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Nicola Gratteri, misure cautelari ferme a Napoli: mancano i giudici. 1.500 indagini ferme

Da settembre le richieste inevase sono salite da 1300 a quasi 1500. Il procuratore ha chiesto rinforzi all’ufficio gip: «Non ho avuto risposta».
Byoblu·04 novembre 2026
Cronaca — Byoblu

Il procuratore di Napoli Nicola Gratteri è tornato oggi a denunciare lo stallo dell’ufficio dei giudici per le indagini preliminari (gip) del tribunale partenopeo. Mancano 10 magistrati e le richieste di misure cautelari presentate dalla Procura in attesa di decisione sono salite da circa 1300 a settembre a quasi 1500. Se l’organico non verrà integrato, ha avvertito, a dicembre saranno 2000. L’occasione è stata la conferenza stampa sull’arresto di 28 persone accusate di associazione camorristica nel quartiere di Pianura.

Il dato riguarda il funzionamento ordinario della giurisdizione prima ancora che la sicurezza. Un ufficio giudiziario che accumula fascicoli senza poterli esaminare è il segno di uno Stato che non garantisce le condizioni minime per far lavorare i propri giudici.

Gratteri e i gip di Napoli: «Da settembre nessun cambiamento»

Il procuratore aveva già sollevato la questione a settembre. «Ne ho già parlato a settembre ma i numeri continueranno ad aumentare. Da allora non ho registrato nessun cambiamento, spero che qualcuno ci ascolti e faccia qualcosa», ha dichiarato.

Gratteri ha anche avanzato una proposta concreta: «Nell’ufficio Gip, che lavora tantissimo, mancano 10 magistrati. Ho proposto di trasferire a quell’ufficio alcuni giudici del dibattimento. Non ho avuto risposta».

Il gip è il giudice che, durante le indagini, valuta le richieste del pubblico ministero: custodia in carcere, arresti domiciliari, obblighi di firma e altre restrizioni applicate prima di qualsiasi processo. Può accoglierle o respingerle. Il suo ruolo è quello di un filtro di garanzia fra l’accusa e la libertà delle persone.

Napoli «fuori controllo»? La replica del procuratore

Gratteri ha collocato il suo intervento dentro le polemiche su una Napoli descritta come città fuori controllo. «Io e il mio ufficio non siamo di questo avviso», ha detto, ricordando che le telecamere sono salite a 1400, anche grazie al contributo del Comune, e che il capo della polizia ha disposto investimenti per nuove installazioni. Secondo il procuratore, l’ufficio ha triplicato il lavoro e le rogatorie all’estero, mentre le demolizioni di immobili abusivi sono passate da 70 a 181. «Noi stiamo facendo la nostra parte», ha concluso.

L’operazione presentata oggi, condotta dalla Direzione distrettuale antimafia con il procuratore aggiunto Sergio Amato e dalla squadra mobile guidata da Mario Grassia, ha portato a un’ordinanza di custodia cautelare per 28 persone ritenute vicine al clan Perfetto. Gli inquirenti contestano, fra l’altro, 13 stese, le sparatorie intimidatorie fra gruppi rivali, in una delle quali è rimasto ferito un passante.

Misure cautelari inevase: cosa significano per gli indagati

Il procuratore lega il problema al controllo del territorio: «Se fossero evase, sarebbero una risposta a questa criminalità, ci sarebbero meno delinquenti per strada». È la lettura dell’accusa, e va pesata come tale.

Una richiesta inevasa è una decisione che nessuno ha ancora preso. Una parte di quelle 1500 domande, una volta esaminata, potrebbe essere respinta: è esattamente la funzione per cui esiste il gip. Dietro ogni fascicolo fermo ci sono persone indagate, presunte innocenti, la cui posizione resta sospesa per mesi, e vittime che attendono una risposta. Una giustizia che non decide fallisce in entrambe le direzioni.

Anche la soluzione proposta da Gratteri sposta il peso da un punto all’altro dello stesso sistema. I giudici del dibattimento sono quelli che celebrano i processi, già segnati da tempi lunghissimi. Sottrarli alle aule significherebbe, con ogni probabilità, allungare ulteriormente i giudizi e avvicinare le prescrizioni.

Giustizia e carceri, una crisi strutturale senza risposte politiche

La vicenda napoletana si inserisce in un quadro più ampio. Le piante organiche degli uffici giudiziari dipendono dal ministero della Giustizia, guidato da Carlo Nordio, mentre la copertura dei posti passa per il Consiglio superiore della magistratura. I vuoti nell’ufficio gip del più grande distretto giudiziario del Sud chiamano in causa quindi scelte politiche e amministrative precise, a partire dalle risorse destinate al personale.

Negli ultimi anni il dibattito pubblico sulla giustizia si è concentrato su nuovi reati, aggravanti e pene più severe, mentre tribunali e carceri continuano a fare i conti con organici scoperti e con un sovraffollamento penitenziario cronico. Più misure cautelari, in un sistema carcerario già al limite, porterebbero altre persone in strutture che lo Stato fatica a gestire. La questione, dunque, riguarda le priorità: quanto si investe per far funzionare la macchina ordinaria della giustizia, rispetto a quanto si spende per inasprirne gli strumenti.

Al momento, l’unico elemento certo è il calendario indicato da Gratteri. La proposta di rafforzare l’ufficio gip con giudici del dibattimento è rimasta senza seguito, e la soglia delle 2000 richieste ferme è attesa per dicembre.

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