Elon Musk all’Economist: «L’IA supererà l’uomo in 5 anni»
È uscita l’intervista integrale che Elon Musk ha concesso all’Economist, registrata negli stabilimenti di Tesla Giga e pubblicata oggi sul canale YouTube della testata britannica nel formato lungo. Circa un’ora di conversazione con la giornalista che conduce il format The Insider, in cui il fondatore di Tesla, SpaceX, xAI e Neuralink passa dai temi dell’intelligenza artificiale e della robotica umanoide al lavoro, alla fiscalità, al controllo delle sue società, fino a Starlink e alla guerra in Ucraina, al Doge e alla politica europea. Nell’ultima parte il confronto diventa aperto e polemico: intervistata e intervistato si accusano reciprocamente di descrivere una realtà distorta. Di seguito i passaggi principali, nell’ordine in cui sono affrontati.
«Tra cinque anni l’IA supererà la somma dell’intelligenza umana»
La prima domanda riguarda il mondo del 2036, se i progetti di Musk andranno a buon fine.
«È difficile immaginare un futuro in cui non ci sia una quantità travolgente di intelligenza artificiale. Tra dieci anni mi aspetto che l’intelligenza artificiale sia molto superiore alla somma dell’intelligenza umana. Molto superiore. In realtà penso che l’IA possa superare la somma dell’intelligenza umana in circa cinque anni», afferma Musk, che precisa: «Circa cinque anni, è la mia stima. Quindi non ci sarà davvero nulla che l’IA non sappia fare meglio degli esseri umani, tranne essere umana».
Sullo scenario complessivo: «L’esito più probabile è un’era di abbondanza straordinaria, in cui chiunque può avere qualsiasi cosa gli venga in mente. Può sembrare assurdo, ma eccoci qui nel 2026: vediamo dove saremo nel 2036». Con un’avvertenza: «Certo, ci sono cose che potrebbero far deragliare tutto questo, come una guerra termonucleare globale».
L’economia dei bot e la previsione sul denaro
Alla domanda su come le sue aziende faranno soldi, Musk risponde ragionando su cosa sia oggi l’economia.
«Si può pensare all’economia come intelligenza digitale e intelligenza fisica. Quello che sta avanzando molto rapidamente adesso è l’intelligenza digitale. Ma è ancora confinata al regno digitale: non ha attuatori. Gli attuatori servono, sotto forma di robotica umanoide. In sostanza servono moltissimi bot. E allora si passa da un’intelligenza che si manifesta solo digitalmente a un’intelligenza che modella gli atomi».
«Che cos’è un’economia? È la produzione di beni e l’erogazione di servizi. E se hai un numero enorme di robot con enormi quantità di intelligenza digitale, hai una sorta di economia quasi infinita. Non c’è analogia o metafora che illustri la magnitudine del cambiamento che vivremo».
Pressato sul rendimento per gli azionisti, Musk aggiunge: «Faccio un’altra previsione: nel 2036 il denaro non conterà». E spiega: «Il denaro ti serve per beni e servizi. Cibo, casa, trasporti, intrattenimento. Bene: se tutto questo è così abbondante che i robot e l’IA forniscono più beni e servizi di quanti un essere umano possa consumare, a quel punto a cosa ti serve il denaro?».
Sull’ipotesi di controllare lui stesso le macchine, respinge la premessa: «Penso che sarebbe un esercizio di vanità pensare che io possa controllare un’IA super geniale, molto più intelligente di me. Ciò che possiamo e dobbiamo cercare di fare è assicurarci che l’IA abbia buoni valori, che tenga all’umanità e che voglia che siamo felici e prosperi. La cosa più importante per la sicurezza dell’IA è che sia massimamente orientata alla verità e curiosa».
E sul chi comanderà: «Penso sia improbabile [che restino gli umani, ndr]. Se la differenza di intelligenza tra IA ed esseri umani è enormemente maggiore della differenza tra esseri umani e scimpanzé, è difficile immaginare che siano gli scimpanzé a comandare».
