Incendio mostruoso vicino a Madrid: «Impossibile spegnerlo». E noi che facciamo? Invece di Canadair, compriamo carrarmati!
L’incendio boschivo che da ore divampa alle porte di Madrid è «al suo apice» e non può essere spento. Non lo dice un osservatore allarmista: lo ha ammesso oggi, davanti ai giornalisti, Carlos Novillo, responsabile della gestione delle emergenze del governo regionale della capitale spagnola. «L’incendio ha raggiunto il suo momento più critico e attualmente supera la capacità dei vigili del fuoco di contenerlo», ha dichiarato. Tradotto: le squadre antincendio, per ora, possono solo limitare i danni e proteggere le persone.
Decine di migliaia di persone in fuga
I numeri raccontano la dimensione della crisi. Secondo il prefetto regionale Francisco Martín Aguirre sono almeno 40mila le persone costrette a evacuare o a restare confinate nella regione di Madrid; conteggi che includono anche la vicina provincia di Ávila parlano di circa 63mila persone coinvolte, tra cui 5mila sfollati da un campeggio a El Escorial. Aguirre ha descritto la situazione come «molto complicata» a causa dei «forti venti»: «Le previsioni indicano che il vento persisterà e che, di conseguenza, l’incendio potrebbe continuare a propagarsi fino a questa sera», ha avvertito, senza escludere «ulteriori evacuazioni e confinamenti».
Il governo spagnolo ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale per la regione di Madrid e la provincia di Ávila. Domattina il premier Pedro Sánchez, accompagnato dal ministro dell’Interno Fernando Grande-Marlaska, si recherà al centro di coordinamento dei soccorsi nel comune di Cenicientos.
Intanto, proprio ad Ávila, dove le fiamme hanno divorato 9mila ettari in Castiglia e León, la Guardia Civil ha annunciato l’arresto di un uomo accusato di aver innescato il rogo utilizzando macchinari agricoli in un’area dove il loro impiego era «totalmente vietato». Una seconda persona è sotto indagine: le scintille prodotte dai mezzi avrebbero acceso l’incendio.
La Francia brucia da mercoledì: 141mila evacuati
Il fuoco spagnolo non è un caso isolato. Da mercoledì sera il sud-ovest della Francia è alle prese con roghi che hanno costretto all’evacuazione almeno 141mila persone: 110mila nella Gironda, tra la penisola di Cap Ferret e il nord del bacino di Arcachon, e 31mila nelle Landes, secondo i dati del ministero dell’Interno francese. A Cap Ferret oltre 400 persone sono state portate in salvo via mare, e nuove evacuazioni si preparano nella zona di Bordeaux.
Il bilancio, finora, parla di circa 14mila ettari di pineta in fumo, 53 abitazioni e un campeggio distrutti, 42 pompieri feriti curati sul posto e altri nove ricoverati. Sul campo ci sono mille vigili del fuoco, 260 mezzi terrestri e una flotta aerea di Canadair, Dash, Air Tractor ed elicotteri. Il presidente Emmanuel Macron ha definito la situazione «estremamente tesa», ha attivato il Meccanismo europeo di protezione civile — con l’arrivo di ulteriori mezzi aerei, inclusi elicotteri Black Hawk — e ha chiesto alle Forze Armate di «mobilitarsi per fornire il massimo supporto alla Protezione civile».
Quando il fuoco supera l’uomo
Bisogna prendere coscienza di un fatto: le autorità stesse ammettono di non riuscire più a domare certi incendi. Non è retorica, non è allarmismo: è la dichiarazione ufficiale di chi gestisce l’emergenza a Madrid. Caldo estremo, siccità prolungata, vegetazione secca e vento forte trasformano un focolaio — che sia accidentale, doloso o colposo, come nel caso di Ávila — in un fronte di fuoco che nessuna flotta di Canadair riesce a fermare. E la città, con le nostre case, è lì a un passo. Come nel medioevo. Lo si è visto nei giorni scorsi in Francia, lo si è visto quest’estate anche in Italia, lo si vede ora nell’impressionante rogo intorno alla capitale spagnola.
Cosa succederà se le cose continuano in questa direzione? Se le capacità operative dei vigili del fuoco vengono «superate» — parola di chi coordina i soccorsi — come fare? Comprare più Canadair? Realizzare immensi bacini idrici? E per chi vive lontano dalle fonti d’acqua? E in casi di siccità prolungata, quando i bacini si svuotano? Prevenzione, gestione del territorio, mezzi, coordinamento europeo. Sono le diverse risposte che governi e istituzioni stanno mettendo sul tavolo, dallo stato di emergenza spagnolo alla mobilitazione militare francese. Mentre in Europa si spendono centinaia o migliaia di miliardi per le armi, qui c’è un continente che va a fuoco. Come gli spegli gli incendi? Con i carrarmati? Già in questi giorni, tra Madrid e Bordeaux, oltre duecentomila persone hanno dovuto lasciare le proprie case. E il vento, avvertono le autorità, non accenna a calare.