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Esteri

Francia, via libera al divieto dei social per gli under 15. È il cavallo di Troia per l’identificazione online?

Il Parlamento approva la legge voluta da Macron: dal 1° settembre stop ai minori di 15 anni. Ma per verificare l’età dovranno identificarsi tutti i francesi.
Byoblu·22 luglio 2026
Esteri — Byoblu
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Il Parlamento francese ha dato ieri sera il via libera definitivo al divieto dei social network per i minori di 15 anni. Prima il Senato, a metà pomeriggio, con 243 voti favorevoli e appena due contrari; poi l’Assemblée Nationale, con 279 sì e 81 no. La Francia diventa così il primo Paese dell’Unione Europea a imporre un limite d’età generalizzato per l’accesso alle piattaforme. L’entrata in vigore è prevista per il 1° settembre, in tempo per il nuovo anno scolastico. La legge vieta anche l’uso dei telefoni cellulari nelle scuole superiori.

Emmanuel Macron ha rivendicato il risultato — non senza una certa ironia della sorte — con un video pubblicato proprio sui social: «La Francia apre la via in Europa per la protezione dei nostri bambini, dei nostri adolescenti». Il presidente, che lascerà l’Eliseo il prossimo anno, ne ha fatto la misura-bandiera del tramonto del suo secondo mandato. «Mi ero impegnato a farlo e ora la misura è stata approvata», ha scritto, ricordando però che l’ultima parola spetta al Consiglio costituzionale, che dovrà verificare la conformità del testo alla Carta francese. Un passaggio che potrebbe ritardarne l’attuazione.

Come funzionerà il divieto

Il meccanismo sarà a doppia velocità: dal 1° settembre 2026 il divieto scatterà per i profili di nuova creazione, dal 1° gennaio 2027 per quelli già esistenti. Non sono previste sanzioni né per i ragazzi né per i genitori: la responsabilità ricade interamente sulle piattaforme, che dovranno dotarsi di sistemi di verifica dell’età. «Diamo la responsabilità ai social network, questo significa che dovranno trovare la soluzione tecnica per verificare l’età», ha spiegato la ministra del Digitale Anne Le Hénanff, citando strumenti già esistenti come France Identité o Docaposte, la filiale del gruppo La Poste già utilizzata Oltralpe per filtrare l’accesso ai siti pornografici.

Restano fuori dal divieto le enciclopedie online e i «progetti digitali a vocazione educativa», che gli under 15 potranno continuare a consultare liberamente.

Il punto che nessuno sottolinea: si identificheranno tutti

Ed è qui che conviene fermarsi un attimo, perché nel giubilo generale c’è un dettaglio che vale più di tutto il resto. Lo ha detto la stessa ministra: per quattro mesi, dal 1° settembre al 1° gennaio, «tutti noi francesi saremo chiamati a dimostrare l’età. Per chi ha meno di 15 anni l’account verrà chiuso».

Tutti. Non i quindicenni: tutti. Per tenere fuori dai social i minori, l’intera popolazione francese dovrà passare attraverso un sistema di verifica dell’identità gestito da piattaforme private e da infrastrutture di identità digitale di Stato. È la fine, di fatto, dell’anonimato online in Francia — o quantomeno il suo drastico ridimensionamento. Una legge nata per proteggere i bambini finisce così per schedare gli adulti. E chi ha seguito le battaglie di questi anni sull’identità digitale sa bene che, una volta costruita l’infrastruttura, nessuno la smonta più: si trovano semmai nuovi usi.

C’è poi il tempismo, che è tutto fuorché innocente. Macron è un presidente a fine corsa, tra i più impopolari della Quinta Repubblica, e ha bisogno di un lascito presentabile. La «protezione dei bambini» è il terreno perfetto: chi oserebbe opporsi? Non a caso il presidente parla di una «coalizione di volonterosi per proteggere i nostri bambini e adolescenti» — un lessico che ricicla, curiosamente, quello bellico — e definisce la questione «una questione di civiltà».

Che i bambini vadano tutelati è sacrosanto!

Detto tutto questo, sarebbe disonesto liquidare il problema di fondo. Gli effetti dei social sui minori — dipendenza, ansia, esposizione a contenuti tossici, algoritmi progettati per catturare cervelli in formazione — sono reali e documentati. Su questo punto lo abbiamo scritto anche noi, quando persino Ursula von der Leyen si espresse a favore di un’età minima per i social: una delle poche cose giuste dette dalla presidente della Commissione. Il principio è sacrosanto. È il come che fa la differenza tra una tutela e un cavallo di Troia.

L’Australia ha imposto un divieto analogo agli under 16 lo scorso dicembre, e ora anche l’Italia guarda a Parigi: un disegno di legge bipartisan delle senatrici Lavinia Mennuni e Marianna Madia giace da tempo in Parlamento, e il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha definito «fondamentale» estendere il divieto anche da noi, auspicando un’approvazione rapida.

Prepariamoci, dunque: il modello francese arriverà anche qui. E quando arriverà, ci chiederanno «non volete proteggere i bambini?» — e a quella domanda tutti risponderanno di sì, quando invece dovremmo rispondere chiedendo chi custodirà i dati di milioni di cittadini costretti a esibire i documenti per aprire bocca online.

Proteggere i minori è una questione di civiltà, dice Macron. Anche non trasformare la protezione dei minori nel pretesto per l’identificazione di massa, presidente, lo è.

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