Dal «rallentiamo» al «godiamoci il viaggio»
L’intervistatrice ricorda le posizioni più allarmate del passato: la lettera del 2023 per una pausa nello sviluppo, la stima di un 10-20% di probabilità che i robot killer spazzino via l’umanità.
«Continuo a pensare che ci sia un rischio legato all’IA e ai robot. Non è zero», risponde Musk. «Immagino che la mia conclusione filosofica sia guardare il lato positivo. Non riesco a vedere alcun modo per fermare davvero questa incredibile inerzia dell’IA e dei robot. E a volte penso che, anche se ci fosse un pulsante di stop, probabilmente non dovremmo premerlo, perché l’esito più probabile è un’abbondanza incredibile per tutti».
Ripercorre poi il proprio ruolo: «Per il tempo più lungo mi sono rifiutato di partecipare all’IA, oppure ho creato OpenAI essenzialmente come contrappeso a Google, che all’epoca aveva più o meno un monopolio sull’IA. Poi Anthropic è nata da una scissione di OpenAI e oggi Anthropic è leader nell’IA. Queste azioni hanno prodotto effetti a catena che hanno accelerato l’IA, e non era davvero la mia intenzione. Sembra che tutte le strade portino all’accelerazione dell’IA. Quindi mi sono detto: puoi essere triste, oppure unirti al club».
Sulla possibilità di ridurre i rischi, il fondatore di xAI insiste sulla dimensione temporale: «Nel lungo periodo siamo tutti morti. Secondo il modello standard della fisica la fine dell’universo è una lunga, noiosa zuppa grigia di raffreddamento graduale: la morte termica dell’universo. Se la morte termica è davvero l’esito della nostra realtà, allora conta solo il viaggio, perché la destinazione è terribile».
La proposta sui laboratori: «Una call ogni una o due settimane»
Musk racconta di aver discusso per alcune ore con Demis Hassabis prima della pubblicazione della sua proposta di un regolatore pubblico-privato, definita «un buon punto di partenza per la discussione».
«La mia raccomandazione a Demis è stata che la cosa più immediata da fare sia che le principali aziende di IA si incontrino, o almeno facciano una call ogni poche settimane, per discutere le questioni di sicurezza. E che, prima che venga rilasciato un nuovo modello di frontiera, qualcosa molto più intelligente di tutto ciò che esiste già, ci sia l’occasione per le aziende concorrenti di testarlo per individuare effetti dannosi e poter raccomandare una pausa».
Alla domanda se ci sia abbastanza fiducia tra i protagonisti del settore, risponde che sono proprio gli incentivi competitivi a funzionare: «Penso sia molto difficile per qualcuno nel governo che non ha una profonda comprensione tecnica capire se una cosa va rilasciata o meno. I concorrenti, invece, se hanno una settimana o due per rivedere un nuovo modello, possono segnalare i problemi. E tutti i concorrenti hanno un incentivo a tenere gli altri onesti». Precisa: «Non si tratta di consegnare l’IA. Si tratta solo di testarla, tramite una API».
Come modello cita l’autoregolazione dell’industria cinematografica: «È un’associazione di settore che decide come vanno classificati i film, se sono adatti ai bambini o no. E sembra aver funzionato piuttosto bene». Il ruolo degli Stati, nella sua ricostruzione, scatta in seconda battuta: «Se alcune delle aziende leader dicono che un nuovo modello è molto pericoloso, e l’azienda che lo produce non prende misure per affrontare il pericolo, allora dovrebbero avvertire il governo perché intervenga a limitarne il rilascio. In pratica, solo il governo americano e quello cinese hanno il potere di agire».
Sui tempi non arretra: «Ci sono così tanti annunci di svolte nell’IA, a volte più di uno al giorno. Sei mesi sono un tempo lungo». Al confronto con l’antipatia dichiarata tra i leader del settore, replica: «Non sono un fan di Sam Altman, perché se hai avviato una non profit che doveva essere un’azienda di IA open source, posseduta dal mondo, e in qualche modo si è trasformata in un’azienda for profit da 800 miliardi di dollari a codice chiuso, penso che diresti: aspetta un momento, è esattamente l’opposto di quello per cui ho donato il denaro». Su Anthropic: «Penso che Dario sia una persona molto di principio. Tiene molto alle cose, tiene al futuro del mondo. E tutti quelli che ho incontrato in Anthropic finora non hanno fatto scattare il mio rilevatore di malvagità». E aggiunge: «Alla fine della giornata, se dobbiamo parlarci, ci parleremo. Mettiamo da parte le nostre differenze personali per il bene del mondo».
