Commissione Covid: le opposizioni abbandonano i lavori, scoppia la crisi

La Commissione parlamentare d’inchiesta sul Covid è piombata in una crisi istituzionale nella mattinata dell’8 giugno 2026. I gruppi di opposizione — Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra e Italia Viva — hanno abbandonato in modo congiunto i lavori dell’organismo, accusando la maggioranza di aver «superato una linea rossa».
A innescare la rottura sarebbe stata la notizia che alcuni cittadini, verosimilmente legati ad attività o dichiarazioni oggetto di indagine da parte della Commissione, sarebbero stati convocati e interrogati in commissariato. Un fatto che i partiti di opposizione giudicano gravissimo: secondo loro, la Commissione starebbe degenerando in uno strumento di pressione nei confronti di privati cittadini, piuttosto che in un luogo di accertamento della verità sull’emergenza pandemica.
Boccia: «Un plotone di esecuzione»
Tra le voci più dure quella del democratico Francesco Boccia, che avrebbe definito la Commissione — stando a quanto riportato da Repubblica e La Stampa — «un plotone di esecuzione». Una metafora che la dice lunga sul livello di tensione raggiunto tra le forze politiche che siedono, o siedevano fino a stamane, attorno al tavolo dell’organismo.
I capigruppo dei quattro partiti hanno firmato una nota congiunta in cui spiegano le ragioni del ritiro, sottolineando come a loro avviso la gestione dei lavori da parte della presidenza abbia assunto caratteri inaccettabili.
Lisei non molla: «Non ho violato nulla»
Il presidente della Commissione, Marco Lisei di Fratelli d’Italia, ha respinto al mittente le critiche e ha annunciato che non si dimetterà. Secondo Lisei, le deleghe conferite per lo svolgimento delle audizioni non configurerebbero alcun illecito, e nulla di quanto avvenuto violerebbe le prerogative o i limiti dell’organismo parlamentare.
La sua posizione è netta: la Commissione deve poter lavorare, e le opposizioni si sottraggono a un confronto scomodo.
Il nodo politico: chi vuole davvero fare chiarezza?
La vicenda si inserisce in un contesto già carico di tensioni. La Commissione Covid nasce con l’obiettivo dichiarato di fare luce su una delle pagine più controverse della storia repubblicana recente: quella in cui milioni di italiani si sono visti limitare libertà fondamentali, lavoratori sono stati sospesi senza stipendio per non aver aderito all’obbligo vaccinale, famiglie escluse da locali pubblici e ristoranti, manifestanti dispersi con idranti. Una stagione di misure straordinarie — alcune delle quali oggetto di ricorsi e pronunce giudiziarie — per la quale non risulta, ad oggi, alcuna seria assunzione di responsabilità politica.
Le opposizioni che oggi abbandonano i lavori sono, in larga parte, le stesse forze politiche che quelle misure sostennero o votarono. Il ritiro odierno, al di là delle motivazioni procedurali addotte, alimenta il sospetto — già circolante in diversi ambienti — che non vi sia reale interesse a far emergere cosa andò storto e chi ne porta la responsabilità.
Va inoltre ricordato che diversi esponenti politici e membri di organismi consultivi che supportarono le politiche pandemiche hanno intrattenuto o intrattengono rapporti — diretti o indiretti — con enti e fondazioni che ricevono finanziamenti dall’industria farmaceutica. Un tema che la Commissione avrebbe dovuto affrontare e che resta, per ora, senza risposta.
Prossimi sviluppi
Non è chiaro se il ritiro delle opposizioni sia definitivo o tatticamente reversibile. I lavori della Commissione potrebbero proseguire con la sola maggioranza, ma una simile configurazione ne indebolirebbe la legittimità politica.