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Esteri

Flora: il blocco di Mythos è potere d’eccezione travestito da incidente tecnico

L’esperto di tecnologia e sicurezza digitale legge nell’ordine del 12 giugno un cambio di regime giuridico, non una misura di sicurezza ordinaria.
Byoblu·13 giugno 2026
Esteri — Byoblu
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Nota: questo testo riporta e sintetizza l’analisi pubblicata da Matteo Flora sul suo sito mgpf.it il 13 giugno 2026. Si tratta di un’opinione, non di una notizia di cronaca.

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C’è un dettaglio che Matteo Flora, esperto di tecnologia e reputazione digitale, mette al centro della sua analisi sull’ordine con cui il governo statunitense ha imposto ad Anthropic di disabilitare i modelli Fable 5 e Mythos 5: l’ora. Le 17:21 ora della costa Est del 12 giugno 2026, secondo Flora, non è un orario qualunque. È il momento in cui un’azienda privata ha ricevuto un’istruzione dell’esecutivo e ha dovuto spegnere due modelli già nelle mani di centinaia di milioni di utenti nel giro di qualche ora, senza possibilità di distinguere in tempo reale utenti stranieri da cittadini americani.

Lo strumento giuridico: non una legge, un export control

Il punto su cui Flora insiste con maggiore forza riguarda la natura dello strumento impiegato. Il governo americano non ha adottato una norma sull’intelligenza artificiale discussa in Parlamento né ha aperto una procedura pubblica: ha usato un controllo all’esportazione, lo stesso meccanismo giuridico con cui negli anni Novanta Washington classificava la crittografia come munizione da guerra. Da gennaio 2025, ricorda Flora, gli Stati Uniti hanno introdotto una categoria specifica — la voce ECCN 4E091 — che tratta i pesi dei modelli AI più avanzati come beni a duplice uso soggetti a licenza di esportazione. Questa scelta, secondo l’analista, non è neutra: consegna la gestione dell’infrastruttura tecnologica a un regime giuridico «che, per sua natura, vive di discrezionalità dell’esecutivo e di scrutinio giudiziario quasi nullo, perché tutto si svolge sotto il segno della sicurezza nazionale».

Il codice come forma di regolazione invisibile

Per spiegare la portata di quanto accaduto, Flora ricorre al giurista americano Lawrence Lessig e alla sua formula «il codice è legge», elaborata nel 1999 in Code: And Other Laws of Cyberspace. Chi controlla l’architettura tecnologica controlla il comportamento degli utenti nel modo più difficile da vedere, perché la regola non è scritta in nessuna gazzetta ufficiale ma è incorporata nella struttura stessa del sistema. Il 12 giugno, sostiene Flora, il governo americano non ha legiferato: «ha agito direttamente sul codice, ordinando che il codice venisse spento». È — secondo lui — «la forma di regolazione più pura e più difficile da vedere, perché non passa per il dibattito e non lascia traccia di sé in nessuna gazzetta».

Il parallelo con le Crypto Wars degli anni Novanta

Flora traccia un parallelo storico preciso con le cosiddette Crypto Wars: negli anni Novanta il governo statunitense classificò il software di crittografia forte come «munizione» ai sensi della normativa sulle esportazioni di armi, impedendone di fatto la diffusione internazionale. Il matematico Daniel Bernstein fece causa al governo con il supporto della Electronic Frontier Foundation, e nel caso Bernstein v. United States (1996-1997) un tribunale federale stabilì che il codice sorgente è espressione protetta dal Primo Emendamento e che vincolarne l’esportazione equivaleva a censura preventiva incostituzionale. Allora — nota Flora — un giudice riuscì a fermare l’esecutivo. Oggi il movimento del potere è identico, ma il contesto è cambiato: Mythos è uno strumento di sicurezza offensiva di portata assai maggiore rispetto agli algoritmi di cifratura degli anni Novanta.

La categoria schmittiana dello stato di eccezione

Flora chiude il ragionamento richiamando Carl Schmitt e la sua formula «sovrano è chi decide sullo stato di eccezione», avvertendo il lettore sulla biografia dell’autore ma ritenendone l’intuizione ancora tagliente. Quando il potere esecutivo sospende l’ordine ordinario attraverso uno strumento — l’export control — che ha la forza vincolante di un atto pubblico senza averne la forma controllabile, la differenza rispetto a una legge ordinaria è, secondo Flora, la differenza «tra un potere che posso leggere, prevedere e impugnare davanti a un giudice e un potere che si limita a eseguirsi». E quando questo secondo tipo di potere prende il posto del primo nella gestione dell’infrastruttura tecnologica, scrive, «siamo già usciti dallo Stato di diritto come lo conosciamo».

Una lezione scomoda anche per i critici dell’AI Act europeo

Flora riconosce che la sua posizione è, almeno in parte, autoconfutatoria: ha dedicato un intero libro a criticare l’approccio regolatorio europeo sull’intelligenza artificiale, giudicato da molti eccessivamente vincolante. L’evento del 12 giugno lo costringe a distinguere tra il quanto si regola e il come si regola. L’America, osserva, «ha mostrato in un pomeriggio cos’è davvero il potere sull’AI»: non una regolazione più leggera, ma una regolazione massima esercitata con uno strumento opaco, sottratto al controllo democratico ordinario. La domanda da porsi, conclude, non è chi regola di più, ma con quale strumento e con quale grado di trasparenza e verificabilità giudiziaria.


Fonti:

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