Cina: «Il vincolo sono l’elettricità e i chip»
Sul confronto tecnologico con Pechino, Musk parte dai fondamentali fisici: «Si può pensare ai vincoli dell’IA come essenzialmente elettricità e chip». E sostiene: «Dato che le aziende cinesi di IA stanno andando così bene con una quantità di calcolo relativamente piccola, sembra che se avessero molta capacità di calcolo ci sarebbe una buona probabilità che fossero loro i leader. E a un certo punto probabilmente avranno molta capacità di calcolo».
Sull’energia: «La Cina ha molta più elettricità degli Stati Uniti. In realtà la Cina ha già più elettricità di Stati Uniti, Europa e India messi insieme, e la mia stima è che arriverà a quattro volte la produzione elettrica americana, più o meno in proporzione alla popolazione». Aggiunge che la Cina è «più vicina di quanto molti pensino a risolvere il problema della litografia», il che le consentirebbe di produrre chip per l’IA «a volumi molto grandi».
Sulle contromisure di Washington si dice scettico: «Il governo americano può approvare una legge che impedisca alle aziende statunitensi di usare modelli cinesi, ma non può impedire al resto del mondo di usarli. Non credo che questo aiuti. E non impedirà alla Cina di essere leader nell’IA». Il vincolo attuale, secondo la sua analisi, è geograficamente asimmetrico: «Fuori dalla Cina il vincolo è l’elettricità, il raffreddamento, l’equipaggiamento elettrico. Il ritmo con cui vengono prodotti i chip per l’IA supera il ritmo con cui entra in funzione nuova elettricità. In Cina il vincolo sono i chip». Da qui il ragionamento sui data center orbitali: «Una volta risolto il vincolo energetico con i data center per l’IA nello spazio, fuori dalla Cina il vincolo torneranno a essere i chip». Sul perimetro di un eventuale coordinamento: «Probabilmente dovrebbe includere anche le aziende cinesi che fanno modelli di frontiera». Cita anche il settore robotico cinese e i tornei tra macchine umanoidi: «Penso che le battaglie tra robot saranno piuttosto divertenti da guardare».
Lavoro: «Sarà opzionale, come il giardinaggio»
Sul tema dell’occupazione, Musk non smorza la previsione: «Penso che sarà una strada accidentata. Perché l’IA sarà in grado di fare qualsiasi lavoro meglio di qualsiasi persona. E questo sarà vero molto rapidamente per i lavori digitali, per qualsiasi cosa che coinvolga una persona davanti a un computer o al telefono».
L’esempio è il software: «Per l’ingegneria del software abbiamo già una situazione in cui l’IA è migliore di almeno il 90% degli esseri umani nello scrivere software. Il 90% degli ingegneri software professionisti. E si sta arrivando al punto in cui sarà migliore del 99%. Poi si arriverà al punto in cui non c’è modo di competere. Arriverà a quello che chiamo il livello Stockfish». Il riferimento è al motore scacchistico: «Stockfish è così bravo che batte facilmente Magnus Carlsen o chiunque altro, anche girando su un piccolo computer. Sospetto che si possa far girare Stockfish sul telefono e battere Magnus Carlsen. Ecco quanto sarà brava l’IA a scrivere software». Alla domanda se questo valga anche oltre il software, risponde: «Tutto».
Da qui la sua immagine del futuro del lavoro: «Ho detto molte volte che penso che il lavoro sarà opzionale. Forse un buon paragone è il giardinaggio: non sei obbligato a coltivare verdure nel tuo giardino, puoi andare al negozio e trovare verdure perfette. Oppure puoi coltivarle, e saranno meno perfette, il tuo pomodoro non sarà così polposo e succoso come quello del negozio, avrà un aspetto un po’ artigianale. Ma se vai a casa di un amico e prepara la cena con le verdure del suo orto, è un bel tocco. Ecco come sarà il lavoro».
