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Esteri

Francia in rivolta: preside cosparso di benzina a Marsiglia

Oltre 350 licei coinvolti, una trentina di atenei bloccati, 625 fermati in un giorno. Gli studenti chiedono professori e scuole decenti.
Byoblu·01 ottobre 2026
Esteri — Byoblu

La protesta studentesca in Francia ha superato un confine. Stamattina, al liceo Victor-Hugo di Marsiglia, il preside, il vicepreside, la segretaria generale e un altro responsabile dell’équipe scolastica sono stati aggrediti dentro l’istituto e cosparsi di benzina. Secondo l’autorità scolastica regionale, è successo durante un tentativo di incendio doloso. È l’episodio più grave di una mobilitazione nata nei licei, le scuole superiori francesi, e ormai arrivata nelle università. I numeri: oltre 350 istituti coinvolti, una trentina di atenei bloccati, centinaia di fermi. Gli studenti chiedono insegnanti, mezzi ed edifici dignitosi. Il premier Sébastien Lecornu ha convocato un vertice di crisi.

Marsiglia, la mattina più nera

La Regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra ha diffuso la notizia con un comunicato. Parla di «un limite inaccettabile» superato al Victor-Hugo. Le condizioni dei quattro dirigenti non sono state rese note.

Poco lontano, davanti al liceo Saint-Exupéry, un camion dei vigili del fuoco è stato accerchiato, saccheggiato e dato alle fiamme. Nel dipartimento delle Bouches-du-Rhône, quello di Marsiglia, le proteste hanno toccato 40 licei: 18 sono bloccati.

La città si è fermata anche sui trasporti. RTM, il consorzio che gestisce autobus, tram e metropolitana, ha sospeso il servizio per «atti vandalici e aggressioni ai conducenti». Bloccato anche il tram di Aubagne.

La mappa della protesta studentesca in Francia

Marsiglia è il caso più duro, ma non l’unico.

A Nantes è divampato un incendio nell’atrio del liceo Nelson Mandela. A Tolosa diversi roghi ai margini dei cortei, uno sui binari del tram: è intervenuta la polizia antisommossa. A Nizza la prefettura, cioè l’ufficio che rappresenta lo Stato sul territorio, ha schierato tre unità antisommossa vicino ai licei Parc-Impérial e Magnan. Nel dipartimento gli arresti sono 39, sei nella notte.

Scontri con la polizia a Lille. Nel Pas-de-Calais, ad Auchel, il preside del liceo Degrugillier è stato colpito da un razzo per fuochi d’artificio ed è stato ricoverato. Il provveditorato presenterà denuncia. A Rouen, in Normandia, fiamme davanti a una scuola e due presidi feriti.

A Strasburgo lo Stato ha fatto sospendere i tram «al fine di limitare gli spostamenti di facinorosi e manifestanti». Il prefetto ha vietato fino a venerdì il possesso e il trasporto di fuochi d’artificio e di carburante in taniche.

A Parigi almeno 14 scuole non hanno potuto lavorare regolarmente. Scontri a Pantin, alle porte della capitale. Il campus di Saint-Denis dell’Università Paris VIII è occupato da stamattina: secondo alcuni testimoni la polizia avrebbe usato lacrimogeni. Il sindaco Emmanuel Grégoire ha riferito che nel XVI arrondissement un veicolo della polizia municipale è stato preso di mira e un agente è rimasto ferito.

I numeri

Secondo il ministero dell’Interno, ieri la protesta ha coinvolto 356 licei, contro i 338 del giorno prima. Sempre ieri i fermi sono stati 625 e 83 tra poliziotti e gendarmi sono rimasti feriti. Dall’inizio dei blocchi, i feriti tra studenti e personale scolastico sono almeno 119.

Sul fronte universitario, il sindacato studentesco conta una trentina di campus bloccati, tra cui Parigi, Strasburgo, Marsiglia, Lione, Reims, Poitiers, Nanterre e Montpellier.

