“L’ISS ha sanzionato i ricercatori che si occupavano di effetti avversi”. Rivelazione shock del dirigente ISS Maurizio Federico in Commissione Covid
Nella seduta della Commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione dell’emergenza Covid, il dottor Maurizio Federico, dirigente di ricerca presso l’Istituto Superiore di Sanità e responsabile del Centro Nazionale per la Salute Globale, ha reso una testimonianza che solleva interrogativi gravi sull’operato dell’ISS durante la campagna vaccinale. Al centro dell’audizione — svoltasi a Palazzo San Macuto — una rivelazione che, nelle parole dello stesso Federico, è «tutto documentabile»: alcuni suoi colleghi dell’istituto furono sottoposti a ispezione e procedimento disciplinare interno per aver pubblicato una revisione scientifica sugli effetti avversi dei vaccini anti-Covid a mRNA.
«I miei colleghi hanno dovuto subire un’ispezione, un’ammonizione, un’indagine interna all’ISS per aver pubblicato questo lavoro», ha dichiarato Federico davanti ai commissari. «Nella lettera c’era scritto a chiare lettere che uno dei motivi importanti era il messaggio che si veicolava attraverso questo studio.» Non una questione di metodo scientifico, dunque, non un problema di correttezza metodologica: il contenuto del messaggio era ritenuto politicamente inopportuno.
Dati scientifici ignorati, proposte cestinate
La ricerca in questione — una review sistematica pubblicata nel 2023 da una collega di Federico — analizzava in modo organico i dati già disponibili in letteratura sulle miocarditi e pericarditi associate ai vaccini mRNA, senza esprimere opinioni personali ma limitandosi a riportare quanto emerso dagli studi internazionali. Un anno dopo, nel 2024, gli stessi risultati sarebbero stati confermati da un’analisi pubblicata dai ricercatori di Moderna stessa, che — pur con i limiti di una sorveglianza esclusivamente passiva e di una finestra temporale di soli 21 giorni — riportava decine di migliaia di segnalazioni e riconosceva il nesso con miocarditi e pericarditi come «dato di fatto» statisticamente significativo.
Nel frattempo, Federico aveva tentato per almeno tre volte di avviare un programma nazionale di ricerca sugli effetti avversi, inviando le relative proposte al Ministero. Risultato: «Tutta roba che è finita nel cestino. Non ho avuto neanche la dignità di un “le faremo sapere”.» Una risposta — o meglio, la sua totale assenza — che il ricercatore definisce incomprensibile sul piano scientifico e difficilmente giustificabile su quello istituzionale.
Il vulnus della sorveglianza attiva
Uno dei nodi più critici emersi nell’audizione riguarda la sorveglianza farmacologica. Federico ha affermato senza mezzi termini che la mancata adozione di una sorveglianza attiva in Italia rappresenta «un vulnus gravissimo» che «non si è mai riuscito a spiegare». Le segnalazioni raccolte passivamente calarono progressivamente man mano che la vaccinazione si estendeva alla popolazione generale — esattamente il contrario di quanto ci si sarebbe dovuto aspettare — semplicemente perché i cittadini comuni non conoscevano i canali di segnalazione e non avevano un riferimento medico che li accompagnasse nel processo.
«Avremmo dovuto installare una vigilanza attiva dal day one», ha detto Federico. «Tutti i mezzi erano a nostra disposizione. Le spiegazioni forse bisogna andarle a cercare in altri campi che non siano quello scientifico.»
La finestra dei 14 giorni: un limite senza senso biologico
Un altro elemento sollevato nell’audizione, anche attraverso le domande del senatore Lucio Malan, riguarda il criterio temporale adottato da EMA e AIFA per il riconoscimento degli effetti avversi: la cosiddetta «finestra dei 14 giorni». Federico è stato esplicito: «Questi 14 giorni non hanno un senso biologico.» La letteratura scientifica dimostra che l’RNA vaccinale persiste nei linfonodi e in altri tessuti ben oltre 30 giorni dalla somministrazione — come documentato da studi pubblicati su Cell, una delle riviste scientifiche più autorevoli al mondo. I meccanismi di autoimmunità, ha spiegato il ricercatore, si sviluppano su scale temporali ben più lunghe. «Se vogliamo raccontare barzellette», ha detto con tono diretto, «diciamo che l’autoimmunità si sviluppa in 14 giorni.»
Il problema non è solo scientifico: quella finestra temporale ha determinato, secondo quanto emerso nell’audizione, l’impossibilità pratica per molti danneggiati di accedere ai ristori previsti dallo Stato, rendendo quasi insuperabile l’ostacolo probatorio e il riconoscimento del nesso causale.
Effetti sul sistema immunitario e rischio oncologico: la ricerca che manca
Federico ha illustrato ai commissari una serie di evidenze pubblicate su riviste internazionali di primo piano che indicano come la proteina spike possa avere effetti tossici diretti sulle cellule del miocardio, indurre fenomeni di autoimmunità — inclusa una forma che colpisce le fibre nervose — e interferire con la risposta immunitaria antitumorale. Su quest’ultimo punto il ricercatore ha tenuto a essere preciso: «Crescita delle cellule tumorali non significa mai e poi mai che chi si vaccina è destinato a sviluppare un tumore.» Ma ha aggiunto che l’insieme delle evidenze — almeno quattro o cinque studi internazionali pubblicati e non smentiti da ricerche successive — avrebbe dovuto innescare programmi di ricerca obbligatori da parte delle istituzioni sanitarie. Questo non è avvenuto.
I danneggiati: abbandonati dallo Stato, in mano agli «stregoni»
Federico ha concluso la sua testimonianza con un paragone che suona come un atto d’accusa istituzionale. I pazienti affetti da malattie rare — definite come patologie che colpiscono non più di una persona su 2.000 — dispongono in Italia di percorsi diagnostici dedicati, registri nazionali, esenzioni e reti di centri specializzati. Chi ha sviluppato effetti avversi da vaccino, invece, si trova solo: «Hanno dato fiducia allo Stato e si sono trovati abbandonati. Andando in giro per ospedali e per medici nessuno sapeva o voleva dir loro niente.» Queste persone, ha aggiunto, finiscono spesso preda di «stregoni» e operatori improvvisati che promettono guarigioni impossibili, «doppianamente traditi: prima dallo Stato che non li riconosce, poi da chi li truffa con la complicità dell’assenza istituzionale».
La Commissione, per bocca del presidente Lisei e del senatore Malan, ha annunciato l’intenzione di approfondire quanto dichiarato da Federico, richiedendo la documentazione relativa ai procedimenti interni avviati contro i ricercatori dell’ISS. Il confronto tra la funzione pubblica di vigilanza sanitaria che l’ISS è chiamato a svolgere e il comportamento descritto dal suo stesso dirigente di ricerca è una contraddizione che la Commissione non può lasciare senza risposta.