Richiamando il precedente storico dei calcolatori umani: «La parola computer si riferiva a una persona che faceva calcoli, era la descrizione di un mestiere. Si trovano online le foto di interi grattacieli pieni di persone che facevano calcoli per cose come gli interessi sul conto in banca. Alcuni erano sconvolti dal fatto che quel lavoro non fosse più disponibile, ma oggi faresti fatica a trovare qualcuno che voglia farlo. La differenza, qui, è che il ritmo del cambiamento è radicalmente accelerato».
Come riferimento immaginativo indica la saga della Cultura di Iain Banks: «Le migliori raffigurazioni di un futuro con l’IA che ho letto sono i libri di Iain Banks».
Redistribuzione, tasse e «il problema sarà la deflazione»
Alla domanda su come vivranno le persone che perdono il lavoro, Musk risponde: «Reddito universale alto». E sul meccanismo: «Penso che il Tesoro dovrebbe semplicemente emettere assegni per i cittadini».
All’obiezione sull’inflazione replica con un ragionamento sul rapporto tra moneta e prodotto: «Molte delle cose a cui pensiamo erano rilevanti in passato e non lo saranno in futuro. L’inflazione è semplicemente il rapporto tra moneta e beni e servizi. Se la produzione di beni e servizi aumenta drasticamente, del mille per cento, puoi creare moneta nel database, e purché la creazione di quella moneta sia inferiore al tasso a cui crescono beni e servizi avrai in realtà deflazione. Faccio una previsione: il problema sarà la deflazione, non l’inflazione».
Sulla propria posizione fiscale: «Pago molte tasse. Ho stabilito il record per la maggiore quantità di tasse mai pagata da un essere umano. La mia stima è che pagherò molti trilioni in tasse e mi sta bene, è così che andrà». Ma aggiunge: «In un futuro in cui il denaro non è rilevante, penso che anche la tassazione diventi in qualche modo irrilevante». Fornisce anche il dettaglio delle aliquote che dice di sostenere: «Sulle mie stock option pago il 40% di imposta sul reddito a livello federale, e poiché passo circa il 30% del mio tempo in California pago circa un terzo delle tasse statali californiane, che sono intorno al 15%. Quindi pago circa il 45%. E quando morirò ci sarà un altro 45% circa».
Sulla partecipazione del pubblico alla ricchezza prodotta: «Una delle ragioni per cui ho portato SpaceX in Borsa è che il pubblico potesse partecipare, potesse possedere un pezzo di SpaceX. Come azienda privata eravamo molto limitati nel numero di azionisti; come azienda pubblica possiamo avere milioni di azionisti».
Controllo delle società e rischio «key man»
Interrogato sul controllo pressoché totale che detiene sulle sue aziende, Musk cita altri casi: «Alphabet è controllata da Larry e Sergey. Mark Zuckerberg ha il controllo di Meta».
La giustificazione che offre è l’orizzonte temporale: «Ho solo bisogno di essere sicuro di potermi concentrare sul lungo periodo, e per lungo periodo intendo cinque-dieci anni. Una delle difficoltà di essere una società quotata è la pressione ad avere grandi risultati ogni singolo trimestre e a non investire in cose che possono ripagare solo in cinque o dieci anni».
L’esempio è SpaceX: «Voglio estendere la coscienza oltre la Terra e avere una civiltà in crescita sulla Luna, su Marte e altrove nel sistema solare. Nel breve termine spenderemo tutto questo denaro per una base lunare o marziana e poi arriverà la pressione: hai mancato gli utili di questo trimestre perché hai speso troppo su Marte. E io dico: sì, tra l’altro era scritto nel prospetto S-1, è letteralmente elencato tra le cose che faremo».
Spiega anche la struttura degli incentivi che attribuisce ai gestori: «La loro remunerazione e la loro promozione dipendono da come va il portafoglio, e hanno solo pochi anni per prendere queste decisioni. Poiché sono sotto pressione per avere rendimenti immediati, mettono le aziende sotto pressione per avere rendimenti immediati». Dice invece di apprezzare i piccoli azionisti: «Sono un grande fan degli investitori retail. Nel complesso li trovo molto perspicaci e con visioni di lunghissimo periodo».
