Cuore, 230mila morti l’anno: un anno senza fumo dimezza i rischi

Ogni anno, in Italia, circa 230mila persone muoiono per il cuore. Infarto, ictus e scompenso cardiaco. Molte di loro non arrivano nemmeno a 70 anni. Oggi, 29 settembre, è la Giornata mondiale del cuore, e i cardiologi dell’Anmco, l’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri, hanno scelto un messaggio semplice. Se fumi e smetti, dopo un anno senza sigarette il tuo rischio cardiovascolare può dimezzarsi rispetto a chi continua a fumare.
Quanto pesano davvero le malattie del cuore
Partiamo dai numeri, perché da soli dicono tanto.
230mila morti l’anno sono quasi una città come Messina che sparisce ogni dodici mesi. Le malattie di cuore e vasi sanguigni restano la prima causa di morte e di ricovero, in Italia e nel mondo. Solo nell’Unione europea fanno circa 1,7 milioni di vittime all’anno.
C’è poi un dato che sorprende molti. Queste malattie colpiscono di più le donne. Facciamo un esempio. Su 100 donne che muoiono, 33 muoiono per cuore e vasi. Tra gli uomini sono 28. L’idea che l’infarto sia “roba da maschi” non regge.
L’80% si potrebbe evitare: cosa dicono i cardiologi
Ecco il punto su cui insistono gli specialisti. Una grossa parte di queste morti non è una condanna scritta.
«Circa l’80% degli eventi cardiaci può essere evitato modificando i principali fattori di rischio attraverso scelte quotidiane concrete e intervenendo, quando richiesto, con le terapie», spiega Furio Colivicchi, presidente della Fondazione Anmco per il Tuo Cuore e direttore della Cardiologia dell’Ospedale San Filippo Neri di Roma.
Cioè: quello che fai ogni giorno conta. E quando non basta, ci sono i farmaci. Colivicchi lo dice così: «Oggi disponiamo di farmaci straordinariamente efficaci in grado di azzerare fattori di rischio come il colesterolo cattivo e ipertensione».
I cardiologi ricordano anche che le cure dopo un infarto, in Italia, hanno fatto calare parecchio la mortalità. Ma arrivare dopo non è l’obiettivo. Massimo Grimaldi, presidente dell’Anmco e direttore della Cardiologia dell’Ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti, in provincia di Bari, la mette così: «La vera sfida è giocare d’anticipo: questo permette di trattare le malattie con maggior successo o, ancor meglio, prevenirne l’insorgenza».
Le cinque regole per proteggere il cuore
La Fondazione per il Tuo Cuore dell’Anmco ha messo tutto in cinque regole. Vediamole una per una.
1\. Basta tabacco
Il fumo fa tre danni. Accelera la formazione delle placche nelle arterie, un po’ come il calcare che si deposita nei tubi di casa e restringe il passaggio. Alza la pressione. E fa battere il cuore più in fretta. Risultato: il rischio di infarto può arrivare a quadruplicare. Smettere funziona al contrario. Il beneficio cresce col tempo, e il primo anno è quello in cui si vede di più.
2\. Muoversi
L’indicazione è di almeno 150 minuti a settimana di attività aerobica moderata. Tradotto: poco più di 20 minuti al giorno. Camminare a passo svelto, andare in bici, nuotare. Non serve fare l’atleta. Serve farlo con costanza. Il movimento abbassa la pressione, aiuta il corpo a usare meglio lo zucchero nel sangue e tiene a bada il peso.
3\. Mangiare bene
Il modello resta la dieta mediterranea. E il sale va tenuto sotto i 5 grammi al giorno, più o meno un cucchiaino da tè. Attenzione: conta anche quello già nascosto nei cibi pronti.
4\. Controllarsi\, anche se stai bene
Qui c’è l’errore più comune: aspettare di sentirsi male. Pressione alta, colesterolo e glicemia spesso non danno nessun sintomo per anni. Nel frattempo, però, lavorano contro arterie e cuore. Per questo vanno misurati con regolarità.
