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UK e antisemitismo: il Good Law Project va allo scontro con il governo. Al centro l’uso della definizione IHRA nelle scuole.

Jolyon Maugham minaccia la revisione giudiziaria: per i ricorrenti la definizione confonde critica a Israele e odio antiebraico.
Byoblu·04 novembre 2026
Esteri — Byoblu

Il governo britannico dovrà difendere in sede legale la scelta di raccomandare a scuole e college inglesi la definizione di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance (IHRA). Lunedì il Good Law Project, organizzazione di contenzioso strategico guidata dall’avvocato Jolyon Maugham, ha inviato alla ministra dell’Istruzione Lucy Powell una lettera con i motivi dell’impugnazione e una richiesta di chiarimenti. Se l’esecutivo non cambierà linea, l’associazione chiederà una judicial review, il controllo giurisdizionale sulla legittimità degli atti di governo. Secondo i ricorrenti, la definizione applicata nelle aule «scoraggerà l’espressione lecita di insegnanti e alunni sul conflitto israelo-palestinese», creando un effetto inibitorio nell’ambiente scolastico.

Nella lettera si sostiene che l’approccio del governo potrebbe indurre le scuole a violare il dovere di imparzialità politica e contrastare con l’articolo 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che tutela la libertà di espressione. Il Good Law Project afferma di sostenere la lotta all’antisemitismo negli istituti scolastici.

«L’antisemitismo e la sua crescita in Gran Bretagna e nel mondo sono fenomeni reali, e agli ebrei britannici che ne subiscono le conseguenze più dure voglio dire che sento il vostro dolore», ha dichiarato Maugham a Middle East Eye. «Mi preoccupa però che regole che sovrappongono la critica a Israele all’antisemitismo, e che limitano senza giustificazione la libertà di criticare Israele in modo pieno e vigoroso, possano essere tra le cause dell’antisemitismo». In una nota pubblicata sul proprio sito, l’organizzazione ha aggiunto di ritenere le critiche alle «azioni spaventose di Israele» necessarie «in una società morale», e illegittime le scelte del governo laburista.

Rapporto Bell, i numeri contestati sull’antisemitismo nelle scuole

La raccomandazione del Dipartimento dell’Istruzione nasce dal rapporto sull’antisemitismo nelle scuole e nei college inglesi firmato da Sir David Bell, ex capo ispettore scolastico, pubblicato il 21 ottobre. Il governo ne ha accolto tutte le 27 raccomandazioni. Oltre all’adozione della definizione IHRA, il documento chiede di registrare gli episodi antisemiti come categoria a parte, di formare gli insegnanti a riconoscerli e di trattare l’antisemitismo come una forma distinta di danno, con misure separate dalle politiche generali contro il razzismo e il bullismo.

Presentando il rapporto alla Camera dei Comuni il mese scorso, Powell ha annunciato che avrebbe scritto a tutti gli istituti. «Dobbiamo essere assolutamente chiari: incolpare gli ebrei britannici per le azioni del governo israeliano è antisemitismo», ha detto. «Presumere che gli ebrei britannici abbiano una determinata posizione politica perché sono ebrei è antisemitismo. Prendere di mira gli ebrei britannici per solidarietà con la Palestina è antisemitismo».

Dopo la pubblicazione è circolato ampiamente il dato secondo cui «tre studenti ebrei su cinque» avrebbero subito episodi di antisemitismo. Middle East Eye ha ricostruito l’origine della cifra: un sondaggio su 5.000 studenti, di cui 92 ebrei tra i 16 e i 18 anni. Di questi, 70 hanno risposto alla domanda se avessero subito o visto episodi antisemiti, e 29 hanno detto di sì. Si tratta del 41 per cento, circa due su cinque. Lo stesso rapporto definisce il campione ridotto e invita a trattare il dato «con cautela». Il testo rileva inoltre che gli atteggiamenti antiebraici sono meno diffusi e rimasti stabili, mentre i sentimenti ostili a Israele sono più diffusi e in crescita. Sul campione complessivo, uno studente su cinque ha riferito di aver assistito a episodi di antisemitismo, e molti casi non sono stati segnalati per sfiducia nella risposta degli istituti.

Definizione IHRA, perché divide da vent’anni

La definizione operativa nasce nel 2004 come strumento non vincolante per il monitoraggio dell’antisemitismo. Oggi è adottata formalmente da 47 Paesi. La controversia riguarda soprattutto i suoi esempi: sette degli undici casi indicati come antisemiti fanno riferimento a Israele, tra cui il confronto tra le politiche del governo israeliano e quelle naziste.