Sul cosiddetto rischio key man: «Penso che andrebbero molto bene per diversi anni. C’è una road map chiara per SpaceX e c’è una road map anche per Tesla». Il paragone è con Cupertino: «Guarda Apple dopo Steve Jobs: aveva una visione strategica e una serie di prodotti a cui aveva pensato, e Apple è andata molto bene. Ma quando non hai un genio creativo come Steve Jobs, ciò che manca sono i prodotti di svolta straordinari».
Su Marte e sulla direzione dei suoi progetti: «Sono interessato all’insieme di azioni che propagano la coscienza nel futuro nel massimo grado possibile, così che il cono di luce futuro della coscienza sia il più grande possibile». Ricorda anche il primo film visto al cinema: «Star Wars è stato il primo film che ho visto in sala. Mi ha sconvolto, avevo sei anni e pensai: è la cosa più bella che abbia mai visto». E sulla propria traiettoria: «La mia vita mi sembra piuttosto surreale. Non riesco a credere che queste cose stiano accadendo davvero. Mi fa credere nella teoria della simulazione». Su Starship: «È l’oggetto volante più grande e potente mai costruito, e intendiamo lanciarlo più di una volta all’ora».
Starlink, Ucraina e il nodo del potere
Il passaggio su Starlink parte dai terminali usati nei territori occupati. Musk contesta la ricostruzione secondo cui avrebbe venduto il servizio ai russi: «In nessun momento abbiamo venduto Starlink ai russi». E spiega: «Hanno ottenuto unità Starlink ordinandole attraverso l’Ucraina, poi le hanno contrabbandate nell’Ucraina orientale, dove si trovano i russi, e le stavano usando, in alcuni casi per attacchi. Per affrontare la questione abbiamo lavorato con il governo ucraino per creare una white list di terminali Starlink approvati». Ne riconosce un costo: «Questo ha degli aspetti negativi, perché un bel po’ di persone che erano utenti innocenti di Starlink e cercavano solo di accedere a internet per lavoro o per studio ora non hanno Starlink».
Alla domanda su come si sente ad avere un potere capace di incidere sull’esito di una guerra, risponde: «Non sono sicuro che stiamo determinando l’esito finale della guerra in Ucraina». E aggiunge la sua posizione sul conflitto: «Spero davvero che si raggiunga presto una sorta di accordo di pace, perché da due o tre anni il fronte si è mosso a fatica e ogni giorno moltissime persone muoiono in prima linea. C’è molto pensiero illusorio in chi dice che la Russia dovrebbe ritirarsi completamente. Non è realistico. Dobbiamo essere pragmatici».
Prosegue: «Sono piuttosto offeso dai diplomatici elegantissimi che fanno cene di sette portate in luoghi lussuosi mentre la gente muore al fronte e pontificano su come la Russia dovrebbe ritirarsi. Ma la Russia non si ritirerà». E precisa: «Ho pubblicato qualche anno fa che serviva qualche concessione alla Russia. Questo non significa che io sia pro Russia, sto solo essendo pragmatico, altrimenti la gente morirà per anni senza che si ottenga nulla, ed è esattamente quello che è successo». Sul conflitto conclude: «Ho fatto un’analisi molto approfondita del contesto di quel conflitto per capire esattamente cosa stesse succedendo. E mi viene in mente il vecchio detto che in guerra non ci sono angeli».
Doge, spesa pubblica e lo scontro sugli aiuti
Sull’esperienza al Department of Government Efficiency, Musk ammette un passo indietro: «Penso di essermi coinvolto un po’ troppo in politica. Mi sono lasciato trasportare, francamente».
Sulle motivazioni: «L’obiettivo con il Doge era provare a fare qualcosa per il deficit, che è enorme. I pagamenti degli interessi superano la somma spesa per il Dipartimento della Guerra: se sommi tutto il denaro speso per quello che oggi è il Dipartimento della Guerra e per l’intelligence, è meno degli interessi sul debito».
