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Esteri

Fosforo bianco israeliano su zone abitate del Libano: cos’è e come uccide

Il New York Times ha verificato video che documentano l’uso della sostanza incendiaria su Nabatieh e Tiro. Una morte tra le più atroci.
Byoblu·07 giugno 2026
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Il New York Times ha pubblicato il 7 giugno 2026 un’inchiesta che, grazie all’analisi di esperti e gruppi umanitari, documenta l’utilizzo di munizioni al fosforo bianco da parte dell’esercito israeliano in zone densamente abitate del Libano meridionale, nel contesto del conflitto in corso con Hezbollah. Le immagini — tra cui un video ripreso il 30 maggio scorso durante la presa di controllo del castello di Beaufort — mostrano le caratteristiche scie di fumo bianco associate a questa sostanza, riconoscibili anche a occhio non esperto. Le località colpite includerebbero Nabatieh, città di circa 40.000 abitanti, la zona costiera di Tiro e i piccoli centri di Qlayaa, Khiam e Yohmor.

Cosa è il fosforo bianco e perché è così pericoloso

Per capire la gravità di quanto documentato, è necessario sapere cosa sia esattamente il fosforo bianco e cosa provochi a contatto con il corpo umano.

Il fosforo bianco (simbolo chimico P₄) è una sostanza cerosa, di colore giallastro, che si incendia spontaneamente a contatto con l’ossigeno dell’aria, bruciando a temperature che possono superare gli 800 gradi Celsius. Uno dei suoi tratti più drammatici è che non si spegne con l’acqua: a contatto con H₂O può addirittura liberare gas idrogeno fosforo, aggravando ulteriormente la combustione. Brucia finché non viene completamente consumato oppure privato di ossigeno.

Quando una munizione al fosforo bianco esplode su un’area abitata, la sostanza si disperde in frammenti incandescenti che si attaccano alla pelle, ai tessuti, agli abiti. Le ustioni che provoca penetrano in profondità, arrivando fino alle ossa, e continuano a bruciare anche all’interno del corpo fintanto che trovano ossigeno. I tentativi di rimuovere i frammenti dalle ferite sono spesso vani: il fosforo si riaccende non appena rientra in contatto con l’aria durante le operazioni chirurgiche.

La morte per esposizione al fosforo bianco può avvenire in diversi modi, tutti caratterizzati da una sofferenza estrema:

– Ustioni di terzo e quarto grado su larga parte del corpo, spesso incompatibili con la sopravvivenza;

– Avvelenamento sistemico: il fosforo assorbito attraverso la pelle o inalato sotto forma di fumo causa danni al fegato, ai reni e al cuore, potendo portare a insufficienza multiorgano;

– Collasso respiratorio per inalazione dei fumi tossici, in particolare in spazi chiusi o durante i bombardamenti su aree urbane;

– Morte lenta per sepsi, quando le ferite — quasi impossibili da trattare — si infettano.

Anche chi sopravvive porta cicatrici permanenti e danni agli organi interni che compromettono la qualità della vita in modo irreversibile.

Il quadro giuridico: non illegale in assoluto, ma proibito contro i civili

Il fosforo bianco non è vietato in modo assoluto dal diritto internazionale: i militari di molti eserciti — compreso quello israeliano, come ha confermato la stessa portavoce dell’IDF — lo utilizzano legalmente per creare cortine fumogene o incendi tattici in zone non abitate. Il Protocollo III della Convenzione su Certe Armi Convenzionali (CCW) del 1980 ne vieta però l’impiego come arma incendiaria contro civili o in aree densamente popolate. Usarlo deliberatamente in questo contesto costituisce una violazione del diritto internazionale umanitario e può configurarsi come crimine di guerra.

L’esercito israeliano, interpellato dal New York Times, ha negato di aver violato le leggi internazionali. In una dichiarazione ufficiale, l’IDF ha affermato che le proprie procedure interne vietano l’uso del fosforo bianco in zone densamente abitate “fatte salve alcune eccezioni”, e che i principali proiettili fumogeni in uso non conterrebbero tale sostanza. La dichiarazione non spiega quali siano le “eccezioni” né come si giustifichino in aree come Nabatieh.

Un precedente documentato e ignorato

Non è la prima volta che Israele si trova al centro di simili accuse. Nel 2024, Human Rights Watch aveva pubblicato un rapporto dettagliato sull’utilizzo del fosforo bianco in Libano, contestandone la necessità operativa e segnalando l’esistenza di alternative meno lesive, come le munizioni M150. Tra l’ottobre 2023 e il luglio 2024, il governo libanese aveva inviato quattro lettere formali alle Nazioni Unite per denunciare il fenomeno: nell’ultima, del 3 luglio 2024, si citano dati governativi libanesi secondo cui oltre 600 incendi nel Libano meridionale sarebbero riconducibili all’uso di questa sostanza.

Nonostante le denunce reiterate, nessun meccanismo internazionale ha finora prodotto conseguenze concrete per i responsabili.

Cosa succederà ora

L’inchiesta del New York Times rilancia il dibattito sul rispetto del diritto internazionale umanitario nel conflitto israelo-libanese. Organizzazioni per i diritti umani hanno già chiesto un’indagine indipendente. Resta da vedere se il Consiglio di Sicurezza dell’ONU — storicamente paralizzato dai veti incrociati su questo dossier — saprà o vorrà intervenire. Nel frattempo, le popolazioni civili del Libano meridionale continuano a subire le conseguenze di una guerra combattuta anche con strumenti che la comunità internazionale stessa ha riconosciuto come inaccettabili quando usati contro chi non combatte.

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