Cosa chiedono gli studenti

Le richieste sono concrete. Sostituzione dei professori assenti. Più risorse. Ristrutturazione degli edifici. Condizioni di apprendimento «decenti». I liceali denunciano classi sovraffollate, aule degradate, ritmi scolastici eccessivi. Contestano anche il meccanismo di accesso all’università, che in Francia passa da una piattaforma nazionale, Parcoursup, criticata fin dalla sua introduzione nel 2018.

A guidare la mobilitazione c’è l’Union syndicale lycéenne, il sindacato degli studenti delle superiori. Ha chiamato per oggi l’«atto due» e ha già fissato un’altra giornata per martedì prossimo, 6 ottobre. La sostengono le tre principali organizzazioni universitarie: Fage, Union étudiante e Unef.

Le inchieste sulla polizia

I feriti non stanno da una parte sola. L’Ispettorato generale della polizia, l’organo che indaga sulla condotta degli agenti, ha aperto tre inchieste su studenti feriti a Sevran, Saint-Ouen-l’Aumône e Tours.

A Tours un ragazzo è stato ricoverato con una grave ferita alla testa. Per il procuratore le lesioni sono «compatibili» con un colpo di LBD, il lanciatore di proiettili di gomma in dotazione alle forze dell’ordine. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez sostiene che la polizia è intervenuta «con grande proporzionalità».

La risposta di Parigi

Il ministro dell’Istruzione Edouard Geffray ha annunciato una «piattaforma di consultazione» alla quale «potranno contribuire tutti gli studenti delle scuole superiori». Dopo i fatti di stamattina ha alzato i toni. Su X ha scritto: «Un liceo incendiato, personale cosparso di benzina, un bilancio dei feriti che si aggrava: le violenze commesse da questa mattina nei pressi dei licei sono di estrema gravità. Esse vanno ben oltre la sola questione della scuola. Nessuna rivendicazione può giustificare tali atti».

Geffray ha disposto che, dove blocchi o danni impediscano di accogliere gli studenti in sicurezza, le lezioni si tengano a distanza. Decideranno i presidi caso per caso, con le autorità scolastiche e i prefetti. E ha lanciato un avvertimento: «Ciascuno deve comprendere la responsabilità delle proprie parole e dei propri appelli alla mobilitazione».

Lecornu presiede alle 13 un vertice interministeriale al ministero dell’Interno. Secondo fonti di governo citate da BFM TV, tutti i viaggi dei ministri sono stati annullati almeno fino a lunedì.

Sul piano politico, fa discutere Bally Bagayoko, sindaco di Saint-Denis per La France Insoumise, la sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon. Aveva detto che «la violenza, a un certo punto, può essere legittima». Interpellato di nuovo, ha risposto: «Confermo queste dichiarazioni».

Scuole senza professori, conti senza margini

La protesta esplode in un Paese che ha uno dei deficit e dei debiti pubblici più pesanti dell’Eurozona, sotto pressione per tagliare la spesa. Le richieste degli studenti chiedono l’opposto: più insegnanti, più cantieri, più fondi. È qui che la vertenza tocca il bilancio dello Stato.

Finora il governo ha messo sul tavolo tre strumenti: una consultazione online, le lezioni a distanza, un vertice sull’ordine pubblico. Nessuno dei tre risponde alla richiesta di professori e di edifici. Le lezioni a distanza, in particolare, arrivano come risposta a studenti che protestano proprio perché in classe mancano gli insegnanti.

La violenza cambia il terreno del confronto. La benzina sui dirigenti del Victor-Hugo, il razzo contro il preside di Auchel, il camion dei pompieri in fiamme spostano l’attenzione dalle aule all’ordine pubblico. Il ministro lo ha già detto in chiaro: quei fatti, scrive, «vanno ben oltre la sola questione della scuola». Le organizzazioni studentesche che hanno lanciato la mobilitazione, al momento, non hanno diffuso prese di posizione sugli episodi di stamattina.

L’esito del vertice convocato da Lecornu non è ancora noto. Il prossimo appuntamento in piazza è martedì 6 ottobre.

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