Racconta la procedura che dice di avere seguito: «La gente non capisce quanto fosse semplice per il team del Doge approvare i pagamenti. Letteralmente chiedevamo di avere i contatti del beneficiario, o qualche prova che il denaro andasse allo scopo previsto. Ma più e più volte ci veniva detto che bisognava bonificare denaro per qualche causa importante in Africa, e le istruzioni di bonifico erano per un indirizzo a Washington, non per l’Africa. Allora dicevamo: bene, vorremmo mandare il denaro in Africa, potete metterci in contatto con i beneficiari così lo inviamo direttamente? E poi silenzio».
È su questo punto che il confronto si irrigidisce. All’osservazione secondo cui la rapidità dei tagli avrebbe causato sofferenze evitabili, Musk risponde: «Ha causato molte lamentele». Alla domanda diretta se ritenga che nessun bambino sia morto in Africa per l’improvvisa interruzione dei fondi, replica: «Zero. Semplicemente non credo che sia vero». E argomenta: «Ci sono letteralmente decine di migliaia di ONG. La Fondazione Gates ha 50 miliardi di dollari. Che dire di loro? MacKenzie ha regalato decine di miliardi di dollari. Sono in grado di agire molto rapidamente, e se non lo hanno fatto direi che sono altrettanto responsabili». Aggiunge: «USAID era un’organizzazione politica», di cambio di regime, e sostiene che «i finanziamenti di USAID non sono stati fermati, sono stati trasferiti al Dipartimento di Stato», definendo «assolute sciocchezze» le ricostruzioni contrarie. L’intervistatrice ribadisce la propria posizione: «Penso che il ritmo e l’improvvisazione con cui è avvenuto avranno quasi certamente causato sofferenze e morti non necessarie». Musk: «No, penso che sia totalmente falso».
Sull’amministrazione in carica: «Non sarò d’accordo con tutto ciò che fa qualunque amministrazione. Nel complesso questa amministrazione è eccellente. Nessuna amministrazione è perfetta, ma è enormemente migliore dell’alternativa».
Europa, immigrazione e «guerra civile»: il confronto più duro
L’ultima parte dell’intervista è un botta e risposta serrato sull’Europa. All’affermazione secondo cui sosterrebbe partiti di estrema destra, Musk replica: «No, io sostengo le persone normali. Quella che lei chiama estrema destra, falsamente». E rivendica: «Si può tornare indietro di dieci o quindici anni e queste politiche erano completamente normali».
Elenca i tre principi in cui riassume la propria posizione: «Ecco i principi, mi dica quale di questi suona terribile: che dovremmo avere confini sicuri, che dovremmo avere città sicure, che dovremmo avere una spesa pubblica sensata. Quale di questi tre è di estrema destra? E vorrei ammonire lei e i media per l’assurda caratterizzazione dell’estrema destra. È falsa, ingannevole e insensata. Per favore, tenga questa parte».
Sulla frase secondo cui la guerra civile in Gran Bretagna sarebbe inevitabile, conferma: «Sì, se le tendenze attuali continuano, è inevitabile». E spiega: «Se hai un gruppo grande e in rapida crescita di persone le cui convinzioni sono antitetiche alle convinzioni occidentali, a un certo punto ci sarà una resa dei conti: cercheranno di attuare le loro idee e chi si opporrà si opporrà, e questo è ciò che si chiama guerra civile».
L’intervistatrice, che dichiara di vivere a Londra, contesta i dati: «Londra è una città molto più sicura di qualsiasi città degli Stati Uniti. La criminalità violenta nel Regno Unito non è dove lei pensa che sia, in realtà sta scendendo». Musk le risponde: «Lei vive assolutamente un’esistenza da recluso. E se vuole, possiamo fare un giro della Gran Bretagna». Invito accettato dall’intervistatrice.
Sulla condivisione del film Citizen Vigilante, che la giornalista definisce una glorificazione della violenza giustizialista, Musk taglia corto: «È un film. E vale la pena guardarlo». Alle critiche sulla censura in Europa risponde che se ne occupa, e chiede se la reclusione per post sui social sia appropriata; l’intervistatrice risponde di no e ricorda gli editoriali contrari pubblicati dal suo giornale.
