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Sport

Italia fuori dai Mondiali: Baldini accusa i dirigenti, ma il nodo è anche l’esclusione dei giovani!

Il ct ad interim convoca l’Under 21 e denuncia un sistema che preferisce i veterani stranieri ai talenti italiani.
Byoblu·29 maggio 2026
Sport — Byoblu

Tre qualificazioni consecutive ai Mondiali sfumate. Un primato negativo che pesa come un macigno sul calcio italiano e che il commissario tecnico ad interim Silvio Baldini, intervenuto oggi 29 maggio a Coverciano in conferenza stampa, ha scelto di affrontare senza giri di parole: «Il calcio italiano è in mano a dei dirigenti che pensano ai propri interessi e non alla crescita del gioco». Parole nette, che fotografano una crisi strutturale ben oltre il campo.

Baldini guida una Nazionale che si appresta a disputare due amichevoli: mercoledì 3 giugno contro il Lussemburgo allo Stade de Luxembourg, e domenica 7 giugno contro la Grecia al Pankritio Stadium di Heraklion. Per l’occasione ha convocato in blocco i ragazzi dell’Under 21, con la sola aggiunta del capitano Gianluigi Donnarumma. L’età media del gruppo sfiora i 20 anni e 6 mesi, la più bassa di sempre nella storia della Nazionale maggiore.

Il problema non è la Federazione, sono i club

La diagnosi di Baldini è chirurgica e punta il dito non sulla Federazione, bensì direttamente sui club: «Dov’è il vantaggio nel comprare un giocatore di 39 anni invece che trovarne uno nel vivaio?». Il ct ad interim descrive un meccanismo perverso in cui le società preferiscono investire su nomi noti — spesso stranieri o a fine carriera — perché questo favorisce gli interessi economici a breve termine di chi decide, a scapito della valorizzazione dei talenti italiani.

È qui che si innesta la questione più spinosa, e su cui la redazione di Byoblu ritiene necessario un approfondimento critico: l’enorme presenza di calciatori stranieri nei campionati italiani, in particolare in Serie A, riduce di fatto lo spazio disponibile per i giovani italiani. Un giocatore che non accumula minuti nelle prime squadre non cresce, non acquisisce quella esperienza di alto livello che solo il campo sa dare. «L’esperienza la fai giocando — ha precisato Baldini —. Se è limitata a poche partite, il tuo valore rimane ingabbiato».

Il paradosso strutturale: stranieri abbondano, italiani arrugginiscono

Secondo i dati di Lega Serie A delle ultime stagioni, la percentuale di minuti giocati da calciatori italiani nei campionati di vertice è tra le più basse d’Europa — un dato che si scontra con il presunto serbatoio di talenti che le giovanili italiane, storicamente competitive a livello UEFA, continuano a produrre. A livello Under 21 le Nazionali azzurre hanno ottenuto risultati apprezzabili: il salto alla Nazionale maggiore, però, rimane un ostacolo che troppo spesso si rivela insormontabile.

Baldini lo sintetizza con brutalità: «A livello giovanile le Nazionali sono andate bene. Poi il problema è sempre stato il passaggio alla Nazionale maggiore». Il meccanismo è chiaro: i ragazzi crescono in strutture federali d’eccellenza, ma quando si trovano a dover competere per un posto in squadra si scontrano con rose già affollate di calciatori stranieri, lasciati liberi di occupare ogni slot disponibile da un sistema che non prevede — a differenza di altri paesi europei — vincoli significativi sulle presenze di giocatori formati in Italia.

I «lestofanti» e la politica dei mercati

Baldini non ha usato mezze misure nemmeno nel descrivere il profilo morale di chi governa il sistema: la parola «lestofanti», riportata da La Stampa, racchiude la sua visione di una classe dirigente che «punta a fare mercato con giocatori anziani» per ragioni di interesse personale, non sportivo. «Finché non ci saranno persone serie a capo delle squadre italiane — ha concluso il ct —, sarà un problema».

I prossimi passi

Nelle due amichevoli di giugno si vedrà se questa generazione di Under 21 saprà dimostrare di meritare il palcoscenico della Nazionale maggiore. Ma la vera partita si gioca altrove: nella revisione delle regole sui «giocatori formati in Italia», nel coraggio dei club di puntare sui propri vivai, e nella volontà della Federazione di imporre standard più stringenti alle società. Senza interventi strutturali, il rischio concreto è quello di mancare anche il quarto Mondiale di fila.

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