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Tecnologia

Un frigorifero nello spazio: Intelligenza Artificiale e i data center andranno in orbita

Google lancia giovedì il satellite con quattro chip AI, SpaceX prepara Starmind. George Guido Lombardi: servono etica e un patto USA-Cina
Byoblu·26 settembre 2026
Tecnologia — Byoblu

Un satellite grande come un frigorifero, quattro chip di Google e un Falcon 9 di SpaceX pronto a partire giovedì prossimo, 1° ottobre. Da qui parte George Guido Lombardi, presidente del Republican Liberty Caucus Italy, per una riflessione sull’Intelligenza Artificiale e l’AGI nello Spazio come eredità decisiva per le generazioni future. Da questo punto in avanti, il ragionamento è il suo.

Un frigorifero in orbita che può cambiare le regole

Il confine tra la Terra e lo spazio si sta assottigliando. E non si torna indietro.

Google ha avviato Project Suncatcher. Il prototipo si chiama MVP e monta quattro TPU, i processori progettati per l’intelligenza artificiale. Pannelli solari da circa 1 kW, collaborazione con Planet Labs, orbita bassa. Il compito è semplice da dire e difficile da fare: dimostrare che questo hardware funziona nello spazio.

I limiti ci sono. Le sessioni di calcolo dureranno circa 15 minuti, perché il raffreddamento resta il vero ostacolo.

SpaceX intanto va oltre. Sta sviluppando Starmind, costellazioni di satelliti dedicati solo al calcolo AI. I primi prototipi, chiamati AI1, sono previsti per il 2027: carichi di calcolo tra 120 e 150 kW, ali solari da circa 70 metri di apertura. L’obiettivo dichiarato è arrivare a centinaia di migliaia di unità, fino a un milione.

Non sono semplici progressi tecnici. Sono i primi mattoni di un cambio di paradigma.

Perché spostare i data center dalla Terra all’orbita

Sulla Terra i data center divorano energia e acqua. Creano tensioni con i territori. Si scontrano con i limiti della rete elettrica.

In orbita il quadro cambia. Il Sole c’è quasi sempre: niente notte, niente nuvole, niente atmosfera a filtrarne la forza. I pannelli rendono da cinque a otto volte di più che in superficie. Il calore si disperde per irraggiamento nel vuoto.

Tradotto: la potenza di calcolo può crescere senza consumare le risorse del pianeta. E quelle risorse restano disponibili per chi verrà dopo di noi, per produrre, fare ricerca, costruire.

Musk: “È sempre soleggiato nello spazio”

Elon Musk lo ripete da tempo. Entro trenta-trentasei mesi, lo spazio sarà “di gran lunga il luogo più economico” per il calcolo AI. Il confronto con la Terra, per lui, “non è neanche vicino”.

La ragione è elementare: “è sempre soleggiato nello spazio”. Pannelli circa cinque volte più efficaci, nessuna batteria per superare la notte.

La sua previsione più audace riguarda i prossimi cinque anni. A quel punto, ogni anno, verrebbe lanciata in orbita più capacità di calcolo AI di quanta ne esista, in totale, sulla Terra. Nella sua visione il passo successivo sono fabbriche sulla Luna e mass driver elettromagnetici, per arrivare a scale di terawatt.

Per Musk non è solo un affare. È la strada obbligata per superare i limiti energetici del pianeta.

Cosa potrebbe fare un’AGI in orbita

L’Intelligenza Artificiale Generale, se diventasse operativa nello spazio, potrebbe coordinare reti satellitari globali, ottimizzare missioni interplanetarie, gestire l’energia su scala planetaria, accelerare esperimenti impossibili da condurre a terra.

Sviluppata con responsabilità, sarebbe l’infrastruttura di una civiltà multiplanetaria. Un passo in avanti lungo la scala di Kardashev, che misura il progresso di una civiltà in base all’energia che riesce a sfruttare.

Il nodo che nessuno può ignorare: un patto USA-Cina

Qui arriva la parte scomoda. Stati Uniti e Cina dominano sia l’AI avanzata sia lo spazio. Senza un dialogo strutturato tra le due potenze, la promessa dell’AGI orbitale rischia di essere compromessa.

I difetti noti sono quattro:

  • modelli “woke” o ideologicamente orientati, con bias sistematici nei dati di addestramento
  • scenari di “fuga” dell’AGI raccontati in modo allarmistico, che generano panico oppure fanno sottovalutare i veri problemi di allineamento
  • agenti autonomi capaci di ingannare
  • allucinazioni, cioè informazioni false prodotte con apparente sicurezza

Se questi difetti finissero dentro costellazioni orbitali, potrebbero pesare su decisioni critiche: missioni, risorse, sicurezza globale.

Servono standard tecnici condivisi. Verifica indipendente, trasparenza dei modelli, protocolli contro le allucinazioni, limiti etici chiari.

Il Decalogo per un’IA etica e competitiva

È lo stesso principio che Lombardi ha portato a Roma, a due passi da Montecitorio, in un confronto con alcuni senatori. Lì ho proposto un “Decalogo per l’IA etica e competitiva”, costruito su tre parole: libertà, trasparenza, innovazione.

Il messaggio è rivolto alla politica. Deve ascoltare chi lavora nel settore e aprire un dialogo, perché l’intelligenza artificiale serva il bene comune. Vale sulla Terra. Vale ancora di più quando l’AI sale in orbita.

Un’eredità, non un optional

Per le generazioni future l’AI e l’AGI nello spazio non sono fantascienza. Sono la condizione per superare i vincoli energetici e ambientali del pianeta, per esplorare altri mondi, per avere abbastanza calcolo da affrontare problemi globali.

La direzione, tra Google e SpaceX, è già tracciata. La domanda è chi scriverà le regole. Istituzioni, imprenditori, scienziati e intellettuali hanno una finestra per farlo con principi solidi e cooperazione internazionale concreta.

Su questi cambiamenti, e su come stanno trasformando percezione ed economia, Lombardi ha scritto il suo ultimo libro: Matrix 3.0 – La natura binaria delle percezioni umane.

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