Sulle accuse personali, Musk osserva: «La mia compagna è mezza indiana, ho quattro figli con lei, uno di loro porta il nome di un famoso fisico indiano. Direi che non sono razzista. E se guarda le persone impiegate nelle mie aziende, abbiamo dirigenti di tutte le razze». Sull’ostilità verso l’islam: «Sono contrario al fatto che arrivino in un paese persone con visioni antitetiche. Sono contro lo stupro e l’omicidio, sono contro l’imposizione di regole e leggi contrarie a ciò che in Occidente abbiamo accettato».
Sul proprio peso politico, replica alla domanda sul perché dovrebbe influenzare la politica europea non vivendoci: «Lo penso come Occidente collettivamente». E aggiunge, sulle persone che lo detestano: «Sì, alcuni mi detestano. Non me ne curo. Il fatto che, come lei ha fatto notare, un quarto di miliardo di persone mi segua significa che molte più persone mi apprezzano di quante non lo facciano. E credo che molte più persone odino voi e i media di quanto vi rendiate conto. Vi rendete conto che i media sono disprezzati? Che l’opinione favorevole sui giornalisti è tipo il 15%?».
La giornalista rivendica invece i valori del liberalismo classico e chiede se Musk vi si riconosca ancora; lui risponde: «Ho letteralmente detto che credo in città sicure, confini sicuri e spesa sensata. Questo non mi rende di destra, per niente». Ne segue uno scambio sui numeri, con l’intervistatrice che sostiene che su due dei tre criteri l’Europa faccia meglio degli Stati Uniti e con Musk che ribatte: «Non credo che sia vero». E poi: «Dove c’è pericolo in questo Paese è perché non riusciamo a incarcerare i criminali violenti recidivi». Aggiunge, sul tema delle armi e delle priorità dell’informazione: «Le do un numero interessante: in Europa muoiono più persone per il caldo di quante ne muoiano negli Stati Uniti per armi da fuoco. Perché non scrivete un articolo sull’aria condizionata?».
Sull’immigrazione arriva un punto di convergenza. Musk indica la causa che considera decisiva: «Quando hai uno Stato sociale che fornisce benefici sostanziali a chiunque arrivi, crei una funzione economica di forzatura molto potente perché chiunque abbia un tenore di vita inferiore venga in Europa. È un incentivo molto elementare». E precisa: «Sono a favore dell’immigrazione, ovviamente sarei ipocrita se non lo fossi, dato che sono un immigrato negli Stati Uniti. Sono favorevole all’immigrazione se la persona che immigra sarà un membro produttivo della società, se sarà onesta e non maltratterà le persone di quel Paese».
Alla domanda finale su cosa la gente sbagli più spesso su di lui, risponde: «Le mie posizioni politiche sono molto centriste. Non sono di estrema destra, e francamente definirle estrema destra è un insulto alla storia e a molti popoli, è una falsità oltraggiosa».
E sul proprio metodo previsionale: «Sono molto bravo a prevedere il futuro. Non sono perfetto, ma sono molto bravo. La mia media è molto alta per un essere umano. Solo che questo ha una sorta di effetto Cassandra, in cui le persone non credono che ciò che dico sia probabilmente vero. Non dico di avere sempre ragione, certamente non è così. Ma la storia scriverà il verdetto».
L’ultimo scambio torna alla gerarchia dei fenomeni: «Le grandi conseguenze macro, qui, sono l’IA e i robot: domineranno tutto, su una scala temporale inferiore ai dieci anni. La rivoluzione dell’IA e della robotica arriverà prima. Arriverà prima di una guerra civile in Gran Bretagna. Direi che la guerra civile in Gran Bretagna è probabilmente a venti anni di distanza, e la singolarità dell’IA e dei robot a dieci». Alla battuta dell’intervistatrice — che si augura che queste IA onnipotenti e benevole impediscano esiti del genere — Musk risponde: «Probabilmente lo faranno».
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