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Guinea-Bissau, trial vaccino neonati bloccato. Il ministro della Salute: «Nemmeno io ero stato informato»

Stop definitivo allo studio danese finanziato dal Cdc di Kennedy su 14.000 bambini. Dopo l’accusa di neocolonialismo arriva il sequestro dei vaccini.
Byoblu·05 novembre 2026
Esteri — Byoblu

Il governo della Guinea-Bissau ha fermato definitivamente lo studio sul vaccino contro l’epatite B che il Bandim Health Project, centro di ricerca dell’Università della Danimarca meridionale, voleva condurre su 14.000 neonati. Il finanziamento, 1,6 milioni di dollari, era arrivato dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), l’agenzia sanitaria federale degli Stati Uniti guidata dal dipartimento di Robert F. Kennedy Jr. Il protocollo prevedeva un sorteggio: metà dei bambini avrebbe ricevuto la dose alla nascita, l’altra metà sei settimane dopo, con un monitoraggio di cinque anni. Le accuse di neocolonialismo e di violazione dell’etica della ricerca hanno travolto il progetto. Il 19 ottobre la polizia giudiziaria ha perquisito la sede del centro a Bissau e ha sequestrato un lotto di vaccini. «Non succederà, punto», ha dichiarato a Reuters il ministro degli Esteri João Bernardo Vieira.

Trial vaccino in Guinea-Bissau, chi lo ha autorizzato davvero

La vicenda ruota attorno a una domanda: chi ha dato il via libera. Secondo l’ex ministra della Salute Magda Robalo, per anni dirigente dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), dello studio era informato soltanto un piccolo comitato etico interno al ministero. L’Istituto nazionale di sanità pubblica, l’organo competente per una sperimentazione di questa portata, era rimasto all’oscuro. «Hanno approfittato del fatto che la Guinea-Bissau non ha una capacità di ricerca molto solida», ha detto ad Al Jazeera.

A complicare il quadro c’è il colpo di Stato militare di fine novembre 2025, che ha cambiato l’intero governo pochi giorni prima dello stanziamento americano. Il nuovo ministro della Salute, Quinhin Nantote, ha dichiarato che il suo esecutivo non aveva partecipato ad alcuna trattativa. Il 22 gennaio Bissau ha sospeso la ricerca e ha chiesto una valutazione all’Africa Cdc, il centro per il controllo delle malattie dell’Unione africana.

A ottobre l’università danese ha sostenuto che un protocollo rivisto aveva ottenuto l’approvazione etica «delle autorità competenti della Guinea-Bissau». Nantote ha smentito: «Siamo indignati, perché nemmeno io, il ministro responsabile del settore, ero stato informato». In Danimarca il via libera è arrivato dal comitato etico interno dell’ateneo, dato che gli organi etici previsti dalla legge danese non hanno potuto esaminare il caso. Il preside Jakob Grauslund ha quindi autorizzato il progetto, precisando che serviva comunque il permesso di Bissau. Il rappresentante dell’Oms nel Paese, Walter Kazadi Mulombo, ha raccontato alla Bbc di essersi allarmato dopo aver ricevuto domande sullo studio e non averne trovato alcun protocollo pubblico.

Neonati africani e ricerca occidentale: «Perché non in Danimarca?»

Un’università europea e un’agenzia americana avevano progettato in Africa occidentale una sperimentazione destinata a bambini africani. Gavin Yamey, docente di salute globale alla Duke University, ha detto alla Bbc che il progetto «puzza di neocolonialismo» e ha chiesto perché non venisse condotto in Danimarca.

Le critiche si concentrano sul rinvio della dose per metà dei neonati in un Paese dove circa una persona su cinque convive con l’epatite B. Il 16 febbraio l’Oms ha parlato di un possibile danno «grave e potenzialmente irreversibile» e ha espresso «preoccupazioni significative» sulla giustificazione scientifica dello studio e sulle garanzie etiche previste. Altri esperti hanno contestato la scelta di un disegno «in aperto», in cui i ricercatori sanno chi ha ricevuto cosa, invece del consueto metodo «in cieco», e un orizzonte di cinque anni ritenuto troppo breve per osservare gli effetti di un’infezione contratta alla nascita.