Il principale autore del testo, Kenneth Stern, ha più volte messo in guardia dall’usarlo come strumento disciplinare o giuridico, per il rischio di comprimere l’espressione politica legittima. Nel 2018 l’avvocato per i diritti umani Geoffrey Robertson aveva concluso in un parere legale che la definizione è «probabilmente destinata, nella pratica, a raffreddare la libertà di parola», incoraggiando denunce contro critiche legittime a Israele.

Contrario all’adozione è anche Na’amod, gruppo di ebrei britannici. «Gli alunni ebrei devono essere al sicuro a scuola e l’antisemitismo va preso sul serio. La definizione IHRA non svolge questa funzione», ha dichiarato un portavoce a Middle East Eye. «Nelle università è stata usata in modo schiacciante per censurare il dibattito su Israele più che per proteggere gli ebrei. Nelle scuole costringe gli insegnanti a sorvegliare i ragazzi che parlano di Gaza o della Nakba invece di affrontare il vero razzismo antiebraico». Il gruppo chiede che l’antisemitismo venga insegnato insieme al razzismo e all’islamofobia. Sulla stessa linea il National Education Union, il maggiore sindacato degli insegnanti, secondo cui le nuove misure rischiano di creare «una gerarchia del razzismo» e di chiudere la discussione legittima sul conflitto.

Gaza nelle scuole inglesi, una neutralità contestata

La disputa si inserisce in un contesto preciso. La guerra a Gaza ha prodotto una catastrofe umanitaria che una commissione d’inchiesta indipendente delle Nazioni Unite ha qualificato, nel settembre 2025, come genocidio. Il Good Law Project ha posto la questione in termini diretti: gli studenti che hanno perso familiari nella distruzione di gran parte della Striscia, ha scritto, non potrebbero più definire Israele uno Stato razzista né accostarne le azioni alla Shoah.

Gary Spedding, consulente politico sul conflitto israelo-palestinese, ha definito il rapporto Bell «approssimativo, fuorviante e inesatto», inserendolo in uno «smantellamento sistematico» di ogni spazio dedicato alla storia palestinese nel sistema educativo britannico. Negli ultimi dieci anni ministri e Dipartimento dell’Istruzione sono intervenuti più volte su come la Palestina viene trattata in classe, spesso dopo pressioni di organizzazioni filoisraeliane come UK Lawyers for Israel, il Board of Deputies of British Jews e il Community Security Trust. Nel 2021 la BBC ha ritirato dalla piattaforma didattica Bitesize una serie di sette video sulla Palestina dopo le contestazioni di UK Lawyers for Israel. Gli ex ministri conservatori Gavin Williamson e Gillian Keegan hanno chiesto formalmente ai presidi «imparzialità politica» sul tema.

«La Palestina è considerata una questione di parte che impone la neutralità, il sionismo e Israele no», ha osservato Spedding, ricordando che gruppi come StandWithUs UK, United Jewish Israel Appeal e JNF UK forniscono alle scuole materiali, relatori e viaggi in Israele senza un controllo pubblico equivalente.

Governo e organizzazioni ebraiche difendono la definizione IHRA

Il Dipartimento dell’Istruzione ha ribadito che l’antisemitismo è «un problema crescente» anche nelle scuole e che la definizione, adottata da 47 Paesi e da innumerevoli enti pubblici, «può offrire un quadro pratico a insegnanti e alunni». Il Board of Deputies ha giudicato «particolarmente gravi» i tentativi di screditarla mentre l’antisemitismo nel Regno Unito tocca livelli record. La ministra ombra conservatrice Laura Trott ha accusato il Good Law Project di voler «intimidire» Powell, l’ex ministro laburista Lord Austin di Dudley ha parlato di «vergogna», e il gruppo Parents Against Antisemitism, che ha contribuito al rapporto Bell, ha definito «spregevole» l’iniziativa. La Campaign Against Antisemitism ha annunciato che, in caso di causa, valuterà un’azione legale propria a difesa della definizione.

Il confronto si intreccia con un altro fronte giudiziario. Oggi e domani la Corte Suprema esamina il ricorso contro la messa al bando come organizzazione terroristica di Palestine Action, decisa nel luglio 2025, gruppo a cui il Good Law Project ha espresso sostegno in passato. Il Jewish Leadership Council e il Community Security Trust sono stati ammessi a intervenire a favore del divieto.

Sulla scuola, la decisione di procedere dipende ora dalla risposta del governo alla lettera di lunedì. Il Good Law Project ha fatto sapere che, se la causa non dovesse partire, i fondi raccolti in eccedenza saranno divisi tra l’associazione benefica Magic Breakfast e Medical Aid for Palestinians.

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