5\. L’elettrocardiogramma
L’ultimo consiglio è non sottovalutare l’elettrocardiogramma a riposo come controllo di base. Quanto spesso farlo, e quali esami servono davvero, dipende dall’età e dalla situazione di ciascuno. È una cosa da decidere col proprio medico.
Il capitolo che manca: il cuore e i vaccini anti-Covid
Fin qui, le regole. Ma in una giornata dedicata al cuore c’è un capitolo che nei comunicati ufficiali non compare. È quello dei danni cardiaci legati ai vaccini contro il Covid. Forse perché ormai quello che è fatto è fatto.
Non è materia da complottisti. È scritto nei bugiardini. Dall’estate 2021, su indicazione dell’Agenzia europea del farmaco, miocardite e pericardite sono elencate tra gli effetti indesiderati dei vaccini a mRNA di Pfizer e Moderna. Si tratta dell’infiammazione del muscolo del cuore e della membrana che lo avvolge. Sono classificate come molto rare. Colpiscono più spesso i giovani maschi, soprattutto dopo la seconda dose e di solito entro due settimane dall’iniezione.
Qualche Paese si era mosso prima degli altri. Nell’autunno 2021 Svezia, Danimarca e Finlandia hanno sospeso o limitato il vaccino Moderna per i più giovani.
Sul fronte AstraZeneca il problema era un altro: trombosi rare associate a un calo delle piastrine. In Italia, a giugno 2021, quel vaccino fu riservato agli over 60. Pochi giorni prima era morta a Genova Camilla Canepa, 18 anni. Stando a quanto emerso dall’inchiesta della procura, i consulenti hanno ricondotto il decesso a una trombosi indotta dal vaccino. Nel 2024 AstraZeneca ha ritirato l’autorizzazione del suo prodotto in Europa. L’azienda ha parlato di “ragioni commerciali“.
Anche lo Stato ha messo qualcosa nero su bianco. Nel 2021 è arrivato lo scudo penale per chi somministrava i vaccini. Nel 2022 l’indennizzo previsto dalla legge 210 del 1992 per i danni da vaccino è stato esteso anche alle vaccinazioni anti-Covid. Da allora le richieste di riconoscimento sono passate dalle commissioni mediche e, in diversi casi, sono arrivate nelle aule di tribunale. La farmacovigilanza passiva, basata sulle segnalazioni spontanee, tende a sottostimare i casi.
Visite gratuite negli ospedali Bollino Rosa
Chi vuole cominciare da subito ha un’occasione. Da ieri e fino a domenica 4 ottobre la Fondazione Onda promuove la (H) Open Week sulle malattie cardiovascolari. Oltre 150 ospedali del network Bollino Rosa, da Nord a Sud, offrono colloqui e visite gratuite.
Quest’anno l’attenzione va soprattutto alle cardiomiopatie, cioè le malattie del muscolo del cuore. Possono restare nascoste per anni e, in alcuni casi, passano di genitore in figlio.
Anche Bruxelles si muove. La Commissione europea ha adottato una proposta di raccomandazione per rendere i controlli su pressione, colesterolo e glicemia più accessibili in tutti i Paesi Ue, con un occhio ai gruppi più fragili. È partita la prima Settimana europea dello screening e, in coincidenza con la Giornata del cuore, la campagna “Know Your Numbers”, che durerà per tutto il 2027. Il messaggio è lo stesso dei cardiologi: conosci i tuoi numeri.
Scelte personali o responsabilità del sistema?
Il quadro, detto in breve, è questo. Medici italiani e istituzioni europee sono d’accordo su un punto: la maggior parte delle malattie di cuore si può prevenire.
Ma quanto dipende dalle abitudini del singolo, e quanto dalla possibilità concreta di fare controlli senza attese e senza costi? Da una parte c’è chi mette al centro lo stile di vita. Dall’altra chi punta su farmaci e screening. I cardiologi, per ora, dicono che servono entrambi.