Israele: stallo dopo il voto, trattative su incarichi per i seggi mancanti
A quattro giorni dalle elezioni, il blocco del premier Benjamin Netanyahu si ferma a 53 seggi su 120, contro i 67 del fronte anti-governativo che però non riesce a tradurli in una maggioranza di governo. La coalizione di Gadi Eisenkot ottiene 48 seggi, mentre i restanti 19 vanno ai partiti arabi, finora esclusi da un’alleanza di governo. Secondo i media israeliani sono in corso contatti con proposte di incarichi: ad Avigdor Liberman, che ha conquistato 6 seggi con Yisrael Beytenu, sarebbe stata offerta la presidenza della Knesset al posto di Amir Ohana. Il numero due della Lista comune araba, Ahmad Tibi, conferma la disponibilità dei suoi 11 voti ai partiti anti-Netanyahu ma senza entrare nell’esecutivo, dopo un incontro tra il leader dei Democratici Yair Golan e Yousef Jabareen. Eisenkot ribadisce di voler formare “un ampio governo sionista” ponendo quattro condizioni, tra cui il riconoscimento di Israele come Stato ebraico e di Hamas come organizzazione terroristica. Sullo sfondo resta l’ipotesi di un nuovo intervento israeliano contro l’Iran al fianco di Donald Trump dopo le elezioni di midterm statunitensi.