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Cronaca

Ebola in Congo: scuole senza protezioni e fake news sui social alimentano l’emergenza

Un report di ActionAid rivela condizioni critiche nella provincia di Ituri, mentre l’OMS avverte sulla disinformazione online.
Byoblu·22 maggio 2026
Cronaca — Byoblu

L’epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo continua a destare preoccupazione a livello internazionale. Mentre l’Organizzazione Mondiale della Sanità segnala circa seicento casi sospetti e avverte che il numero è destinato a salire, una nuova indagine condotta dall’organizzazione umanitaria ActionAid nella provincia di Ituri fotografa una realtà scolastica allarmante, quasi del tutto priva degli strumenti minimi per fronteggiare l’epidemia.

Le scuole di Ituri: un’emergenza nell’emergenza

Secondo il rapporto di ActionAid, che ha esaminato dodici comunità nelle zone sanitarie di Nyankunde, Nizi e Bunia, la situazione negli istituti scolastici della regione è critica su più fronti. L’83% delle scuole non dispone di postazioni adeguate per il lavaggio delle mani o per pratiche igieniche specificamente legate all’Ebola. L’81% è sprovvisto di qualsiasi protocollo di risposta o isolamento attivo, e nel 78% dei casi non sono disponibili dispositivi di protezione individuale né per gli insegnanti né per gli studenti.

Ancor più preoccupante è il dato sulla formazione: il 74% degli insegnanti non ha mai ricevuto alcuna istruzione sulla malattia, e il 67% delle scuole non è stato nemmeno visitato dalle autorità sanitarie locali dall’inizio dell’epidemia. A rendere ancora più grave il quadro, il 29% delle strutture scolastiche ha già registrato almeno un caso sospetto di contagio o un contatto stretto con un infetto.

“Quello che abbiamo visto è una situazione disperata: scarsa conoscenza della malattia, assenza totale di infrastrutture protettive e gravi interruzioni dei servizi sia sanitari che scolastici”, ha dichiarato Saani Yakubu, responsabile di ActionAid per la RD Congo.

A farsi portavoce della paura dei genitori è Panza, membro del Comitato genitori di Nyankunde: “I nostri insegnanti vengono a scuola senza alcuna protezione. Se un bambino arriva malato, non sappiamo come comportarci. Chiediamo aiuto e strumenti per proteggere i nostri figli”.

Le donne, le più esposte

Il rapporto evidenzia anche una disparità di genere nel rischio di contagio. In una regione già segnata dallo sfollamento forzato causato dal conflitto armato, l’82% delle donne intervistate ha riferito di essere la principale caregiver dei familiari malati, esponendosi così in modo sproporzionato al virus, spesso senza dispositivi di protezione né formazione adeguata sulla gestione dei pazienti.

ActionAid sollecita la comunità internazionale e le autorità locali a mobilitarsi immediatamente, destinando risorse concrete alla risposta d’emergenza.

Il fronte europeo e la guerra alla disinformazione

Dal punto di vista europeo, le istituzioni comunitarie hanno voluto rassicurare i cittadini: il rischio di contagio nel continente rimane molto basso e l’epidemia congolese non costituisce, al momento, un’emergenza per l’Europa.

Tuttavia, sul piano dell’informazione, la situazione è già deteriorata. L’OMS ha lanciato un allarme specifico sulla diffusione di notizie false legate all’Ebola sui social media. Tra i contenuti circolanti vi sarebbero anche video generati con l’intelligenza artificiale, compreso uno che coinvolgerebbe il medico americano risultato positivo al virus, utilizzato in modo distorto per alimentare teorie del complotto o narrazioni fuorvianti sull’epidemia.

Prossimi sviluppi

L’OMS ha fatto sapere di attendersi un ulteriore aumento dei casi nelle prossime settimane. La risposta internazionale, sia sul piano sanitario che su quello della comunicazione responsabile, sarà determinante per contenere sia il virus che la disinformazione che lo accompagna.


Fonti:

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