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Esteri

Israele avanza in Libano oltre il Litani, Parigi chiede l’Onu: «Violazione del diritto internazionale»

Le forze israeliane conquistano il castello di Beaufort e Netanyahu annuncia l’estensione delle operazioni contro Hezbollah. La Francia convoca una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza.
Byoblu·31 maggio 2026
Esteri — Byoblu

L’esercito israeliano ha attraversato il fiume Litani nel Libano meridionale ed esteso le proprie operazioni terrestri contro Hezbollah oltre quella che era considerata una linea rossa implicita. Il fatto più simbolicamente rilevante di questa domenica 31 maggio è la conquista del castello di Beaufort, storica fortezza medievale arroccata nel governatorato di Nabatiye: le truppe dell’Idf, guidate dalla Brigata Golani, hanno issato la bandiera israeliana sulla rocca. Si tratta di un sito che Israele aveva già occupato nel 1982, durante la prima guerra del Libano, ritirandosene nel 2000.

Il premier Benjamin Netanyahu ha salutato l’operazione come «una svolta» e ha confermato di aver ordinato personalmente l’espansione della manovra militare. «Ho dato istruzioni all’Idf di estendere la manovra in Libano. Ora il mio ordine è di consolidare ed estendere la nostra presa sui territori che erano sotto il controllo di Hezbollah», ha dichiarato in un videomessaggio. Netanyahu ha aggiunto che Israele «ha infranto la barriera della paura» e opera «su tutti i fronti, in Siria, a Gaza, in Libano».

Parigi chiede una riunione d’emergenza al Consiglio di Sicurezza

La risposta internazionale non si è fatta attendere. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, intervenuto domenica mattina sull’emittente BFMTV, ha annunciato la richiesta di una riunione d’urgenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Secondo Barrot, l’avanzata israeliana in territorio libanese costituisce una «faute majeure» — un grave errore — che contraddice sia gli impegni assunti da Israele sia le norme del diritto internazionale.

«Pur riconoscendo il diritto di Israele, come quello di tutti i Paesi, all’autodifesa e a difendersi dagli attacchi di Hezbollah, nulla può giustificare la continuazione delle operazioni militari israeliane in Libano e la sua occupazione sempre più profonda del territorio libanese», ha dichiarato il capo della diplomazia francese. Il ministro ha sottolineato che vige formalmente un cessate il fuoco in Libano dal 17 aprile, accordo che nei fatti non è mai stato pienamente rispettato: scontri tra Israele e Hezbollah si verificano quasi quotidianamente.

Il contesto: un cessate il fuoco mai davvero rispettato

L’intesa del 17 aprile era stata presentata come un primo passo verso la stabilizzazione del fronte libanese, ma le violazioni da entrambe le parti ne hanno svuotato progressivamente il contenuto. Secondo le autorità libanesi, dall’inizio delle ostilità gli attacchi israeliani nel Paese dei cedri hanno causato la morte di 3.371 persone e lo sfollamento di oltre un milione di civili. Il premier libanese Nawaf Salam aveva già accusato Israele sabato di perseguire una «politica della terra bruciata» contro il suo Paese.

Nell’operazione più recente, l’Idf ha riferito di aver lanciato l’offensiva nella zona di Beaufort Ridge e Wadi al-Saluki «con l’obiettivo di eliminare le minacce dirette alle città della Galilea settentrionale e di Metula». Durante i combattimenti è rimasto ucciso il sergente Michael Tyukin, 21 anni, della brigata Givati, colpito da un drone esplosivo di Hezbollah; altri quattro soldati sono stati feriti.

Medio Oriente in fiamme: trattative Iran-Usa in stallo

Sullo sfondo, si intrecciano le difficili trattative tra Washington e Teheran per un accordo sul programma nucleare iraniano. Secondo quanto riportato dal New York Times, citando tre funzionari dell’amministrazione americana, il presidente Donald Trump avrebbe inasprito i termini della proposta già inviata a Teheran, frustrato dalla lentezza delle risposte iraniane. Secondo Axios, Trump intende rafforzare in particolare le clausole relative alla gestione del materiale nucleare, pur dichiarando di voler chiudere l’intesa in tempi brevi. Il nuovo ciclo di scambi tra le parti potrebbe durare ancora diversi giorni.

Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha ribadito la posizione di Teheran: «Non ci fidiamo delle parole e delle promesse del nemico. Per noi contano solo i risultati concreti e tangibili».

Prospettive

L’escalation israeliana in Libano arriva in un momento di estrema fragilità diplomatica nell’intera regione. La richiesta francese di una riunione d’emergenza al Consiglio di Sicurezza — organismo che ha storicamente faticato ad agire in modo coeso sul dossier israeliano-palestinese e mediorientale — sarà il primo banco di prova della risposta della comunità internazionale all’avanzata oltre il Litani. Resta da vedere se altri membri permanenti o non permanenti del Consiglio si uniranno all’iniziativa di Parigi o se prevarrà, ancora una volta, la paralisi istituzionale.

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