Resta il nodo del consenso informato. In un Paese di 2,2 milioni di abitanti, con un sistema sanitario fragile e un centro straniero presente sul territorio da quasi mezzo secolo, il rapporto fra ricercatori e famiglie si costruisce dentro una dipendenza. I promotori presentavano lo studio come un’opportunità: metà dei bambini avrebbe ottenuto una dose che il sistema pubblico oggi non garantisce. In queste condizioni l’adesione rischia di confondersi con l’accesso alle cure. Robalo lo ha detto senza giri di parole: «Non siamo cittadini di serie B. Non siamo una popolazione da usare per tutto ciò che non potete fare nel Nord del mondo. Pretendiamo rispetto, anche se non abbiamo le capacità di cui avremmo bisogno».

Bandim Health Project, quasi cinquant’anni di studi su donne e bambini

Il Bandim Health Project lavora in Guinea-Bissau dal 1978 e ha condotto ricerche su migliaia di donne e bambini. Lo guidano Christine Stabell Benn e il fondatore Peter Aaby, marito e moglie. Studiano gli «effetti non specifici» dei vaccini, cioè le conseguenze sulla salute diverse dalla prevenzione della malattia bersaglio. Una loro ricerca aveva associato il vaccino contro difterite, tetano e pertosse a una mortalità infantile più alta, soprattutto tra le bambine.

In Danimarca sono contestati da tempo. Nel febbraio 2025 il settimanale Weekendavisen ha rivelato che non avevano pubblicato i risultati nulli di uno studio controllato condotto quattordici anni prima. Lo studio è uscito mesi dopo. Benn ha replicato che il comitato per l’integrità della ricerca dell’ateneo non ha trovato motivi per sanzioni. Anders Peter Hviid, dello Statens Serum Institut, li accusa di condurre «sperimentazioni che danno esito negativo, ancora e ancora, su bambini africani». In una nota congiunta i due ricercatori hanno definito «superflua» l’indignazione morale «delle celebrità accademiche». Sostengono di voler verificare se la prevenzione abbia «un prezzo proibitivo».

Kennedy, il Cdc e 1,6 milioni senza gara

Il finanziamento è arrivato a dicembre 2025 senza la procedura competitiva che di norma accompagna gli studi sugli esseri umani. Kennedy ha definito i ricercatori danesi «le divinità della ricerca sui vaccini» e ha citato il loro lavoro per giustificare il taglio dei fondi americani a Gavi, l’alleanza per la distribuzione dei vaccini nei Paesi poveri. Secondo i documenti circolati online, lo studio avrebbe misurato anche disturbi cutanei e del neurosviluppo, autismo compreso, entro i cinque anni d’età. Nello stesso periodo il dipartimento della Salute americano ha messo in discussione la raccomandazione della dose alla nascita negli Stati Uniti, una scelta che un giudice federale ha poi bloccato.

Kano 1996, il precedente Pfizer che l’Africa ricorda

In Africa occidentale la memoria corre a Kano, nel nord della Nigeria. Nel 1996, durante un’epidemia di meningite, Pfizer somministrò a 200 bambini il Trovan, un antibiotico sperimentale senza l’approvazione della Food and Drug Administration americana. Almeno 11 bambini morirono, altri rimasero paralizzati o ciechi. Da allora la diffidenza della regione verso le campagne sanitarie gestite dall’estero non si è più spenta.

West Africa Weekly ha definito l’annullamento una vittoria per chi difende i diritti dei neonati africani. La polizia giudiziaria, secondo Al Jazeera, sta verificando se il progetto abbia rispettato gli standard di sicurezza del Paese. Il Bandim Health Project resta a Bissau. Il ricercatore Frederik Schaltz-Buchholzer ha parlato su LinkedIn di una «grave battuta d’arresto per la scienza africana» e ha detto a Reuters di sperare che una nuova proposta di studio venga accettata in futuro.

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