Elezioni Serbia, Vučić ammette la sconfitta: vincono gli studenti

La Lista Studentesca ha vinto le elezioni parlamentari anticipate in Serbia e Aleksandar Vučić ha ammesso la sconfitta. Ieri sera l’ex presidente, figura dominante della politica serba dal 2014, ha parlato in televisione dal quartier generale del Partito progressista serbo (Sns), poco dopo la chiusura dei seggi e prima della diffusione delle proiezioni: «Non abbiamo ancora i risultati definitivi, ma sulla base di un campione è chiaro che abbiamo perso queste elezioni. La Lista degli Studenti ha vinto». Il movimento nato dalle proteste per il crollo della pensilina della stazione di Novi Sad, nel novembre 2024, si avvia a governare da solo con la maggioranza assoluta dell’Assemblea nazionale.
Elezioni Serbia, i numeri della vittoria studentesca
Secondo le proiezioni ancora in aggiornamento, la lista «Studenti vincono» ha ottenuto circa il 52,5% dei voti, pari a circa 140 dei 250 seggi del Parlamento monocamerale. La maggioranza richiesta è di 126 seggi. La coalizione Serbia Unita, guidata dall’Sns, si ferma intorno al 39%, con circa 103 seggi.
Le stime variano di qualche decimale. L’emittente indipendente N1 ha indicato il 52,9% contro il 38,8%. Gli istituti Ipsos e CeSID hanno stimato il 52% contro il 39,3%, con 138 seggi contro 104. Vučić ha parlato di 135-140 seggi per gli studenti e di 105 per il suo schieramento. In voti assoluti, la Lista Studentesca avrebbe raccolto circa 2,2 milioni di preferenze contro 1,72 milioni.
Nessun’altra coalizione ha superato la soglia del 3%. Resta fuori anche la lista a guida socialista del ministro dell’Interno Ivica Dačić, ferma al 2,3%. Entrano invece quattro partiti delle minoranze, esentati dallo sbarramento: tre seggi agli ungheresi della Vojvodina, due alla Coalizione albanese, uno ciascuno ai due partiti bosgnacchi del Sangiaccato.
I risultati ufficiali spettano alla Commissione elettorale della Repubblica. Un primo conteggio parziale, limitato a 203 seggi, aveva mostrato Serbia Unita in vantaggio, ma il campione era troppo ristretto per indicare una tendenza nazionale.
L’affluenza si è avvicinata al 70% dei circa 6,4 milioni di aventi diritto: il livello più alto dalla dissoluzione della Jugoslavia. Lunghe code si sono formate davanti ai seggi di tutto il Paese, e lo stesso Vučić ha atteso quasi due ore per votare a Belgrado. File anche davanti a consolati e ambasciate, da Vienna a Parigi. A New York, a Chicago e in Australia i serbi all’estero hanno votato di notte, perché la commissione elettorale aveva imposto ovunque gli orari di Belgrado. I critici hanno letto la decisione come un ostacolo al voto della diaspora, ritenuta più vicina agli studenti.
Vučić all’opposizione: «Nessuno fuggirà dalla Serbia»
Nel discorso della sconfitta Vučić è apparso provato. «Riconosco la vittoria degli studenti», ha detto, aggiungendo che «nessuno fuggirà dalla Serbia per questo». Ha annunciato che proseguirà la lotta dall’opposizione senza fare sconti e che dimostrerà come la campagna avversaria sia stata «scorretta e piena di menzogne». «Alcuni imprenditori, alcune persone ci lasceranno, ma la nostra struttura è solida, siamo molto uniti, molto forti, siamo abituati a stare all’opposizione», ha dichiarato.
Vučić avrebbe anche attribuito l’esito del voto a un processo sostenuto dall’estero. È una linea coerente con le accuse rivolte da tempo agli studenti, descritti come finanziati da agenti stranieri in Croazia e Montenegro. Il movimento ha sempre respinto queste accuse.
Primo ministro dal 2014 al 2017 e poi presidente, Vučić si era dimesso a settembre dalla presidenza, avendo raggiunto il limite dei mandati, per candidarsi alla guida del governo. In campagna aveva promesso aumenti di pensioni e stipendi pubblici e nuovi investimenti nella sanità. I suoi sostenitori gli riconoscono la modernizzazione dell’economia e la costruzione di autostrade, ferrovie, scuole e ospedali.
Belgrado in festa dopo l’ammissione di Vučić
Pochi minuti dopo il discorso, decine di migliaia di persone hanno riempito i viali di Belgrado tra clacson, fuochi d’artificio e cori come «Vučić è finito». Festeggiamenti anche a Novi Sad, Niš e Kraljevo. Nel Pionirski park, tra il Parlamento e la Presidenza, la folla ha smontato le tende dove da oltre un anno si erano accampati i sostenitori del governo. Secondo N1, la polizia si è ritirata dalla piazza del Parlamento.
