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Ambiente

Clima 2026: temperature in rialzo, ma il dibattito scientifico resta aperto

Dati record, revisioni degli scenari IPCC e il ruolo dei cicli naturali come El Niño: un quadro complesso che la scienza continua a studiare.
Byoblu·02 giugno 2026
Ambiente — Byoblu
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Il sistema climatico globale ha chiuso un triennio inedito nella storia delle misurazioni strumentali. Secondo i dati elaborati dalla NASA, il 2023, il 2024 e il 2025 si collocano ai tre primi posti nella classifica degli anni più caldi degli ultimi 146 anni di osservazioni. Il 2024 in particolare ha segnato il superamento della soglia simbolica di +1,5°C rispetto all’era preindustriale, la linea di guardia fissata dall’Accordo di Parigi. Il 2025, pur leggermente più fresco per effetto del fenomeno La Niña, si è comunque attestato a +1,19°C rispetto alla media del periodo 1951-1980, stando ai dati del Met Office britannico.

In questo contesto si inseriscono le rilevazioni di aprile 2026, pubblicate dal Servizio Copernicus per i Cambiamenti Climatici (C3S): il mese scorso è risultato il terzo aprile più caldo mai registrato, con una temperatura media di +14,89°C, superiore di +0,52°C rispetto alla media del trentennio 1991-2020. Il primato resta all’aprile 2024, seguito da quello del 2025. Tutti e dieci gli aprili più caldi della serie storica 1850-2026 si sono verificati dopo il 2016.

Il ruolo dei cicli naturali: El Niño e la variabilità oceanica

Un elemento che emerge con forza dall’analisi dei dati è il peso dei cicli naturali nell’amplificare — o attenuare — le anomalie termiche. La temperatura superficiale degli oceani extrapolar a livello globale ha raggiunto ad aprile 2026 una media di +21,00°C, seconda più alta mai misurata per quel mese. Questo dato riflette, secondo gli esperti del C3S, la transizione in corso da condizioni ENSO neutre verso un nuovo episodio di El Niño, atteso nella seconda metà del 2026.

L’Organizzazione Meteorologica Mondiale (OMM) stima molto elevate le probabilità che almeno uno degli anni tra il 2026 e il 2030 stabilisca un nuovo record di temperatura globale, superando il 2024. Il climatologo James Hansen — già noto per aver allertato il Congresso americano negli anni Ottanta sui rischi dei gas serra — ha dichiarato il 1° maggio 2026 che il 2026 potrebbe essere l’anno più caldo mai misurato, sospinto proprio dall’arrivo di un El Niño potente. Alcuni modelli ipotizzano addirittura un “super El Niño”, il più intenso nella storia delle rilevazioni.

È utile ricordare che fluttuazioni termiche ampie si sono verificate in passato anche in assenza di attività industriale, legate a variabilità solare, eruzioni vulcaniche e cicli oceanici. Lo studio del Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK), pubblicato su Geophysical Research Letters a marzo 2026, ha filtrato proprio questi effetti naturali a breve termine per isolare il segnale di riscaldamento di lungo periodo. I risultati indicano un’accelerazione del tasso di riscaldamento negli ultimi dieci anni: +0,35°C per decennio, contro una media di circa +0,2°C per decennio nel periodo 1970-2015.

Il dibattito sugli scenari: l’addio a RCP8.5

All’inizio di aprile 2026 una quarantina di ricercatori del World Climate Research Programme ha proposto di abbandonare lo scenario più pessimistico finora in uso, noto come RCP8.5, che prevedeva un incremento termico superiore a +4°C entro fine secolo. La revisione tiene conto del rallentamento nelle emissioni rispetto alle proiezioni degli anni Duemila e del boom delle energie rinnovabili: nel 2025 le installazioni fotovoltaiche hanno raggiunto una capacità totale installata di circa 2.800 gigawatt, rendendo il solare la tecnologia energetica con la maggiore capacità a livello globale.

Il nuovo scenario pessimistico si attesta intorno a +3,5°C entro il 2100, circa un grado in meno rispetto al precedente. La notizia è stata tuttavia strumentalizzata in chiave negazionista, anche dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha accusato le agenzie ONU di aver «sbagliato». Come ha chiarito Il Post, la revisione non significa che le valutazioni precedenti fossero errate: RCP8.5 non era lo scenario più probabile, ma il riferimento per il caso peggiore, utile per calibrare tutti gli altri. La scienza, semplicemente, aggiorna i propri modelli in base ai nuovi dati disponibili.

Tipping point e perdite economiche

Il Global Tipping Points Report 2025, redatto da 160 autori di 87 istituzioni in 23 Paesi, segnala che alcuni ecosistemi potrebbero già trovarsi oltre soglie critiche irreversibili. Le barriere coralline tropicali stanno attraversando dal 2023 il peggior evento di sbiancamento di massa mai documentato, con oltre l’80% degli ecosistemi colpiti. Il riscaldamento attuale di circa +1,4°C avrebbe già superato la soglia termica critica per i reef, stimata a +1,2°C.

Sul fronte AMOC — la circolazione atlantica meridionale che include la Corrente del Golfo — il dibattito scientifico rimane aperto: il rapporto 2025 segnala rischi di destabilizzazione sotto i 2°C, ma uno studio pubblicato su Nature nello stesso anno, basato su 34 modelli climatici, giudica un collasso dell’AMOC entro fine secolo come «improbabile». È il tipo di controversia che merita attenzione senza allarmismi né sottovalutazioni.

Sul piano economico, la riassicuratrice Munich Re ha stimato per il 2025 danni complessivi da eventi climatici estremi pari a circa 224 miliardi di dollari, di cui 108 coperti da assicurazioni. Secondo Aon, il caldo estremo ha causato nel 2025 almeno 25.000 vittime globali.

Prospettive: il 2026 e il prossimo quinquennio

L’OMM giudica probabile che la temperatura media del quinquennio 2026-2030 si mantenga stabilmente oltre +1,5°C rispetto all’era preindustriale, anche in assenza di nuovi record annuali. Il ricercatore Stefan Rahmstorf del PIK ha avvertito che, se il tasso di riscaldamento dell’ultimo decennio dovesse mantenersi costante, il superamento stabile della soglia di Parigi potrebbe avvenire prima del 2030.

L’IPCC sta lavorando al suo settimo rapporto di valutazione (AR7), la cui sintesi è attesa tra il 2028 e il 2029. Sarà il documento di riferimento con cui i governi dovranno confrontarsi per aggiornare le proprie politiche climatiche. Nel frattempo, i dati mensili del sistema Copernicus continuano a scattare istantanee di un pianeta in cui i cicli naturali e le pressioni antropogeniche si intrecciano in modo ancora largamente dibattuto dalla comunità scientifica.


Fonti:

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