Inail, 589 morti sul lavoro in nove mesi: senza gli stranieri (+26%) il totale sarebbe calato

Nei primi nove mesi dell’anno le denunce di infortunio mortale in occasione di lavoro presentate all’Inail sono state 589, contro le 570 dello stesso periodo del 2025. Solo a settembre se ne contano 91. Lo indica l’ultimo report mensile dell’Istituto nazionale per l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro, diffuso oggi. L’aumento è di 19 casi, pari al 3,3%. Il dato complessivo dice poco se letto da solo. Scomposto per nazionalità, settore e territorio, mostra dove si è spostato il rischio rispetto a un anno fa.
Morti sul lavoro Inail, cosa misurano i numeri
I dati Inail riguardano le denunce, cioè le segnalazioni di infortunio con esito mortale arrivate all’istituto. Sono provvisori: una parte dei casi può essere riconosciuta o respinta nei mesi successivi. Il confronto con il 2025 è fatto sui dati disponibili alla stessa data.
Ai 589 decessi avvenuti durante l’attività lavorativa si aggiungono le morti in itinere, cioè nel tragitto fra casa e lavoro: 221, contro le 207 del 2025, il valore più alto dell’intero periodo 2019-2024 preso a confronto. Il totale arriva a 810 vittime, poco meno di tre al giorno. La fonte che ha diffuso il dettaglio indica 39 casi in più rispetto al 2025. La somma delle due voci dell’anno scorso, 777, porterebbe la differenza a 33: lo scarto è probabilmente dovuto all’aggiornamento dei dati 2025, ma il report non lo chiarisce.
L’aumento non dipende soltanto dalla crescita dell’occupazione. L’incidenza dei casi mortali passa da 2,36 a 2,42 denunce ogni 100mila occupati (+2,5%). Quella degli infortuni di ogni tipo sale da 1.288 a 1.338 ogni 100mila occupati (+3,9%). Le denunce di malattia professionale crescono del 16,3%, con 11.653 casi in più rispetto al 2025.
Morti sul lavoro, l’aumento riguarda i lavoratori stranieri
Il dato più netto è quello per nazionalità. Le denunce mortali dei lavoratori stranieri durante l’attività lavorativa passano da 125 a 158, il 26,4% in più. È un incremento di 33 casi, superiore all’aumento complessivo. Ne consegue che i decessi di lavoratori italiani scendono da 445 a 431. In termini aritmetici, senza la componente straniera il totale nazionale sarebbe diminuito.
Il report non spiega le cause. Le ipotesi possibili vanno dalla maggiore presenza di lavoratori stranieri nei settori a più alto rischio alla loro concentrazione nelle mansioni più esposte. Senza dati su contratti, appalti e qualifiche, nessuna di queste può essere verificata.
Anche l’età racconta uno spostamento. Crescono le fasce estreme: fra i 20 e i 44 anni i decessi salgono da 126 a 149, fra gli over 59 da 136 a 162. Le altre fasce, nel complesso, calano di una trentina di casi.
Morti sul lavoro per settore: logistica in crescita, cantieri stabili
Le Costruzioni restano il settore con più vittime, ma l’aumento è minimo: da 99 a 101. Nei cantieri è in vigore dall’ottobre 2024 la patente a crediti, il sistema a punti che può escludere dai lavori le imprese responsabili di violazioni. I dati disponibili non permettono di attribuirle un effetto.
La crescita si concentra altrove. Il Trasporto e magazzinaggio passa da 71 a 80 decessi, i Servizi di supporto alle imprese, categoria che comprende fra l’altro vigilanza, pulizie, noleggio e fornitura di personale, da 26 a 33. Aumentano anche sanità e assistenza sociale (da 11 a 14), alloggio e ristorazione (da 14 a 16) e pubblica amministrazione (da 3 a 7).
La somma di questi incrementi, 27 casi, supera l’aumento totale. Altri comparti sono quindi in calo. Le fonti non riportano però il dato della manifattura né quello dell’agricoltura, e non è possibile dire quale andamento abbiano avuto le fabbriche.
Morti sul lavoro nel Nord-Ovest, la Lombardia segna +12
Sul piano territoriale i decessi calano al Sud (da 139 a 135) e nel Nord-Est (da 128 a 124). Crescono invece nel Nord-Ovest, da 139 a 155, nelle Isole, da 60 a 69, e in misura minima al Centro, da 104 a 106. La Lombardia registra l’aumento maggiore, +12, seguita da Sicilia (+10), Lazio e Piemonte (+6 ciascuna).
Inail, il report non dice nulla su controlli e sanzioni
Il report non contiene informazioni su ispezioni, verifiche o sanzioni. L’Inail è l’ente assicuratore: raccoglie le denunce e indennizza i lavoratori. La vigilanza sulla sicurezza nei luoghi di lavoro spetta in prevalenza all’Ispettorato nazionale del lavoro e ai servizi di prevenzione delle Asl, i cui dati non sono inclusi in questa rilevazione. Le fonti, alla data di pubblicazione, non riportano commenti del governo sull’andamento. Il legame fra l’aumento dei decessi e l’intensità dei controlli resta quindi senza riscontri nei numeri diffusi oggi.
Studenti, decessi quasi raddoppiati
Un capitolo a parte riguarda la scuola. I decessi di studenti di ogni ordine e grado, compresi quelli impegnati nei percorsi di formazione scuola-lavoro, passano da 7 a 13. Le denunce di infortunio degli studenti sono 56.388, il 5,3% in più rispetto alle 53.563 del 2025. Di queste, 664 riguardano ragazzi in formazione scuola-lavoro, contro le 624 registrate fino ad agosto. La Lombardia concentra il 24% delle denunce nazionali, seguita da Emilia-Romagna (13%), Veneto (12%) e Piemonte (10%).
I numeri di settembre saranno rivisti con i prossimi aggiornamenti mensili e consolidati nella relazione annuale dell’Inail. Sarà quel passaggio a stabilire se la crescita concentrata su logistica, servizi alle imprese e lavoratori stranieri è un fenomeno strutturale o un andamento legato a questi nove mesi.