Diarrea esplosiva negli USA: il parassita Cyclospora e i tagli al CDC

Negli Stati Uniti è in corso un aumento dei casi di ciclosporiasi, l’infezione intestinale causata dal parassita Cyclospora cayetanensis, il cui sintomo più riconoscibile è una diarrea acquosa, frequente e in alcuni casi descritta come “esplosiva”. Secondo i Centers for Disease Control and Prevention (CDC), al 9 luglio risultavano confermati 843 casi di origine nazionale in 31 Stati, con 86 ricoveri e nessun decesso registrato. Lo stesso CDC precisa però di essere a conoscenza di oltre 1.500 casi ancora da confermare, e che il numero reale è “probabilmente molto più alto”.
Il dato è provvisorio per una ragione tecnica: molte persone guariscono senza rivolgersi a un medico e non vengono mai sottoposte al test. I conteggi statali, aggiornati più rapidamente, offrono un quadro parziale ma più ampio. Il Michigan è lo Stato più colpito: al 10 luglio segnalava 1.562 casi e decine di ricoveri. Seguono, stando ai dati raccolti dalle autorità dei singoli Stati, Ohio, New York e Illinois. Il totale nazionale riportato dalla stampa statunitense la scorsa settimana superava i 2.900 casi, contro i circa 2.700 registrati nell’intero 2025.
Perché si parla di epidemia
Alcuni lettori hanno obiettato che poche migliaia di casi su una popolazione di oltre 300 milioni di persone non giustifichino l’allarme. Gli epidemiologi rispondono che il criterio non è il rapporto tra casi e popolazione totale, ma l’aumento anomalo e concentrato nel tempo: registrare in poche settimane un numero di infezioni paragonabile a quello di un intero anno è ciò che, tecnicamente, definisce un focolaio. Va detto che il CDC considera la finestra tra il 1° maggio e il 31 agosto come stagione di sorveglianza, periodo in cui i casi crescono fisiologicamente con l’aumento del consumo di prodotti freschi.
La fonte resta sconosciuta
Il nodo centrale è che le autorità non hanno ancora individuato l’alimento o il fornitore all’origine dei focolai. La rete della Food and Drug Administration incaricata di rispondere alle epidemie sta analizzando cipolle, cipollotti, cetrioli e coriandolo come possibili vettori, ma la ricostruzione è complessa.
Ci sono due ostacoli tecnici. Il primo è l’incubazione lunga: tra il consumo dell’alimento contaminato e la comparsa dei sintomi possono passare da due giorni a oltre due settimane. Difficile, per chi si presenta al pronto soccorso, ricordare cosa e dove ha mangiato quindici giorni prima. Il secondo è la natura del parassita: Cyclospora è un protozoo che si riproduce sessualmente, quindi il suo DNA si rimescola a ogni generazione, rendendo più difficile la tipizzazione genetica utile a collegare i casi.
Stando a quanto riferito da esperti citati dalla stampa statunitense, come il professore emerito David Freedman della University of Alabama, nessuno ha ancora identificato una fonte precisa, “ma qualcosa sta succedendo”. Il focolaio potrebbe essere legato a un alimento a distribuzione locale o regionale, e non è detto che l’epicentro reale coincida con lo Stato che oggi conta più casi.
Come si trasmette e come ci si difende
La ciclosporiasi si contrae ingerendo cibo o acqua contaminati da materiale fecale contenente il parassita. Il contagio diretto da persona a persona è considerato improbabile: dopo essere stata espulsa con le feci, l’oocisti deve trascorrere una o due settimane nell’ambiente prima di diventare infettiva. Per questo l’attenzione si concentra sulla filiera: acqua di irrigazione contaminata, lavaggio con acqua non sicura, o l’assenza di servizi igienici adeguati per chi lavora nei campi.
In passato i focolai statunitensi sono stati collegati a insalate confezionate, coriandolo, basilico, lamponi, taccole e cipollotti. Le autorità raccomandano di lavare accuratamente frutta e verdura sotto acqua corrente, strofinare i prodotti a buccia dura come meloni e cetrioli, ed eliminare gli strati esterni di lattuga e cipollotti. La FDA avverte però che il solo risciacquo può ridurre la carica del parassita senza eliminarla del tutto: la cottura, quando possibile, resta la misura più efficace.
Il sintomo principale è la diarrea acquosa, spesso accompagnata da crampi, gonfiore, nausea, perdita di appetito e stanchezza. Senza trattamento la malattia può durare da pochi giorni a oltre un mese, con andamento intermittente. Il trattamento di riferimento è l’antibiotico trimetoprim-sulfametossazolo (TMP-SMX), da prescrizione medica. La diagnosi richiede un test specifico sulle feci, non sempre incluso negli esami standard, e talvolta più campioni raccolti in giorni diversi.
Il fronte politico: i tagli alla sanità federale
All’aspetto sanitario se ne affianca uno politico. L’aumento dei casi arriva mentre negli Stati Uniti si discute dell’indebolimento della sorveglianza federale. Nel luglio 2025, nell’ambito di una riorganizzazione del Foodborne Diseases Active Surveillance Network (FoodNet) motivata dalla mancanza di fondi, il CDC aveva reso facoltativa la segnalazione dei casi di ciclosporiasi. Alcuni esperti si chiedono se questa scelta abbia rallentato la capacità di individuare i primi focolai.
In Italia, l’infettivologo Matteo Bassetti, direttore della Clinica Malattie Infettive del San Martino di Genova, ha chiaramente attribuito parte della responsabilità al segretario alla Salute statunitense Robert F. Kennedy Jr., accusandolo di aver sciolto la divisione del CDC dedicata alle malattie parassitarie: “Dopo questa decisione geniale, un parassita sta causando enormi problemi di diarrea in tutti gli Stati Uniti”, ha scritto sui social. Va ricordato che per Bassetti l’attacco a Kennedy, considerato un NoVax, va ovviamente inquadrato in una battaglia di tipo ideologico/politico, più che giustificato sul fronte della mera oggettività scientifica.
Sul versante americano, secondo quanto documentato da testate e osservatori statunitensi, altri esperti hanno espresso preoccupazioni analoghe sulla tenuta dei laboratori federali. L’amministrazione Trump e lo stesso Kennedy Jr. hanno rivendicato le misure di contenimento della spesa come una razionalizzazione necessaria. Il punto di equilibrio, tra chi vede nei tagli un rischio concreto per la salute pubblica e chi li considera una riorganizzazione, resta oggetto di dibattito aperto.
Cosa significa per l’Italia
Per chi vive in Italia il rischio diretto è considerato basso. L’episodio riguarda la filiera alimentare statunitense e non indica una minaccia per la popolazione europea. Chi rientra da un viaggio negli USA e presenta diarrea acquosa persistente farebbe bene, comunque, a segnalare al medico sia il soggiorno sia l’eventuale consumo di prodotti freschi crudi: due dettagli che possono orientare verso il test corretto.