Molti hanno festeggiato mostrando tre dita. Il gesto richiama il numero della lista sulla scheda, ma il saluto a tre dita è anche un simbolo del nazionalismo serbo, controverso tra i progressisti e le minoranze. Il movimento ha tollerato e talvolta usato simboli nazionalisti, anche per non perdere l’elettorato più conservatore. Dejan Šoškić, ex governatore della banca centrale candidato con gli studenti, ha invitato a mantenere ordine e calma.
Tra la folla c’era Dijana Hrka, madre di una delle vittime di Novi Sad. «Ho lottato per questo per due anni», ha detto, spiegando di sentirsi triste e felice insieme, perché il figlio «finalmente avrà la giustizia che merita».
Serbia, dal crollo di Novi Sad alla Lista Studentesca
Il 1° novembre 2024 il crollo della pensilina in cemento della stazione di Novi Sad uccise 16 persone. Per i manifestanti la tragedia divenne il simbolo della corruzione negli appalti pubblici. Ne nacquero le proteste più estese dalla caduta di Slobodan Milošević nel 2000, guidate dagli studenti universitari e cresciute fino a coinvolgere centinaia di migliaia di persone.
Il movimento si è trasformato in lista elettorale senza un leader. I 250 candidati, in gran parte sconosciuti, sono stati scelti con meccanismi di democrazia diretta: medici, docenti universitari, attori, agricoltori. Diversi partiti di opposizione hanno rinunciato a presentarsi per sostenerli. Le organizzazioni per i diritti umani denunciano un aumento della repressione dall’inizio delle proteste; Vučić e l’Sns respingono le accuse di repressione, corruzione e spionaggio degli oppositori.
Elezioni Serbia, irregolarità e violenze ai seggi
La giornata elettorale si è svolta in un clima teso. Il Crta, osservatorio indipendente sulle elezioni, ha registrato pressioni su elettori o scrutatori in quasi un terzo dei 500 seggi monitorati, violazioni della segretezza del voto e casi di voto di scambio. Entro le 17 l’osservatorio CeSID aveva ricevuto circa 260 segnalazioni di possibili irregolarità.
A Pančevo, vicino a Belgrado, uomini a volto coperto hanno picchiato osservatori della Lista Studentesca. Nei pressi di Niš una trentina di persone avrebbe fatto irruzione in un seggio. A Pavlovac sono stati aggrediti due giornalisti. Il ministero dell’Interno ha riferito di due agenti feriti a Lazarevac.
Ue, Russia e Cina: le reazioni internazionali al voto in Serbia
Bruxelles ha accolto il risultato con favore. La commissaria all’Allargamento Marta Kos ha parlato di valori che «stanno alla base della nostra Unione Europea» e ha aggiunto: «La porta dell’Ue è aperta e siamo pronti ad andare avanti insieme». La presidente della Commissione Ursula von der Leyen e il presidente del Consiglio europeo António Costa si sono detti pronti a sostenere le riforme su Stato di diritto, libertà dei media e lotta alla corruzione. Il primo ministro ungherese Péter Magyar, che ad aprile ha battuto Viktor Orbán, ha assicurato il sostegno di Budapest.
Sulla politica estera gli studenti hanno scelto di non pronunciarsi. Adesione all’Ue, rapporti con Mosca e questione del Kosovo sono stati lasciati aperti, per raccogliere il consenso più ampio possibile. Il nuovo governo dovrà comunque gestire l’equilibrio costruito da Vučić tra la Cina, grande investitore, la Russia, alleato tradizionale e principale fornitore di gas, e l’Unione europea, primo partner commerciale del Paese.
Serbia, chi guiderà il governo degli studenti
Resta da stabilire chi sarà primo ministro. Il capolista, il cardiologo Ilija Srđanović, ha detto che il Paese ha «voltato la faccia a un tiranno», ma la sua nomina è tutt’altro che scontata. Il movimento ha presentato un programma essenziale: ripristinare lo Stato di diritto, combattere la corruzione, rafforzare scuola e università e agire come governo di transizione. Gli analisti prevedono un ricambio dei vertici di polizia, servizi di sicurezza e ministeri.
«La grande incertezza è chi guiderà il governo, chi saranno i ministri chiave e come agiranno rispetto alle promesse fatte», ha osservato il consulente elettorale Radivoje Grujić, citando lotta alla corruzione, Stato di diritto e collocazione internazionale della Serbia. Il prossimo passaggio sarà la proclamazione dei risultati definitivi, da cui partirà la formazione del nuovo esecutivo, il primo senza l’Sns dal 2012.