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Politica

Giuseppe Conte lancia «Alleanza per la Costituzione». Riuscirà a convincere i delusi?

Conte propone di chiamare l’alleanza progressista «per la Costituzione». Ma per chi ha già creduto nel M5S originario, la diffidenza è dura da vincere.
Byoblu·01 luglio 2026
Politica — Byoblu

Roma, 30 giugno. Giuseppe Conte sceglie una iniziativa della coalizione di centrosinistra nella capitale per lanciare quello che definisce un progetto di «governo progressista». Il nome che propone suona quasi solenne: «alleanza per la Costituzione, per la democrazia». Parole che rimandano alle origini, ai valori fondativi, alle aspettative residuali che qualcosa – perlomeno – ne sia rimasto.

E qui, bisogna essere onesti: molti ex elettori del Movimento Cinque Stelle hanno smesso di credere da tempo che il voto serva davvero a qualcosa. Chi ricorda bene Grillo salire su un palco promettendo di «aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno» e ha poi assistito, anno dopo anno, ai grillini farsi essi stessi tonno, ormai è diventato immune alla politica. E questo è il danno più grande ereditato dall’ultima stagione cosiddetta “populista”.

All’epoca, ricordo bene che i giornali si richiamavano alla memoria del Fronte dell’uomo qualunque. Un partito senza un programma, nato per protesta, nato e sparito nel giro di pochissimi anni. La realtà non è stata esattamente quella. Bisogna prendere atto che il Movimento Cinque Stelle, nel 2026, e cioè ben 13 anni dopo l’anno in cui si presero 8 milioni di voti, nei sondaggi viene dato ancora al 14%.

Il progetto: democrazia partecipativa e programma «dal basso»

Nei giorni scorsi, a margine di una visita al Parlamento Europeo a Bruxelles, Conte aveva già anticipato i contorni dell’operazione. Aveva parlato di un lavoro «dal basso, con cittadini anche non iscritti al movimento», ispirato ai princìpi della democrazia partecipativa e deliberativa. Un programma — aveva assicurato — da completare entro l’estate, poi da condividere con le altre forze dell’opposizione, con l’obiettivo dichiarato di «durare cinque anni».

All’interno del Movimento, la senatrice Domenica Castellone ha richiamato il progetto «Nova», che secondo i pentastellati avrebbe già coinvolto centinaia di persone in tutta Italia attraverso cento punti di ascolto territoriali: «L’alternativa si costruisce partendo dalla partecipazione dei cittadini, non dalle dinamiche di palazzo». L’abbiamo già sentita mille volte, ma non è colpa sua.

Sul piano delle alleanze, il fronte progressista si presenta come un asse trilaterale tra Pd, M5S e Avs, con l’obiettivo dichiarato di allargarsi verso il centro moderato. Al tempo stesso, i parlamentari cinquestelle ribadiscono che «prima del perimetro elettorale viene il progetto» e che la coalizione può crescere solo se riesce a coinvolgere «chi non vota più, chi si sente escluso e chi non vede differenze tra le forze politiche». Ovvero gli stessi che per questi stessi motivi non li ascoltano neanche. Tutto molto casaleggino e per carità, tutto vero. Ma dove sono le intuizioni, i colpi di genio, le illuminazioni del fondatore? Senza quelli non si va da nessuna parte. E senza IL CORAGGIO che aveva il Movimento Cinque Stelle quando faceva operazioni che facevano letteralmente saltare sulle sedie quegli stessi partiti con cui oggi vanno a braccetto.

Il nodo irrisolto: le contraddizioni di un percorso accidentato

Anche senza andare così indietro nel tempo, comunque, basta guardare indietro di qualche mese. Nell’agosto 2025, Conte aveva di fatto smontato il «campo largo» con una serie di dichiarazioni che subordinavano ogni alleanza alle valutazioni contingenti del Movimento: nessun automatismo con il Pd, nessun impegno vincolante, ogni regione a fare storia a sé. Parole che avevano fatto storcere il naso anche agli alleati più pazienti.

Quale credibilità hanno, allora, le aperture di oggi rispetto alle chiusure di ieri? La domanda non è retorica. È il nucleo del problema che hanno gli elettori di partiti o movimenti che hanno una storia ormai lunga, spesso fatta di incoerenze o giravolte.

Il M5S ha cambiato posizione sull’euro, sul reddito di cittadinanza, sulle alleanze, sui vaccini, sulla guerra. Ha sostenuto governi con Lega, poi con Pd, poi con Draghi, un banchiere centrale che sarebbe stato fischiato da qualsiasi palco grillino del 2013. Ogni volta con una giustificazione in tasca, perché quella alla politica non manca mai.

Schlein e la Costituente: lo spirito evocato

A fare da sponda a Conte, poi, c’è anche lei, la segretaria del Pd: Elly Schlein, che all’annuncio dell’iniziativa avrebbe evocato lo spirito della Costituente. Una suggestione potente Un evergreen, si direbbe. E in qualche modo coerente con la proposta del nome «alleanza per la Costituzione».

Il nodo della leadership, intanto però, continua a dividere. All’interno del «cerchio primario», alcune componenti di Avs e del Pd starebbero cercando di sventare primarie che potrebbero trasformarsi in «un gioco al massacro». Tra i nomi che circolano in alternativa figurerebbero profili come quello della sindaca di Genova Silvia Salis — anche se si tratterebbe, al momento, di un’ipotesi ancora lontana da qualsiasi formalizzazione.

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