Corea del Nord testa missili con IA: Kim supervisiona le esercitazioni

La Corea del Nord ha ufficialmente confermato, nella mattinata del 27 maggio 2026, di aver condotto una serie di test missilistici il giorno precedente sotto la diretta supervisione del leader Kim Jong-un. Lo riferiscono i media statali nordcoreani, citati dall’agenzia sudcoreana Yonhap.
Secondo quanto comunicato dall’Agenzia centrale di notizie coreana (KCNA), le esercitazioni hanno riguardato un sistema di lancio multiuso leggero di nuova concezione, diversi missili balistici tattici e missili da crociera tattici. Quest’ultimi, in particolare, integrerebbero tecnologie di puntamento basate sull’intelligenza artificiale e sistemi di navigazione autonoma definiti ad alta precisione. Tra i sistemi collaudati figura anche un razzo di artiglieria da 240 mm a raggio esteso dotato di guida autonoma.
I lanci erano stati rilevati in anticipo dall’esercito sudcoreano, che aveva segnalato il lancio di missili balistici a corto raggio e razzi di artiglieria verso il Mar Giallo dalla zona di Jongju, nella provincia nordcoreana di Phyongan del Nord.
Il significato geopolitico: tra Mosca, Pechino e il confronto con Washington
Il tempismo e la natura delle esercitazioni meritano un’analisi che va oltre la dimensione strettamente militare. Il test si inserisce in un contesto internazionale caratterizzato da crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran, dal proseguimento del conflitto in Ucraina con il supporto russo, e dal rafforzamento di un asse informale tra Pyongyang, Mosca e Pechino.
Nell’ultimo anno, diversi rapporti di intelligence occidentale — tra cui quelli citati da fonti governative sudcoreane e statunitensi — hanno indicato un approfondimento della cooperazione militare tra Corea del Nord e Russia, con Pyongyang che avrebbe fornito munizioni e materiale bellico a Mosca in cambio di trasferimenti tecnologici. La Russia e la Cina, dal canto loro, mantengono una postura di sostanziale neutralità nei confronti dei test nordcoreani in sede ONU, bloccando di fatto le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza che potrebbero imporre nuove sanzioni a Pyongyang.
In questo quadro, la decisione di Pyongyang di rendere pubblica la presenza di Kim ai test, sottolineandone il carattere di “chiaro segnale di progresso militare”, assume una valenza comunicativa precisa: si tratta di un messaggio che si rivolge tanto a Washington — impegnata sul fronte iraniano e in tensione con Teheran — quanto agli alleati regionali degli Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone in primis.
La KCNA ha inquadrato le esercitazioni nell’ambito del “piano quinquennale di sviluppo della difesa nazionale”, un programma annunciato nel 2021 che punta a dotare le forze armate nordcoreane di capacità missilistiche tattiche e strategiche rinnovate. L’enfasi sull’intelligenza artificiale applicata ai sistemi d’arma rappresenta una novità comunicativa significativa, anche se la reale operatività di tali tecnologie non è verificabile da fonti indipendenti.
Le reazioni attese
Alla data di pubblicazione di questo articolo non risultano ancora dichiarazioni ufficiali da parte di Washington, Seul o Tokyo in risposta alla conferma nordcoreana. È atteso un monitoraggio della situazione da parte del Comando dell’Indo-Pacifico degli Stati Uniti e probabili consultazioni tra i governi alleati nella regione. L’ONU potrebbe tornare a discutere la questione in sede di Consiglio di Sicurezza, anche se le posizioni contrapposte di Russia e Cina da un lato e degli Stati Uniti dall’altro rendono improbabile l’adozione di nuove misure vincolanti.