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Ambiente

Piemonte: “Catastrofe ecologica!” Incendi estesi 900 ettari in fumo ancora non domati: serviranno 80 anni per recuperare.

In cenere 700mila alberi tra Val d’Ossola e Parco della Val Grande. Evacuata Colloro. Roghi anche in Sardegna, chiuso per ore l’aeroporto di Olbia.
Byoblu·12 luglio 2026

Il Piemonte fa i conti con una delle più gravi emergenze incendi degli ultimi anni. Secondo una prima stima diffusa ieri dalla Regione, sono andati distrutti circa 900 ettari di vegetazione e 700mila alberi, in quella che le stesse istituzioni piemontesi hanno definito «una vera e propria catastrofe ecologica». Il fronte più critico si concentra tra la Val d’Ossola e il Parco Nazionale della Val Grande, nel Verbano-Cusio-Ossola, dove le fiamme, divampate negli ultimi giorni e alimentate da settimane di caldo anomalo e siccità, hanno costretto all’evacuazione precauzionale della frazione di Colloro, nel comune di Premosello-Chiovenda. Roghi anche in Sardegna, dove l’aeroporto di Olbia è rimasto chiuso per alcune ore.

Dove bruciano i boschi e da quanto tempo

La situazione meteo-climatica che investe l’intera Pianura Padana dura ormai da settimane: temperature ben oltre la media stagionale e precipitazioni quasi assenti hanno trasformato i boschi in materiale altamente infiammabile. È in questo contesto che si sono sviluppati i diversi fronti di incendio piemontesi, seguiti — hanno fatto sapere il presidente della Regione Alberto Cirio e gli assessori Marco Gabusi (Protezione civile) e Matteo Marnati (Ambiente) — «con il massimo impegno, con uomini e mezzi», in un quadro che «implica la prosecuzione della massima allerta per il rischio incendi». Per domani è stato convocato anche il tavolo per l’emergenza idrica.

Sul campo sono state impiegate circa 500 persone e 60 mezzi tra Vigili del Fuoco, volontari antincendio boschivo e Protezione civile, con il supporto determinante della flotta aerea: Canadair ed elicotteri pesanti, tra cui l’Erickson S-64.

incendi piemonte

Il fronte della Val Grande: territorio impervio e senza comunicazioni

Le operazioni più complesse riguardano l’interno del Parco Nazionale della Val Grande, l’area selvaggia più estesa d’Italia. In un video che documenta le attività di spegnimento, il comandante dei Vigili del Fuoco Onofrio Lorusso conferma un miglioramento della situazione, favorito dall’azione combinata dei mezzi aerei statali e regionali e dall’umidità portata da un recente temporale, che ha abbassato le temperature. Il tenente colonnello Andrea Baldi, nello stesso video, sottolinea però la complessità delle operazioni: il parco è privo di strade e di copertura telefonica, e le pattuglie monitorano i fronti attivi esclusivamente via radio. Il presidente del Parco, Luigi Spadone, evidenzia il ruolo strategico dell’elicottero Erickson nel contenere le fiamme in prossimità delle creste e nel proteggere l’abitato di Colloro, finora preservato dall’avanzata del fuoco. Rino Porini, per la Provincia del VCO, avverte che, nonostante la situazione sia sotto controllo, l’allerta resta alta per intervenire tempestivamente sui focolai residui.

I danni a flora e fauna: decenni per ricostruire gli ecosistemi

È sul fronte ambientale che i numeri pesano di più. Secondo la Regione, le fiamme hanno compromesso la biodiversità locale: serviranno dai 2 ai 5 anni perché tornino le prime specie vegetali, ma occorreranno dai 50 ai 70 anni perché gli ecosistemi di querce, faggi e conifere d’alto fusto colpiti riacquistino la loro struttura originaria. Un danno che va ben oltre il conteggio degli ettari: la perdita di habitat colpisce inevitabilmente anche la fauna che in quei boschi vive. Sulla qualità dell’aria nelle valli interessate dai fumi non risultano al momento bollettini ufficiali di dettaglio: un aspetto che meriterà attenzione nei prossimi giorni.

Sardegna: sette roghi e l’aeroporto di Olbia chiuso per ore

Anche la Sardegna ha vissuto una giornata difficile: circa sette incendi, di dimensioni ridotte o contenute, hanno impegnato elicotteri, Canadair e centinaia di operatori a terra. Per precauzione, e in alcuni casi per consentire l’intervento dei soccorsi, sono stati chiusi tratti di strade statali e provinciali. L’aeroporto di Olbia è rimasto chiuso fino alle 19 di ieri, con i voli dirottati su Cagliari e Alghero, prima della riapertura.

Le previsioni: caldo fino a 43 gradi e temporali violenti

L’attenzione resta altissima per i prossimi giorni. Le previsioni indicano punte di 43 gradi in alcune località della Sardegna e di 40 in Pianura Padana, con valori di 7-8 gradi oltre le medie storiche del periodo. Preoccupa anche la temperatura superficiale del mare, che in alcune zone tocca i 28-29 gradi, con un’anomalia di 4-5 gradi: un enorme accumulo di energia potenziale in grado di alimentare fenomeni estremi. Sono infatti attesi temporali di forte intensità su Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Marche, con raffiche di vento, grandinate locali e intensa attività elettrica. Piogge che potrebbero dare una mano contro i roghi, come già accaduto ieri sera, ma che portano con sé rischi di altro tipo. Il quadro, insomma, resta sospeso tra due estremi: il fuoco che non è ancora del tutto domato e l’acqua che rischia di arrivare tutta in una volta.

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