— 📻 Radio Byoblu 3.0 Iscriviti alla newsletter✉ Newsletter ♥ Sostieni
Il primo blog di informazione indipendente
Ultim'ora
Iscriviti alla newsletter✉ Newsletter byoblu [3.0]
Salute

Farmaci equivalenti: opportunità reale o vetrina per il mercato privato?

Doc Pharma festeggia 30 anni con un evento istituzionale a Roma. Ma la strada verso una sanità pubblica davvero accessibile richiede ben più delle celebrazioni aziendali.
Byoblu·28 maggio 2026
Salute — Byoblu

Mercoledì 28 maggio 2026, a Roma, Doc Pharma ha celebrato il trentennale dalla sua fondazione con un evento istituzionale che ha riunito rappresentanti del settore farmaceutico e figure politiche. Al centro del dibattito, il ruolo dei farmaci equivalenti nella sostenibilità del Servizio sanitario nazionale. Parole condivisibili, almeno in parte. Ma vale la pena chiedersi: a chi servono davvero questi anniversari, e cosa resta da fare affinché il diritto alla salute sia garantito a tutti, indipendentemente dal profitto d’impresa?

L’azienda si racconta: numeri importanti, ma la prospettiva è quella del mercato

Doc Pharma — nata nel 1996 come Doc Generici e recentemente riposizionata con un nuovo nome commerciale — ha comunicato di aver chiuso il 2025 con un fatturato di 350 milioni di euro, collocandosi come seconda azienda per fatturato nel segmento degli equivalenti in Italia e quinta nel retail farmaceutico nazionale. Dati che fotografano una realtà industriale solida, non una struttura pubblica orientata al bene comune.

Il CEO Riccardo Zagaria ha dichiarato che il farmaco equivalente «ha dimostrato di essere una leva fondamentale per la sostenibilità del Servizio sanitario nazionale», aggiungendo che l’obiettivo è «liberare risorse per l’innovazione e per la presa in carico dei nuovi bisogni di salute». Affermazioni di principio legittime, ma che non rispondono alla domanda cruciale: chi decide le priorità terapeutiche, e nell’interesse di chi?

L’azienda sottolinea che il 70% della propria fornitura proviene da 48 siti produttivi italiani, il 28% da siti europei e solo il 2% da siti extra-europei. Un modello di filiera corta che merita riconoscimento. Tuttavia, questo non trasforma un’impresa privata in un presidio pubblico di salute.

La politica applaude, ma non va al cuore del problema

All’evento ha partecipato anche il senatore Guido Quintino Liris (FdI), membro della Commissione Bilancio del Senato, che ha espresso sostegno agli investimenti nel comparto degli equivalenti: «Il farmaco equivalente rappresenta un’opportunità in più, in particolar modo per la parte più fragile della popolazione», ha dichiarato, invocando qualità, autonomia produttiva e sostenibilità del SSN.

Parole giuste nella forma, ma insufficienti nella sostanza. Il senatore non ha affrontato — almeno stando a quanto riportato dalle fonti disponibili — la questione centrale: perché lo Stato italiano non investe direttamente nella produzione pubblica di farmaci, anziché affidarsi in via esclusiva a operatori privati, sia pure virtuosi?

Il nodo irrisolto: il profitto non può guidare la salute pubblica

Il farmaco equivalente è uno strumento prezioso per ampliare l’accesso alle cure a prezzi contenuti, e va sostenuto. Ma il modello attuale presenta una contraddizione strutturale che nessun anniversario aziendale può risolvere: le decisioni su quali farmaci produrre, a quale prezzo e in quale quantità restano nelle mani di soggetti privati, le cui logiche primarie sono di mercato.

In un contesto di invecchiamento della popolazione, aumento delle patologie croniche e risorse pubbliche limitate — come riconosce la stessa Doc Pharma — affidarsi unicamente all’iniziativa privata per garantire continuità terapeutica è una scommessa rischiosa. Lo dimostrano le periodiche carenze di farmaci equivalenti segnalate negli ultimi anni dall’AIFA, che colpiscono proprio i pazienti più vulnerabili.

La soluzione strutturalmente più equa sarebbe un doppio binario: sostenere le aziende private che producono equivalenti di qualità, ma affiancare a queste una capacità produttiva pubblica — sul modello di esperienze già esistenti in altri Paesi europei — capace di garantire disponibilità, prezzi calmierati e priorità terapeutiche stabilite nell’interesse collettivo, non del rendimento aziendale.

Prospettive: il dibattito è aperto, le decisioni attese

L’evento di Doc Pharma ha riacceso i riflettori su un tema cruciale per la tenuta del sistema sanitario universalistico italiano. Le dichiarazioni del senatore Liris suggeriscono che una parte della maggioranza di governo sia aperta a investire nel settore degli equivalenti. Resta da vedere se questo si tradurrà in politiche concrete — incentivi fiscali, acquisti centralizzati, valorizzazione della produzione nazionale — oppure resterà a livello di buone intenzioni celebrate in convegni istituzionali.

Quello che è certo è che la salute non può essere un affare solo di chi sa stare sul mercato. Deve essere, prima di tutto, un diritto garantito dallo Stato.

📻 RADIO Caricamento…