calci», ha detto. Secondo la sua stima, il pestaggio è durato una decina di minuti: «Pura follia, e non ho visto nessuno cercare di fermarli».

Levine ha poi definito gli aggressori «terroristi ebrei» e ha aggiunto: «Purtroppo nessuno di loro verrà perseguito. Ne sono certa». Ha riferito che senza casco e giubbotto protettivo, probabilmente, non sarebbe sopravvissuta.

Jasper Nathaniel, giornalista indipendente presente sul posto, ha raccontato ad Al Jazeera che altri coloni armati di mitragliatrici erano sopraggiunti poco prima. Quando sono partiti gli spari, tutti sono fuggiti e la fotoreporter è caduta. «Abbiamo visto una giornalista a terra, con persone che la picchiavano, la colpivano con i bastoni, la derubavano, la tiravano su e la picchiavano di nuovo», ha detto. Le immagini mostrano almeno cinque uomini mascherati che la circondano e la colpiscono mentre lei si protegge il volto con le mani.

Secondo la Foreign Press Association (FPA), l’associazione della stampa estera in Israele e nei Territori palestinesi, Levine è stata portata all’ospedale governativo di Ramallah ed è in condizioni stabili. Al Jazeera riferisce di fratture e ferite. Il Washington Post ha dichiarato che la giornalista indossava «contrassegni visibili che la identificavano chiaramente come giornalista». Il giornale si è detto indignato e ha chiesto un’indagine approfondita.

La FPA ha parlato dell’«ultimo di una lunga serie» di attacchi dei coloni contro giornalisti e civili. Ha ricordato che i suoi ripetuti appelli alle autorità israeliane sono rimasti inascoltati. Al Comando Centrale dell’esercito, competente per la Cisgiordania, ha chiesto di «smettere di cercare scuse» e di proteggere i civili.

Turmus Ayya, Burqa, Deir Jarir: gli altri attacchi dei coloni intorno a Ramallah

Alle 7.45 circa una ventina di coloni ha fatto irruzione nei terreni di Turmus Ayya, a nord-est di Ramallah. Il racconto è di Yaser Alkam, portavoce del comune. Gli aggressori hanno impedito a due famiglie di raccogliere le olive e hanno ferito gravemente due persone, una delle quali ha anche la cittadinanza statunitense. Poi hanno incendiato tre auto con taniche di carburante portate da casa. Un video del comune mostra un uomo con la testa ferita e una gamba lacerata da un «bastone con i chiodi». Secondo Alkam, l’esercito è arrivato mezz’ora dopo, a situazione calmata, e ha ordinato a tutti di andarsene. Salah Abu Niswa, testimone dell’aggressione, ha raccontato che i coloni «si sono infilati come ladri, hanno preso uno che era da solo e hanno cominciato a picchiarlo».

Fonti locali riferiscono che è stato dato alle fiamme anche un mezzo dei volontari della protezione civile. Un soccorritore è rimasto ferito mentre andava a spegnere un incendio. La Mezzaluna Rossa ha segnalato quattro feriti a Burqa e tre agricoltori aggrediti a Deir Jarir. Un anziano è stato colpito a Burham. I bilanci complessivi divergono: la Mezzaluna Rossa e i media locali parlano di almeno sei feriti, l’agenzia EFE di almeno otto.

Cisgiordania, i numeri della violenza dei coloni nella stagione delle olive

Secondo Yesh Din, organizzazione israeliana che monitora le colonie, dal 27 settembre sono stati registrati almeno 170 attacchi. La data coincide all’incirca con l’inizio della raccolta. L’Ufficio ONU per il coordinamento degli affari umanitari (OCHA) conta oltre 200 aggressioni legate alla stagione in corso, contro le 185 dell’intero raccolto 2025. Ne riferisce il vice portavoce del Segretario generale, Farhan Haq. Il bilancio ONU è di un palestinese ucciso, più di 120 feriti e oltre 2.500 ulivi o piantine danneggiati. L’80% degli episodi si è concentrato nelle ultime due settimane. Il ministero della Salute palestinese parla invece di due agricoltori uccisi dall’inizio di ottobre: un uomo di 44 anni vicino a Nablus e uno di 51 anni a est di Salfit, il 1° ottobre.

Secondo Alkam, quest’anno gli attacchi avvengono a poche decine di metri dalle case: «Negli anni precedenti il pericolo era limitato a zone precise. Quest’anno il problema è ovunque».

Cisgiordania occupata, colonie e impunità

Israele occupa la Cisgiordania dalla guerra del 1967. Nel territorio vivono circa 500.000 coloni israeliani e almeno tre milioni di palestinesi. Le Nazioni Unite e la maggior parte degli Stati considerano le colonie illegali secondo il diritto internazionale. Israele respinge questa posizione e definisce il territorio conteso, non occupato. Dopo il 7 ottobre 2023 la tensione è cresciuta ulteriormente. Il ministero della Salute palestinese conta da allora oltre 1.100 palestinesi uccisi in Cisgiordania in operazioni militari, scontri e attacchi. L’organizzazione indipendente di monitoraggio ACLED descrive la violenza dei coloni come arrivata a livelli record.

Il governo di Benjamin Netanyahu ha favorito una rapida espansione delle colonie e degli avamposti. Il premier ha criticato le violenze, ma ha fatto poco per contrastarle. Per i palestinesi lo schema si ripete. Mustafa Barghouti, leader dell’Iniziativa nazionale palestinese, ha accusato i coloni di aver incendiato gli ulivi e sparato «davanti alle telecamere». Sul posto, i testimoni descrivono soldati che arrivano tardi e disperdono con i lacrimogeni chi è stato aggredito.

La polizia israeliana ha aperto un’indagine. In un comunicato ha detto di considerare «con grande severità» ogni violenza, in particolare contro chi lavora per i media. L’esercito esaminerà «tutte le circostanze» e ha definito «gravi e inaccettabili» gli attacchi contro civili innocenti. Il pestaggio di una giornalista americana porta questa volta gli attacchi all’attenzione internazionale. Avviene mentre Regno Unito e Francia hanno annunciato sanzioni sulle merci prodotte nelle colonie e a poco più di dieci giorni dalle elezioni legislative israeliane del 27 ottobre. L’esito dell’inchiesta dirà se la previsione di Levine sull’impunità degli aggressori era fondata.

📻 RADIO Caricamento…